SOUTHEAST DIVISION: confermarsi o riscattarsi?

SOUTHEAST DIVISION: confermarsi o riscattarsi?

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Oggi parliamo di SOUTHEAST DIVISION.

Forse questa è la Division con meno talento delle 6 analizzate, eppure ci sono due franchigie, i Miami Heat e gli Orlando Magic, che puntano con forza a prendersi i play-off per dare continuità ai due progetti. Un sogno, quello dei PO, che è più lontano per gli Atlanta Hawks di Trae Young che, comunque, cercherà di guidare la giovane truppa di Pierce tra le magnifiche 8 dell’Est. Totalmente impossibile, invece, per Washington Wizards e Charlotte Hornets provare a fare qualcosa di meglio che salvare la faccia.

 

ORLANDO MAGIC

I Magic saranno quelli discontinui dell’inizio della passata stagione o quelli capaci di chiudere con 11 vittorie nelle ultime 13 partite di RS e di spaventare in gara-1 i Toronto Raptors di Leonard? Come spesso accade, la risposta potrebbe essere nel mezzo. La off-season, oltre al rinnovo di Nikola Vucevic, ha regalato ai Magic anche Al-Farouq Aminu, in uscita dai Blazers, che rafforzerà ulteriormente il reparto lunghi di coach Steve Clifford. Orlando non è riuscita a trovare sul mercato nessun giocatore che potesse allungare le rotazioni nel reparto di guardie e playmaker e, quindi, dovrà affidarsi ancora una volta a DJ Augustin, che però non è scontato ripeta i numeri della passata stagione, e Markelle Fultz, che potrebbe sì cambiare totalmente l’orizzonte a Disneyland ma che forse è arrivato all’ultima chiamata utile per potersi continuare a considerare un giocatore quantomeno utile a livello NBA. Per il resto i Magic sono tanto lunghi, tanto grossi e, quindi, difensivamente dovrebbero confermarsi una delle migliori difese della Lega, basandosi sulla spina dorsale costituita da Aaron Gordon, chiamato al definitivo salto di qualità, Jonathan Isaac, forse uno dei giocatori più intriganti della Eastern Conference, e Nikola Vucevic, pronto quest’anno, però, a dare più minuti a Mo Bamba. L’obiettivo di questa squadra sono, ancora una volta, i play-off, con un occhio di riguardo magari per il fattore campo qualora tutti i tasselli dovessero mettersi al posto giusto.

Gordon, Bamba, Ross e Isaac.

 

CHARLOTTE HORNETS

Trovare qualcosa da dire sulla franchigia di Michael Jordan è oggettivamente complesso: l’estate degli Hornets si riassume nella partenza di Kemba Walker, considerato l’uomo franchigia fino a qualche mese fa, sostituito da Terry Rozier, forse il giocatore meno di sistema dell’intera Lega, premiato tra l’altro anche con un contratto molto oneroso. I bookmakers considerano Charlotte, al momento, la peggior squadra della Lega, sia viste le partenze, oltre che di Walker, anche di Jeremy Lamb e di Frank Kaminsky, sia per la mancanza di talento individuale. L’unica speranza per gli uomini di Jordan è quella di cercare di sviluppare i giovani presenti nel roster, Miles Bridges e PJ Washington su tutti, in attesa di tempi migliori.

Terry Rozier.

