CENTRAL DIVISION: Chi spodesterà il Greco dal suo trono?

CENTRAL DIVISION: Chi spodesterà il Greco dal suo trono?

La preview della PACIFIC DIVISION la trovate -> cliccando qui <-

La preview della SOUTHWEST DIVISION la trovate -> cliccando qui <-

La preview della NORTHWEST DIVISION la trovate -> cliccando qui <-

La preview della ATLANTIC DIVISION la trovate -> cliccando qui <-

 

Oggi si parla di CENTRAL DIVISION.

La Central Division è sicuramente uno dei gruppi più variegati dell’intera Lega. Al proprio interno possiamo infatti trovare tutte le “tipologie” di squadra: ci sono loro, i poveri Cleveland Cavs che, per il secondo anno, resteranno con ogni probabilità nei bassifondi, con la speranza un giorno di poter ricostruire una squadra da titolo dopo l’abbandono di LBJ. Ci sono poi i Chicago Bulls, che interpretano il ruolo dei giovani, tanto audaci quanto inesperti. E quindi un po’ si tifa per loro, con l’augurio che possano finalmente diventare grandi, e sedere ai tavoli che contano veramente. Al loro fianco i Detroit Pistons, che vivono fondamentalmente il processo opposto: in tanti hanno creduto in loro, e adesso però qualcosa sembra essersi rotto, non sembra più il loro momento. Chi continua a crederci sono gli Indiana Pacers che, dopo anni all’ombra del Re, sono tornati all’attacco, cercando di ritagliarsi uno spazio ad Est, e chissà, magari un tabellone favorevole potrebbe anche aiutarli. Infine ci sono loro, la squadra da battere, i Milwaukee Bucks, con quel greco che alterna tratti da divinità a mito e leggenda.
Variegata è variegata, bella è bella, non ci resta che aspettare che inizi la stagione.

 

CHICAGO BULLS

Fin quando può durare la crescita di una squadra? È quello che si stanno chiedendo dalle parti di Chicago, perché nella Città del Vento si ritrovano per le mani una bella squadra giovane, il che spesso può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Quella che sta per cominciare non è una vera e propria stagione della verità per i Bulls, perché è ancora troppo presto per dare così tanta responsabilità a questo roster, ma è forse arrivato il momento di dare un forte segnale alla Conference. Il mercato non è stato neanche troppo esaltante a dirla tutta, con pochi movimenti in entrata ed in uscita: l’unica vera partenza di rilievo può essere quella di Robin Lopez, che ha raggiunto il fratello Brook ai Bucks. In compenso sono arrivati Coby White, Tomas Satoransky e Thaddeus Young. Il primo è stato selezionato al Draft di quest’anno, alla numero 7, e le aspettative dei Bulls su questo ragazzo sono molto alte: proveniente da North Carolina, è un playmaker con un’ottima visione di gioco, capace di mettere in ritmo tutti i compagni sul parquet. Con il suo arrivo e quello di Satoransky – viene da un Mondiale superlativo con la sua Repubblica Ceca – i Bulls potrebbero aver sistemato un tassello fondamentale che tanti problemi aveva creato la scorsa stagione, ovvero quello della point guard.
Da segnalare anche la presenza a roster del già citato Young che, oltre a dare un gran contributo in mezzo al campo, darà quel tocco di anzianità ad uno spogliatoio tanto giovane, facendo sicuramente da chioccia per lo young core. Dove possono arrivare? Inutile fare obiettivi troppo alti, si rischia soltanto di mettere pressione. Un buon piazzamento ai playoff, considerando anche lo stato attuale dell’Est, potrebbe essere già un traguardo significativo per un roster ancora in costruzione. La squadra nel complesso è stata migliorata, e lo scheletro formato da LaVine, Porter e Markkanen è uno dei più interessanti di tutta la Lega. Non ci resta che attendere. Se son rose, fioriranno, così si dice. A Chicago comunque stanno facendo le cose nel verso giusto per far si che queste rose, nel giro di qualche anno, fioriscano veramente.

LaVine, Markkanen, Carter Jr. White.

