L’Nba si ferma, stagione a rischio: tutto quello che sappiamo al momento

L’Nba si ferma, stagione a rischio: tutto quello che sappiamo al momento

L’Nba vive uno dei giorni più discussi e turbolenti della propria storia, in uno di quegli attimi che resteranno indelebilmente nella mente di tutto il mondo per sempre. I giocatori si rifiutano di giocare, e la stagione ora è appesa ad un filo.

CERCHIAMO DI RICAPITOLARE…

Tutto inizia la sera di mercoledì 26 agosto. In programma alle ore 22 c’è la sfida tra Milwaukee Bucks e Orlando Magic, ma filtra la voce che tra i giocatori dei Bucks ci sia la volontà di non scendere in campo. Un’ipotesi che poi trova fondamento, con l’ufficialità che arriva poco dopo. Nel giro di poco tempo anche le altre due partite in programma – Houston Rockets vs Oklahoma City Thunder e Los Angeles Lakers vs Portland Trail Blazers – vengono rimandate.

Alla base della scelta c’è la consapevolezza secondo molti che non sia giusto giocare dopo i fatti accaduti nei giorni scorsi proprio negli Stati Uniti. Domenica 23 agosto a Kenosha, nel Wisconsin, un 29enne afroamericano – Jacob Blake – è stato colpito alle spalle e ferito alla schiena da ripetuti colpi d’arma da fuoco da alcuni poliziotti, paralizzandolo dalla vita in giù. I tre figli di Blake sarebbero stati all’interno dell’auto verso la quale è stato aperto il fuoco proprio mentre lui stava entrando in macchina. La sparatoria è stata filmata da un telefonino, e la scena è stata diffusa sui social network provocando lo sdegno in America. A Kenosha le proteste nei giorni successivi sono esplose fragorosamente, sia pacifiche che violente. Questo episodio fa seguito a quello del 25 maggio scorso, quando un altro afroamericano, George Floyd, venne ucciso da un agente di polizia di Minneapolis. Anche in quel caso il video dell’accaduto fece il giro del mondo, scatenando una scia di proteste non solo nel Minnesota, ma in tutti gli States in piena pandemia, creando un vero e proprio movimento di rivendicazione sociale sotto il nome di Black Lives Matter.

COSA SAPPIAMO AL MOMENTO

Tutto è partito dai Milwaukee Bucks, che in un comunicato hanno fatto sapere di stare a protestare a seguito delle ultime vicende accadute nel proprio Stato (“Chiediamo giustizia per Jacob Blake. Non possiamo pensare al basket oggi, siamo stanchi degli omicidi e delle ingiustizie”), ma la cosa sembra essere anche più grande di quel che sembra. Secondo quanto riportato da Andy Larsen, il giocatore dei Bucks Sterling Brown fu minacciato da un poliziotto con un coltello al collo per un parcheggio irregolare, oltre al fatto che molti giocatori nella bolla furono compagni di squadra di Thabo Sefolosha, che nel 2015 si ruppe una gamba in uno scontro con la polizia fuori da un locale di New York. Una questione personale dunque, all’interno di un tema da sempre estremamente sensibile per una Lega con una predominanza di addetti ai lavori afroamericani. Il sostegno è arrivato dalla stragrande maggioranza dei giocatori: DeMar DeRozan ha twittato “questa mer** (il razzismo, ndr) è qualcosa di più grande del basket, e chi non la capisce è parte del problema”, mentre LeBron James ha scritto “Fan**** a tutto questo! Vogliamo un cambiamento, non ne possiamo più di tutto ciò”.

Dal canto suo l’Nba non ha ostacolato la decisione delle squadre di boicottare le partite, rinviando tutte le Gare-5 a data da destinarsi. Resta però ora da capire quale possa essere il futuro della stagione. In una riunione a cui tutti gli addetti ai lavori sono stati invitati a partecipare, si è molto discusso su cosa potrebbe accadere. Secondo Woj in realtà questo sarebbe solo la punta dell’iceberg. Pare infatti che già in tanti fossero già esausti dall’ambiente della bolla già da prima dei fatti di domenica, e ciò non ha fatto altro che alimentare la loro insoddisfazione per la situazione corrente.

Al momento quello che sappiamo è che molti giocatori spingono per la fine anticipata della stagione, mentre altrettanti spingono per il proseguimento, sostenendo che proprio la bolla possa essere un forte veicolo per esprimere e veicolare messaggi di giustizia sociale. Sempre secondo Woj, c’è la sensazione che all’interno dello spogliatoio dei Bucks ci sia la voglia di continuare la stagione, ma era necessario lanciare un messaggio in un momento così delicato per la società americana.

Claudio Rosa

21 anni, studente all'Università Cattolica del Sacro Cuore, aspirante giornalista ma giornalaio per passione, tifoso Lakers nel tempo libero ed amante occasionale dello stretch four.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *