JJ Redick: “I giocatori di oggi pensano più ai social che a vincere le partite”

JJ Redick: “I giocatori di oggi pensano più ai social che a vincere le partite”

JJ Redick, tra i 10 migliori tiratori dell’ultimo decennio, nel corso degli anni ha sempre dimostrato di voler far conoscere la propria opinione a tutti attraverso i media.

È proprio per questo che la guardia dei Pelicans ha creato persino un proprio podcast nel quale lo scorso mercoledì ha rilasciato una dichiarazione abbastanza provocatoria: Penso veramente che molti ragazzi all’interno della lega siano più preoccupati per cosa indossare nel pre-gara, per i post su Instagram, che per la vittoria o meno della partita.

A settembre del 2018 aveva dichiarato ad un giornalista di ESPN che lui non si è mai sentito completamente a suo agio nel mondo dei social media e quindi ha deciso di prenderne le dovute distanze: “Twitter ormai è solo un’accozzaglia di persone arrabbiate.”

In un’altra intervista condotta da Tom Haberstroh sempre nello stesso mese a Bleacher Report ha parlato della sua insofferenza dovuta al rapporto morboso tra persone e smartphone al giorno d’oggi: “Ormai è una cosa che ci viene naturale, siamo nella stessa stanza assieme allo smartphone: lo controlliamo, ci spostiamo nell’altra stanza senza portarcelo: ci preoccupiamo se sia arrivato qualche messaggio. È diventata un’estensione di sé stessi e la cosa mi fa dannatamente paura!

Haberstroh estrapolando le parti più importanti delle opinioni di Redick ha spiegato che il vero fattore discriminante è la differenza tra le due NBA che ha vissuto JJ, che quest’anno sta affrontando la sua stagione numero 14.

Nella prima parte di carriera il controllo era legato unicamente alle franchigie, che con il primo avvento dei social hanno iniziato a condividere informazioni con i propri tifosi; di anno in anno, però, le cose sono cambiate e sempre più giocatori hanno assunto il controllo, prendendola come un’occasione per incrementare il proprio status all’interno della Lega, e questo per la guardia del Tennessee non è sbagliato ma lo è il modo in cui, stando in palestra, a tavola con la squadra o agli allenamenti, lui veda sempre più giocatori “attaccati” al proprio cellulare.

Ormai siamo arrivati ad un punto in cui ci dobbiamo chiedere se il limite è stato superato.

Martino Luigi Cavallaro

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