 

CLEVELAND CAVALIERS

Nessuna aspettativa. Semplice. Più semplice di così non si può. All’alba della seconda stagione dopo l’addio di Lebron James, in quel di Cleveland non sono ancora riusciti a trovare un piano di ricostruzione che sia quantomeno credibile. In estate la franchigia dell’Ohio è stata praticamente immobile, mantenendo in gran parte lo stesso roster dello scorso anno: sono rimasti i due pilastri della lineup, Kevin Love e Tristan Thompson. Sarà soprattutto la tenutafisica del primo a dirci realmente quante partite possano vincere in stagione questi Cavs. (Spoiler: poche, se Love dovesse saltare molte gare per infortunio). Ha invece definitivamente abbandonato la nave J.R. Smith che, dopo il suo rilancio all’ombra del Re, è ora alla ricerca dell’ultimo contratto della sua carriera, e che difficilmente avrebbe trovato in Ohio. Dal draft, lì si che invece si sono mossi i Cavs, con ben tre scelte a disposizione: hanno sposato la causa dei Cavs Darius Garland, Dylan Windler e Kevin Porter. Soprattutto su Garland (5^ scelta) sono riposte le maggiori speranze di Cleveland: prototipo di point guard moderna, ottimo passatore ed un eccellente realizzatore, potrebbe aver trovato una buona piazza dove potersi esprimere al meglio, giocando tanti palloni senza una grossa pressione sulle spalle. Il paragone con Irving, considerando ruolo e squadra, appare evidente, ed è altrettanto palese che lo stesso Beilein spera di ritrovarsi tra le mani un Irving 2.0. Poche illusioni, il buio è ancora presente e gli spiragli di luce sono pochissimi. Ricostruzione è la parola d’ordine. Si sa, in questi casi ci vuole tanto tempo, ancora di più quando si parla di Cavs.

Thompson, Sexton, Garland, Porter Jr. e Love.

 

DETROIT PISTONS

Ecco, se si potesse scrivere un bel manuale su come non fare un mercato estivo, i Pistons avrebbero certamente tanto materiale con cui riempire le pagine. Non ne uscirebbe un best seller forse, ma verrebbe certamente comprato dagli altri 29 GM della Lega, tanto per essere sicuri di non commettere gli stessi (assurdi) errori. La notizia dell’estate è ovviamente la firma di Derrick Rose, irrazionale quanto basta per creare conflitto tra la logica della scelta e l’emozione di vedere ancora DRose in campo. Ora, che tipo di giocatore sia Rose ormai lo si è capito, e non è neanche detto che in un giusto contesto non possa essere nuovamente importante. Ma il punto è proprio questo, Detroit è il posto meno adatto per lui. E soprattutto, cosa più importante, Rose è il giocatore meno adatto in questo momento per i Pistons. I problemi della scorsa stagione continuano a restare, uno su tutto lo spacing: questo misterioso elemento astratto che manca alla squadra di Casey continuerà a disertare il parquet, e la scelta di firmare l’ex Bulls non aiuta da questo punto di vista. Sono arrivati poi Markieff Morris – sul quale si nutrono tanti dubbi, soprattutto dopo l’anonima parentesi ad OKC – e Joe Johnson che, seppur ormai avanti con l’età, potrebbe portare un po’ di vitalità dalla panchina. Poco da dire sul Draft, il quale ha portato in Michigan tre prospetti interessanti come Sekou DoumbouyaJordan Bone e Deividas Sirvydis. Difficilmente però uno di loro potrà avere minuti importanti durante la stagione. E quindi che si fa? Si va avanti di alto-basso, sfruttando gli unici due punti forti di questa squadra, ovvero Drummond e Griffin. Al momento, salvo cambi di roster nei prossimi mesi, la stagione dei Pistons è dura, perché difficilmente potranno migliorare il primo turno di playoff della scorsa annata. Ah, si, i playoff, bisogna vedere anche se li faranno…

Jackson, Griffin, Drummond e Rose.

