I soprannomi NBA più belli degli ultimi 20 anni!

I soprannomi NBA più belli degli ultimi 20 anni!

Nella NBA e nel mondo sportivo americano, un soprannome può diventare per sempre: l’esempio più famoso è quello di Earvin Johnson, ribattezzato ‘Magic’ a inizio carriera per una partita da 36 punti, 16 rimbalzi e 16 assist. e, ora, conosciuto quasi esclusivamente con il suo soprannome. Ma ci sono tanti altri nickname che hanno camminato di pari passo con il loro possessore: Karl Malone è ‘The Mailman’, Michael Jordan è ‘His Airness’ e Dennis Rodman è ‘The Worm’, solo per fare qualche esempio.

Alcuni sono apprezzati dai loro possessori, altri meno. Noi vi abbiamo riportato i più originali e apparentemente inspiegabili degli ultimi 20 anni, evitando, quindi, quelli formati dalle iniziali di nome e cognome (niente JET di Jason Terry o CB4 di Chris Bosh) o quelli scontati e poco utilizzati (il Barba di Harden o ‘Durantula’ di Kevin Durant).

Buona lettura!

 

Z-BO: L’effettiva origine del soprannome di Zach Randolph è incerta: la storia più accreditata è quella che un giorno un amico di Z-Bo stesse dando dei soprannomi a tutto il gruppo e scelse che Randolph si sarebbe dovuto chiamare così. È certo che questo, però, è uno dei soprannomi più calzanti di sempre.

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Zach Randolph.

 

THE ANSWER: Il primo e unico tatuaggio che Allen Iverson aveva prima di entrare nell’NBA era un bulldog con sopra la scritta “The Answer”. Il soprannome più tardi si è trasformato in molto di più: la ‘risposta’ a tutti i problemi di Philadelphia aveva la maglia numero 3.

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Allen Iverson.

 

THE PROCESS: Quello che a Philadelphia è iniziato come un grido di battaglia  si è trasformato nel soprannome di Joel Embiid. Embiid ha saltato le prime due stagioni a causa di un infortunio e i fan di Philly lo hanno salutato con i canti di “Trust the Process” al suo debutto nel 2016. Embiid ha iniziato a riferirsi a se stesso con questo soprannome e, da allora, è stato “The Process”.

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Joel Embiid.

 

WHITE CHOCOLATE: A Jason Williams il soprannome è stato dato da un assistente dei Kings quando era un rookie a Sacramento per il suo stile di gioco appariscente. Williams ha completamente abbracciato questo soprannome, arrivando a farsi tatuare “WHIT” ed “EBOY” sulle nocche delle mani.

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Jason Williams.

 

THE MATRIX: Nei primi anni della carriera, Shawn Marion era uno dei giocatori più atletici dell’intera Lega. Marion entrò nella NBA proprio nel periodo in cui il film ‘The Matrix’ stava spopolando e, quindi, a causa delle somiglianza tra lo stile di Keanu Reeves e quello di Marion, il soprannome sembrò da subito azzeccato.

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Shawn Marion.

 

BLACK MAMBA: “Il mamba può colpire con un’accuratezza del 99% alla massima velocità, in rapida successione. Questo è il tipo di precisione che voglio avere”, fu questa la spiegazione che Kobe diede al LA Times. Un soprannome che Bryant si diede da solo, ma… Kobe è Kobe.

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Kobe Bryant.

 

THE TRUTH: Dopo una partita tra Lakers e Celtics, Shaq in conferenza stampa disse: “Mettilo nero su bianco. Il mio nome è Shaquille O’Neal e Paul Pierce è la fottuta Verità. Firmalo a mio nome e non tralasciare nulla. Sapevo che era forte, ma non avevo idea che potesse giocare così. Paul Pierce è “The Truth”». Il resto è storia.

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Paul Pierce.

 

UNCLE DREW: Kyrie Irving ha ottenuto questo soprannome in una campagna pubblicitaria della Pepsi. Lo spot del 2012 ha più di 56 milioni di visualizzazioni su YouTube e da allora sono stati fatti molti episodi, incluso un film del 2018. Irving ha cercato di creare un soprannome diverso nel 2016, ma “The Ankletaker” non ha preso piede.

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Kyrie Irving.

