Rip City

Rip City

Non riesco ancora a credere che Dame abbia segnato quel canestro.

Ho avuto un’intera off-season per riflettere sui playoff dell’anno scorso e continuo a ripensarci.

Voglio dire, ovviamente ci credo. Dame è un’assassino. Segnare un canestro del genere, sulla sirena, da quasi mezzo campo, per chiudere una serie… questo è quello che ha fatto. È un animale a sangue freddo. E il fatto che lo abbia fatto a casa nostra, al Moda Center, di fronte ai migliori tifosi di basket al mondo?

Leggendario.

Ho già visto quell’arena tremare altre volte. B-Roy, alias “The Natural”, sulla sirena nel 2008. Il tiro della vittoria in gara-7 di Dame contro i Rockets nel 2014. O per qualsiasi partita casalinga. I tifosi sono caldi anche per una partita di regular-season a metà novembre. Ma quella notte, quando Dame ha segnato… Onestamente ho pensato che potessimo provocare un terremoto.

È stato semplicemente fantastico.

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Il buzzer-beater di Damian Lillard.

Ma è facile dimenticare quei momenti per il modo in cui è finita la nostra stagione. Quando il tuo ultimo ricordo della stagione è di te che cammini fuori dal campo dopo un 4-0 subito in Finale di Conference, di fronte agli stessi tifosi che ti hanno incitato per tutto l’anno, allora anche il bellissimo percorso che ti ha portato fino a quel momento svanisce

Le 53 vittorie in regular-season. Il tiro di Dame per passare il primo turno. La maratona di quattro supplementari contro Denver al turno successivo, quando non credo che un singolo fan abbia lasciato il Moda Center prima della fine della partita. La gara-6 in casa, sotto 3-2 e con la possibilità di essere eliminati… nella quale siamo sopravvissuti. E poi la gara-7 in trasferta punto a punto in cui abbiamo trovato il modo di vincere.

È stata una corsa infernale.

C’è una cosa che non è andata persa di questa stagione: la crescita che abbiamo vissuto l’anno scorso. Devi imparare a vincere in questa Lega. È un processo graduale. È bello avere degli obiettivi e cercare di vincere l’anello. Ma fino a quando non sei veramente lì, a lottare per raggiungere quegli obiettivi, non puoi davvero capire cosa serva per raggiungerli.

La scorsa stagione siamo stati ad un passo dalle Finals NBA, ma non ce l’abbiamo fatta. Non siamo mai riusciti ad essere efficaci per un’intera partita contro i Warriors. Non abbiamo mai giocato negli ultimi quarti. Abbiamo avuto dei cali mentali. Siamo arrivati senza benzina.

Stagione finita.

Non avevamo proprio quello che serviva. Non lo sapevamo.

Ora che stiamo per iniziare una nuova stagione stagione, credo che possiamo farcela.

Abbiamo fatto esperienza. Abbiamo la leadership. Abbiamo alcuni nuovi giocatori che penso si adatteranno davvero bene, e penso che la somma di tutto questo ci aiuterà a passare al livello successivo. E abbiamo ancora la nostra arma più grande.

Rip City.

CJ McCollum.

L’ho già detto e lo ripeto: i tifosi di Portland sono i migliori al mondo. I Blazers sono stati il più grande spettacolo della città da molto prima che io arrivassi.

Da quando c’era Sidney Wicks. Da quando c’era Bill Walton. Da Clyde the Glide.

Per molto tempo, il basket è stato l’unico grande sport che Portland ha avuto. Quindi la città ha riversato tutto il suo cuore e la sua anima in questa squadra.

Ma penso anche che parte della connessione derivi dal fatto che siamo isolati qui nel nord-ovest del Pacifico. È come se fossimo lontani dal resto del mondo. Non sapevo nulla sull’Oregon prima di arrivare qui. Anche adesso, quando parlo con le persone a casa, non ne sanno nulla. Io vengo da Canton in Ohio e sono andato al college a Lehigh in Pennsylvania. E non dimenticherò mai quando sono arrivato a Portland per la prima volta per un allenamento pre-draft nel giugno del 2013. Sono atterrato al PDX e ho iniziato a guidare sulla I-5. Ho visto il fiume, i ponti e le tre montagne alla mia destra. Era estate, c’era il sole, tutto era verde e tutti erano fuori… era diverso da qualsiasi cosa avessi mai visto prima.

Ho immediatamente apprezzato questa atmosfera e ho pensato sì, potrei vivere qui.

E questo prima ancora di sapere quanto fosse profondo il legame tra la città e questa squadra.