 

MILWAUKEE BUCKS

La domanda è semplice, quanto possono ancora migliorare questi Milwaukee Bucks? Poco, e questa non è decisamente una buona notizia per tutti i tifosi dei cervi. L’estate non ha portato grandi colpi in quel del Wisconsin, anzi, sembra quasi che i Bucks abbiano fatto dei passi indietro. Dalla free agency è infatti arrivato Wesley Matthews sul quale, onestamente, si nutrono tanti dubbi, soprattutto sul lato fisico. L’approdo dell’ex Mavs ha però obbligato la dirigenza a salutare Malcolm Brogdon (volato in direzione Indianapolis). Si è accasato a Milwaukee anche l’altro Lopez, Robin, che andrà dunque a dare il cambio al fratello: bella l’idra di riunire la famiglia, ci mancherebbe, ma anche in questo caso, difficile capire bene quanto questa mossa possa migliorare la squadra, con il povero Budenholzer che si ritrova nuovamente ad avere in roster un centro di riserva con caratteristiche molto diverse rispetto a quello titolare. Nonostante tutto, la stagione dei Bucks girerà inevitabilmente intorno a due punti fondamentali: il primo è chiaramente lui, il greco, Giannis Antetokoumpo. Dopo uno scorso anno da incorniciare, concluso con l’MVP, ora è chiamato alla riconferma, trascinando la sua squadra anche ai playoff. Certo, qualcosa da migliorare c’è sempre, come quel jumper che, dopo quattro stagioni, sarebbe anche il caso di sistemare, ma sono dettagli quando si parla di un giocatore come lui. L’altro tassello da mettere il più presto possibile al proprio posto è Eric Bledsoe, croce e delizia della passata stagione e, con ogni probabilità, anche di questa: con la dipartita di Brogdon, il play di Kentucky avrà più minuti e più palloni da giocare, e questa non è per forza una buona notizia. Dovrà essere bravo in questo caso Budenholzer a cercare il giusto equilibrio in attacco, trovando il modo di far coesistere insieme Antetokoumpo e Bleadsoe e, allo stesso tempo, collocando quest’ultimo in un giusto contesto difensivo. Nel complesso, sono senza dubbio i favoriti per la Regular Season. Per i playoff si vedrà. Li ritroveremo con ogni probabilità in Finale di Conference, ma per fare l’ultimo step forse manca (ancora) qualcosina.

Middleton, Antetokounmpo e Matthews.

 

INDIANA PACERS

Hanno perso tutti: salutati Bogdanovic, Young, Matthews, Joseph ed Evans ed il buon Collison che, senza saper né leggere e né scrivere, ha messo da parte il pallone da basket per imbracciare il vangelo di Dio. Dal mercato è arrivato Malcolm Brogdon, che porterà le sue doti in penetrazione e di visione di gioco. Gran parte della stagione dei Pacers passa però molto dalle mani dell’ex Bucks che, a questo punto, è chiamato al salto di qualità: rispetto ai tempi andati in Wisconsin, a Brogdon, vista l’assenza iniziale di Oladipo, verrà richiesta più responsabilità, soprattutto ora che non dovrà più condividere i possessi con un mangiapalloni come Bleadsoe. Un salto avanti necessario per un giocatore col suo contratto. Parliamoci chiaro, passare da Collison a Brogdon è un bel miglioramento, su entrambi i lati del campo, ma i dubbi su un giocatore al primo grande contratto della propria carriera restano. Certo, Indiana ha fatto l’azzardo, mentre i Bucks non se la sono sentita di dare tutti quei soldi al playmaker di Virginia. Solo il tempo ci dirà chi ha avuto ragione. Nel complesso la squadra non è male, ma latita forse troppo nella lunghezza del roster: la coperta troppo corte è al momento la preoccupazione maggiore di McMillan, che si ritrova ora a dover fare i conti con minutaggi che alla lunga potrebbero pesare in ottica playoff. Che poi, l’obiettivo di questa squadra non è neanche troppo chiaro: ok i playoff, ma poi? Onestamente, non vanno oltre il quarto side ad est, e con un giusto accoppiamento potrebbero anche arrivare a giocarsi le Finali di Conference. Ma le aspettative dei Pacers, ad oggi, si fermano qui.

Oladipo, Turner e Brogdon.

Claudio Rosa

21 anni, studente all'Università Cattolica del Sacro Cuore, aspirante giornalista ma giornalaio per passione, tifoso Lakers nel tempo libero ed amante occasionale dello stretch four.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *