ATLANTIC DIVISION: la più bella del reame?

ATLANTIC DIVISION: la più bella del reame?

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Oggi si parla di ATLANTIC DIVISION.

L’Atlantic Division è probabilmente il raggruppamento con l’indice di talento più alto dell’intera lega. Ci sono i campioni in carica, con un Kawhi Leonard in meno, ma forti della famosa “cultura cestistica” che sembra essere stata (ri)scoperta dalla gente del nord. C’è la nuova macchina biancoverde di Coach Brad Stevens, un po’ più squadra e un po’ meno incentrata attorno all’ormai ex Kyrie. Irving che ha fatto le valige direzione Grande Mela (sponda Brooklyn!) insieme (dalla prossima stagione) a nientedimeno che il signor Kevin Durant. C’è l’altro lato di NY, quello dove brilla la luce verde di RJ Barrett chiamato subito a diventare uomo franchigia.  Ci sono infine i 76ers pronti per la definitiva consacrazione ai piani alti, altissimi della lega. Di carne sul fuoco ce n’è in abbondanza e la Divison più bella del reame ha concrete possibilità di vedere almeno 4 delle sue 5 predilette al ballo di fine anno.

 

TORONTO RAPTORS

Gli americani dicono “Never understimate the heart of a champion”. Tradotto, “mai sottovalutare il cuore di un campione”. Escono totalmente rimaneggiati da un’off-season che li ha visti perdere quello che definire “il loro miglior giocatore” è riduttivo. Il peso del leader tecnico sarà, senza alcun dubbio, sulle spalle del promettentissimo e miglioratissimo Pascal Siakam, chiamato alla stagione della verità per consacrarsi nell’élite della lega. La squadra che si presenterà alla palla a due del 23 ottobre contro i Pelicans è pressoché la stessa che ha alzato al cielo il Larry O’ Brien Trophy lo scorso 14 giugno. Importante è il ritorno di OG Anunoby e l’aggiunta di pedine importanti in chiave rotazione come Stanley Johnson e Rondae Hollis-Jefferson. I Playoff paiono essere altamente raggiungibili. Percentuali di riconfermarsi al livello raggiunto l’anno passato? Basse, se non bassissime. Ma chi avrebbe puntato anche un solo euro sui Raptors vincitori dell’anello? Never say Never diceva qualcuno con il 23 sulla schiena…

Pascal Siakam.

 

BOSTON CELTICS

La macchina da battaglia di Brad Stevens ha subito un netto cambiamento di rotta durante l’off-season: fuori il talento “indisciplinato” di Kyrie Irving, dentro “il quadrato” Kemba Walker, ritenuto più funzionale al sistema dei biancoverdi.
Oltre al (voluto) sacrificio dell’ex numero 11, anche Al Horford ha fatto, inaspettatamente, le valige direzione Philadelphia. Il lungo ex Atlanta Hawks è stato rimpiazzato da Enes Kanter che avrà il difficile compito di non far rimpiangere la leadership e soprattutto la presenza nella metacampo difensiva del dominicano. Il Front Office guidato da Danny Ainge ha pescato al draft un giocatore molto interessante, uscito da Purdue University: si tratta di Carsen Edward, scelto alla numero 33 e, dal mio punto di vista, vera e propria steal. Tiratore infallibile dalla lunga distanza e abile passatore, sta già impressionando tutti e guadagnando minuti su minuti durante questa preseason.  Sempre dal mondo NCAA è arrivato anche Tacko Fall, diventato vero e proprio idolo del TD Garden. Obiettivo minimo stagionale è arrivare ai playoff (magari affrontando il primo turno con il fattore campo a favore), ma ciò che è più importante sarà riuscire a trovare la giusta quadra che amalgami un gruppo giovane e talentoso.  La formula esatta che Coach Stevens deve trovare riguarda l’equilibrio degli esterni: nella passata stagione Brown, Tatum e Hayward hanno faticato a stare insieme in campo in maniera armoniosa. Il totale recupero dell’ex stella dei Jazz renderebbe il compito decisamente meno laborioso.

Kemba Walker.