Non posso dirti quante volte passeggiando in centro ho visto qualcuno con il tatuaggio dello stemma della franchigia bianco e rosso. A volte le persone vengono anche da me mentre sono a cena, in maniera molto educata, si tirano su le maniche della camicia, mostreranno i loro tatuaggi e dicono sempre qualcosa del tipo: “Ho fatto questo tatuaggio X anni fa. Vi ho sempre supportato. Voglio solo che tu sappia che apprezzo quello che fate”.

Questa squadra… è sinonimo di questa città. Rip City. La città delle rose. Stumptown. PDX. Il (503). Ci sono così tanti soprannomi.

Ma in qualunque modo tu la chiami, alla fine tutto si riduce alla stessa cosa.

Famiglia.

McCollum nell’anno da rookie.

Posso dire con certezza il momento esatto in cui ho capito cosa significasse essere un Portland Trail Blazer. Era il mio anno da rookie e mi ero fratturato il piede l’ultimo giorno di training camp. Le prime due partite della stagione sono state in trasferta e poi siamo tornati al Moda Center per la prima partita casalinga. E anche se non avrei dovuto giocare, hanno comunque annunciato il mio nome. E non appena l’hanno detto, tutto il palazzetto è scoppiato. Non avevo ancora mai indossato la divisa dei Blazers e avevo già avuto una standing ovation.

Ho i brividi solo a pensarci. Voglio dire, vengo da una piccola città e sono andato in una piccola scuola. La palestra di Lehigh può contenere solo 5.000 persone. Quindi sentir chiamare il mio nome da 20.000 persone è stato travolgente. Era come se l’intera città mi avesse appena abbracciato. Come se mi stessero accogliendo in famiglia. In quel momento, ho deciso che avrei sempre dato il massimo per quei tifosi, perché loro mi avevano dimostrato che avrebbero sempre dato tutto per me.

Penso che la mentalità dei nostri tifosi influenzi anche il nostro front-office e come questo gestisce la nostra squadra. Influenza il tipo di giocatori che scegliamo. Influenza il modo in cui giochiamo in campo. Lavoriamo duramente, abbiamo una mentalità dura – proprio come le persone di Portland.

Qui, il lavoro viene sempre per primo.

Questa è Portland.

E poi ci sono i Trail Blazers.

Sarà sempre nel DNA di questa città.

Uscire fuori dal campo dopo che abbiamo perso gara.4 contro i Warriors è stata probabilmente la cosa più difficile che abbia mai fatto. Scomparire nel tunnel, dirigermi verso lo spogliatoio, sapere che eravamo arrivati ​​a quattro vittorie dalle Finals, e ora era tutto finito. E sapere che mentre sedevo in silenzio nello spogliatoio con i miei compagni di squadra, proprio sopra di noi, i nostri tifosi stavano uscendo dal Moda Center. Non dimenticherò mai quella sensazione.

Fu Coach Stotts che entrò e ruppe il silenzio. Si è rivolto alla squadra e ricordo solo che il suo messaggio era positivo. Un messaggio di gratitudine. Di ammirazione. Apprezzamento per tutto ciò che avevamo realizzato. L’impegno, la tenacia e la coesione che avevamo mostrato per tutto l’anno avevano reso orgogliosi i nostri tifosi,la dirigenza e le nostre famiglie . È questo è il messaggio che ho ricevuto da tutti i tifosi con cui ho parlato da allora. Certo, erano delusi. Lo eravamo tutti. Era stata una stagione sulle montagne russe.

In questa bassa stagione tutti hanno parlato dei Lakers e dei Clippers. di LeBron e A.D. di Kawhi e Paul George. E questo è ok. Sono due squadre che quest’anno faranno cose fantastiche e se vogliamo superare l’ostacolo e arrivare alle Finals, dovremo battere anche loro. I Rockets si sono migliorati aggiungendo Russ. I Warriors sono sempre pericolosi. E i Nuggets e i Jazz sono solidissimi.

Sì, l’Ovest è difficilissimo.

Ma è anche molto aperto. Voglio dire, se iniziamo questa stagione nel modo in cui sappiamo, aspettando torni Nurkic? Nessuno sa dove questa squadra potrà arrivare. Penso che negli anni passati avremmo potuto essere un po’ titubanti nel dire che stiamo cercando di vincere un anello. Abbiamo sempre pensato di potercela fare, ma non lo abbiamo mai detto. Immagino sia perché al di fuori di Portland nessuno ci ha messo in quel discorso.

Bene, ora in quel discorso ci siamo.

Il nostro obiettivo è vincere un campionato. Arrivare alle Finals NBA e vincerle. Dobbiamo lavorare. Sappiamo cosa serve e sappiamo cosa abbiamo.

Abbiamo la squadra giusta, l’allenatore giusto, la mentalità giusta… e i tifosi giusti. Abbiamo tutto.

Ora tutto ciò che dobbiamo fare è finire il lavoro.

 

CJ MCCOLLUM.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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