 

THE CHOSEN ONE: LeBron James è stato ribattezzato ancor prima di diventare un giocatore NBA: la copertina di Sports Illustrated con la sua foto con la maglia di St.Vincent-St.Mary e la scritta ‘The Chosen One’ sono uno dei passaggi più importanti della carriera del Re (altro soprannome interessante).

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LeBron James.

 

AGENT ZERO: Negli ultimi anni della sua carriera, Gilbert Arenas ha messo da parte questo soprannome per aver cambiato il numero di maglia, ma, per gran parte della sua carriera è stato “Agent 0”, forse uno dei più belli di inizio millennio.

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Gilbert Arenas.

 

BIG BEN: È iniziato tutto facendo riferimento al fatto che Ben Wallace fosse fisicamente imponente, ma la cosa si è evoluta in qualcosa di molto più: Wallace fu paragonato alla Torre dell’Orologio di Londra, con il Palace of Auburn Hills che “scampanava” ad ogni sua giocata.

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Ben Wallace.

 

THE BIG TICKET: Questo soprannome è stato dato a Kevin Garnett nella sua prima esperienza con i Minnesota Timberwolves. La gente ha iniziato a chiamare Garnett “The Big Ticket” perché era la ragione per cui l’arena era piena ogni notte.

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Kevin Garnett.

 

BIRDMAN: Il soprannome di Chris Andersen, affibbiatogli nel 2002 da due suoi ex-compagni di squadra e ispirato ad un supereroe della Marvel, è dovuto alla sua “apertura alare” e alla capacità di proteggere il “nido” con incredibili stoppate. Un nIckname che Andersen ha omaggiato tatuandosi due ali sulla schiena.

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Chris Andersen.

 

THE BIG FUNDAMENTAL: Altra gentile idea di Shaquille O’Neal sulla scia di quelli che dava a sé stesso (“The Big Aristotle”, “The Big Cactus”, etc.). Se molti nicknames sono ispirati dai gesti atletici di un giocatore, Duncan deve il suo alla grandissima padronanza dei fondamentali, soprattutto in post basso.

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Tim Duncan.

 

FLASH: Nickname caduto un po’ in disuso, dopo che nel 2010 Wade disse che preferiva non essere chiamato così, ma tornato di moda negli ultimi anni. Eppure il soprannome datogli, ancora una volta, da Shaquille O’Neal e ispirato al personaggio dei fumetti calzava a pennello con i lampi che mostrava sul parquet grazie all’esplosività del suo passo.

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Dwyane Wade.

 

SWAGGY P: Anche Nick Young ha scelto in autonomia il proprio soprannome. ‘Swaggy’ identifica qualcuno che ha stile, nel modo di fare e di vestire, mentre, la ‘P’ è l’iniziale del suo primo soprannome da ragazzino. Young lo prende molto seriamente e fa ha svelato come il nickname gli sarebbe stato suggerito in sogno da Dio.

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Nick Young.

 

HALF MAN / HALF AMAZING: Per chi non l’avesse capito ottenere un soprannome da Shaquille O’Neal è un timbro di garanzia e, infatti, tra i tanti soprannomi affibbiati a Vince Carter, come ‘Vinsanity’, ‘Air Canada’ o ‘Vincredible’, il più riconoscibile è quello scelto a inizio anni 2000 da Shaq.

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Vince Carter.

 

AK47: Solitamente i soprannomi ottenuti utilizzando le iniziali di nome e cognome, insieme al numero di maglia, non dimostrano grande fantasia, l’eccezione è data, però, da quello di Andrei Kirilenko. L’AK47, infatti, era una pistola di fabbricazione russa, luogo d’origine di Kirilenko, che rispecchiava la sua capacità di segnare velocemente punti.

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Andrei Kirilenko.

 

BIG BABY: Il soprannome nacque ai tempi di Lousiana State, quando Glen Davis era paragonato ad un piccolo Shaquille O’Neal, un Baby Shaq. In realtà poi il nickname è rimasto più per il suo viso da bambinone che non per le prestazioni alla Shaq. A lui non è mai piaciuto, ma nel mondo NBA è più conosciuto così che non con il suo vero nome.

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Glen Davis.

 

EL CONTUSION: Fu l’ex compagno di squadra Brent Barry a dare questo soprannome per Manu, a causa del suo stile di gioco impavido e un po’ spericolato che nel corso della carriera gli ha procurato numerosi infortuni, tanto da fargli saltare ben 173 partite di regular season nella sua carriera NBA.

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Manu Ginobili.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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