 

MIAMI HEAT

Pat Riley è rimasto sempre lo stesso: solo lui poteva inserire un All-Star come Jimmy Butler in una squadra con le difficoltà salariali come quelle di Miami. Dopo aver mancato i play-off in 3 delle ultime 5 stagioni post-addio di LeBron, gli Heat vogliono inaugurare un nuovo ciclo facendo leva proprio su Butler, che nella stagione a Phila ha dimostrato di essere un leader sia tecnico che emotivo, e sulla capacità di coach Spoelstra, uno dei migliori della pista, di trasformare in oro tutto quello che gli viene dato. Il roster della franchigia di South Beach è molto interessante: Goran Dragić tornerà arruolabile al 100% dopo gli infortuni che lo hanno tormentato nella passata stagione, Justin Winslow avrà il compito, molto probabilmente, di guidare la second-unit, Dion Waiters, che dovrà ricattarsi, Meyers Leonard, arrivato da Portland per garantire spacing, Kelly Olynyk e Bam Adebayo, saranno i lunghi titolari, con un occhio di riguardo per il secondo, il cui sviluppo non sarà più bloccato dalla presenza di Hassan Whiteside, partito alla volta di Portland. E poi c’è Tyler Herro: il classe 2000, chiamata numero 13 dell’ultimo Draft, è uno dei giocatori che ha creato maggior curiosità alla Summer League, dove ha dimostrato di essere sì un attaccante con un tiro affidabilissimo, ma anche di non essere fisicamente pronto a sostenere marcature dure come quelle NBA. Gli Heat, come detto, punteranno ai PO, cercando magari di aggiungere qualche altro pezzo (il nome è sempre quello di Chris Paul) per provare ad essere ulteriormente competitivi.

Winslow, Dragic, Waiters e Butler.

 

ATLANTA HAWKS

Giudicare l’estate degli Hawks è complesso: da una parte ci sono i giovani prospetti, quelli arrivati dal Draft con le scelte numero 4, 10 e 34, che portano ai nomi di DeAndre Hunter, che da subito potrà essere un plus nella metà campo difensiva, Cam Reddish, che potrebbe essere considerata una steal alla luce del fatto che fino a meno di un anno fa era considerato un prospetto top-3, e Bruno Fernando, una scommessa nel ruolo di centro; dall’altra ci sono i “veterani”, arrivati sia per permettere al front-office degli Hawks di giungere ai pezzi pregiati del Draft (Solomon Hill e Allan Crabbe) sia per scelte tecniche meno comprensibili, come quelle che rispondono al nome di Jabari Parker e Evan Turner. Gran parte delle fortune degli Hawks gireranno intorno a Trae Young, che dovrà confermare quanto di buono fatto nella seconda metà della passata stagione, cercando però di migliorare sul suo decision-making per evitare di diventare troppo prevedibile per le difese avversarie, e John Collins, che probabilmente metterà da parte i minuti da 5 per dedicarsi completamente al ruolo di ala grande dove soffrirà meno fisicamente in difesa, dove lo scorso anno è stato disastroso, riuscendo comunque a sfruttare il suo atletismo in attacco. Per il resto sarà interessante capire quale sarà lo sviluppo di Kevin Huerter, un altro dei giovani interessanti a disposizione di Lloyd Pierce, e se Atlanta sarà capace di sfruttare al massimo la sua gioventù per tornare ai PO.

Huerter, Hunter, Young, Reddish, Carter e Collins.

 

WASHINGTON WIZARDS

Per la squadra della Capitale vale lo stesso ragionamento dei sopracitati Hornets, il roster, nonostante la presenza di un giocatore pazzesco come Bradley Beal, è assolutamente inadatta a competere per qualsiasi traguardo stagionale. Il salary-cap, ingolfato dal contratto dell’infortunato John Wall, non permetteva ai Wizards di muovere quasi nulla e, infatti, le mosse del front-office capitolino sono state poche: la free-agency ha portato Isaiah Thomas, Ish Smith e Davis Bertans, mentre, via trade sono arrivati Isaac Bonga e Moe Wagner. Insomma, a Washington non ci si aspetta molto, se non per lo sviluppo dell’unico barlume di futuro della franchigia, il giapponese Rui Hachimura, scelto alla 9. Il futuro è grigio a Washington e, nonostante Beal abbia scelto di rinnovare per altri due anni, non c’è (quasi) nulla che possa far tornare il sereno.

Beal, Wall e Hachimura.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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