AD, una nuova dimensione a Los Angeles

AD, una nuova dimensione a Los Angeles

Anthony Davis, passato in estate ai Los Angeles Lakers, ha trovato sul suo cammino una dimensione ben diversa da quella a cui era abituato a New Orleans.

L’obiettivo a LA è sempre stato uno: vincere. E per poter conseguire questo enorme risultato nella lega di basket più famosa al mondo c’è bisogno di un mix di tante qualità messe assieme. Una di queste è sicuramente la qualità individuale di ogni componente della squadra, ma soprattutto la totale presa di responsabilità da parte di ogni giocatore presente in rosa, che sia uno del quintetto titolare o anche il panchinaro dal basso minutaggio.

Situazione ben diversa invece si presenta ai Pelicans, dove ormai dopo la cessione del suo campione si trova nello stato di essere una squadra in totale rifondazione. Costruzione delle fondamenta che parte proprio, tra l’altro, dalle baby promesse che hanno appena lasciato la città californiana.

Ora AD si trova in un team in cui c’è un altro fenomeno ancora più grande di lui, LeBron. A proposito di questo tema la nuova star in casa Lakers ha parlato così ad un giornalista di ESPN: “Mi toglie pressione di dosso. Fa sentire bene sapere che non devi fare tutto tu. Ognuno ha il suo ruolo, e quando tutti i ragazzi possono segnare, non c’è bisogno del tuo massimo impegno in ogni singolo possesso.”

In realtà anche a New Orleans aveva dei buoni giocatori attorno a sè, atleti come Holiday e Cousins. Proprio alla squadra molte volte sono mancate alcune sue prestazioni di livello. Ed è proprio sotto questo punto di vista che si pongono le speranze su LeBron, che evidentemente l’ha voluto con sè nel suo team proprio perché sa di poterlo rendere un giocatore ancora più completo.
Il King è sicuro di questo e dal canto suo ha detto alle telecamere: “Per sette anni è stato a New Orleans e ha potuto imparare a leggere le difese avversarie. Può crearsi da solo delle buone azioni quando vuole. Non ci sono molti giocatori come lui in lega, giocatori che sanno fare punteggio, prendere i rimbalzi e fornire assist, il tutto messo assieme.”

Proprio come Anthony Davis anche LeBron al tempo ha dovuto caricarsi sulle spalle i Cavaliers ma è riuscito a fare veramente bene solo dove era affiancato da altri campioni, gli anni a Miami ne sono la prova. Ora sono sei anni di fila che i Lakers non riescono nemmeno ad accedere ai playoff, ma quest’anno il traguardo che la franchigia di Jeanie Buss vuole raggiungere è la vittoria delle Finals, e Davis e James hanno come compagni giocatori del calibro di Danny Green e Rajon Rondo i quali sanno bene come contribuire alla vittoria di un titolo.

Insomma, i presupposti ci sono tutti, ora sta a loro riscrivere ancora una volta la storia.

Martino Luigi Cavallaro

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