 

BROOKLYN NETS

Il processo di rinascita di questa franchigia, dopo la catastrofica trade del 2013 con i Celtics, è qualcosa che meriterebbe una cattedra ad Harvard. Il lavoro di Sean Marks è stato così eccellente tanto che è riuscito a firmare, in quella che fino a qualche anno fa era considerata “la seconda squadra” di New York, due superstar come Kyrie Irving e Kevin Durant. Inutile sottolineare il potenziale di questo duo.  Dopo la sorprendente stagione passata, culminata con il 6º posto a Est, la volontà è quella di riconfermarsi ottenendo l’accesso ai playoff. L’obiettivo è continuare il processo di crescita dei vari LeVert, Allen e Harris sotto la leadership e l’esperienza di due leader come Irving e DeAndre Jordan, aspettando il ritorno di KD per dare il vero e proprio via allo show. Intriganti sono anche le aggiunte di Garrett Temple, Tauren Prince e Wilson Chandler, soprattutto in ottica post season.  Senza ombra di dubbio, l’aggiunta di Durant (condizioni fisiche permettendo) renderà Brooklyn la squadra da battere a Est a partire prossima annata.  Già da questa stagione però, le basi per sorprendere ci sono tutte: i Nets potranno rivelerai la vera e propria mina vagante della Eastern Conference.

Kevin Durant e Kyrie Irving.

 

NEW YORK KNICKS

Dopo anni di buio totale, anni di scelte sbagliate, di tempismo sbagliato e di promesse non mantenute, sembra essersi accesa una flebile luce verde in quel di NY. Speranza che ha un nome, un cognome, un età, una provenienza geografica e una cestistica. Si tratta di RJ Barrett, classe 2000, canadese sbocciato a Duke grazie alla curata mano di coach K. La seconda scelta assoluta dello scorso draft rappresenta già il go-to-go guy, il giocatore sulle cui spalle ha l’intera franchigia. Il dato curioso è che il numero di partite ufficiali giocate da RJ in canotta Knicks è zero.  L’imbarazzante record di 17 vinte e 65 perse a della passata stagione è qualcosa a cui i tifosi Knicks, vittime sacrificali di un sistema chiamato tanking, hanno dovuto ormai fare l’abitudine.  L’off season è stata una totale delusione per il mondo Knicks: il sogno di ingaggiare il duo Irving-Durant si è trasformato nel peggiore degli incubi, visto che le due superstar hanno scelto di sposare la causa dei cugini bianconeri. Per non parlare della prima scelta assoluta al draft: anch’essa puntualmente sfumata. La stagione che sta per cominciare sarà l’ennesima annata di transizione, dedicata a far crescere i vari giovani, Knox e Ntikilina su tutti.  L’ennesima stagione di passaggio in attesa della prossima free agent e quindi dell’ennesima occasione (da non sprecare) per tornare grandi.

Barrett, Smith Jr. e Portis.

 

PHILADELPHIA 76ERS

Estate, in quel di Philadelphia, che ricorda quanto successe nel 1848 in Europa. Rivoluzione. Rivoluzione più totale. Via Butler, via JJ Redick, via TJ McConnel, via Boban dentro Al Horford e Josh Richardson.  Rivoluzione che non si limita solo ai giocatori che scenderanno in campo, questo tipo di cambiamento così radicale riguarda anche l’ideologia della franchigia. Non c’è più la volontà/possibilità di aspettare. L’obiettivo dichiarato è vincere e bisogna farlo subito. Simmons e Embiid sono chiamati a fare il definitivo salto di qualità, erigendosi sempre di più a leader tecnici e carismatici del gruppo. L’aggiunta di una pedina come Horford rappresenta un enorme upgrade, soprattutto in ottica playoff. Un innesto di questo tipo da la possibilità a coach Brett Brown di esplorare rotazioni con un potenziale difensivo dal valore inestimabile. Da non sottovalutare è la firma di Josh Richardson arrivato via sign&trade dai Miami Heat: porta grande precisione e pericolosità dall’arco e allo stesso tempo grande solidità difensiva (dove peccava invece Redick).
Interessante sarà anche osservare l’impatto del rookie Matisse Thybulle, potenzialmente un élite defender. La perdita di uno come Butler può avere due conseguenze diametralmente opposte: può rappresentare una lacuna per quanto riguarda la leadership e la cultura del lavoro ma può, d’altro canto, togliere qualche pressione di troppo a un gruppo relativamente giovane che ha dimostrato di non essere sulla stessa lunghezza d’onda del neo numero 21 degli Heat.

Richardson, Simmons, Embiid, Harris e Horford.

Gabriele Canovi

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