NORTHWEST DIVISION: Nuovi progetti e grandi speranze

NORTHWEST DIVISION: Nuovi progetti e grandi speranze

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Oggi parliamo della NORTHWEST DIVISION.

Lillard e CJ che hanno portato i Blazers alle finali di Conference, Jokic e i Nuggets che anno dopo anno diventano sempre più credibili, Utah con l’innesto di Conley, i Thunder tra ricostruzione e un quintetto con Paul e Gallinari e i Wolves all’ennesima stagione carica di speranze.

 

DENVER NUGGETS

Il record della scorsa regular season dice 54 vittorie e secondo posto nella Western Conference che ha reso i Nuggets una contender ma anche una delle poche franchigie che nel breve periodo avrà grandi possibilità di arrivare fino in fondo. In estate la società non ha fatto grandi cambiamenti ma aggiunto una pedina importante come Jerami Grant che in uscita dalla panchina garantisce difesa e tiro da 3 ( scorsa stagione 33,4% ). Jokic quest’estate, durante il mondiale in Cina, ha mostrato il suo immenso talento ma anche di non riuscire a reggere tutta la partita a livello mentale, soprattutto quando la posta in gioco si alza. Le chiavi del gioco dei ragazzi di coach Malone sono saldamente nelle mani di Murray che è chiamato a confermare le prestazioni dello scorso anno e ad essere costante per tutta la stagione. Per fortuna oltre ai tanti giovani nel roster è presente anche Paul Millsap ancora, nonostante l’età, fondamentale per gli equilibri difensivi e per lo spogliatoio. L’obiettivo è prendere il fattore campo ma per quanto riguarda la vittoria finale se ne riparlerà l’anno prossimo, forse. Il potenziale è talmente alto che potrebbe anche scoppiare da un momento all’altro, serve continuare a crescere e rimanere uniti.

Jokic e Hernangomez.

 

PORTLAND TRAIL BLAZERS

Il roster c’è, ormai raggiungere i playoff è diventata una bella abitudine ma poi la storia è sempre la stessa. L’eroica serie di Lillard contro OKC, McCollum in modalità heroball per battere i Nuggets supportato da un Kanter, con una spalla malandata per sopperire alla pesante assenza di Nurkic, e i Warriors troppo forti per essere battuti. Lillard, proprio questa estate, ha giurato fedeltà a Portland firmando un’estensione che toccherà i 50mil nell’ultimo anno di contratto. Insomma il salary cap nei prossimi anni sembra non dare la possibilità a Portland di fare molto e i soli Lillard e McCollum sembrano non bastare per arrivare fino in fondo. Il reparto lunghi punti sui giovani come Collins e Leonard ma perde pedine importanti come Aminu e Harkless soprattutto per quanto riguarda gli equilibri difensivi. Per sopperire all’assenza prolungata di Nurkic, i Blazers si sono assicurati Whiteside che si trova nel suo ultimo anno di contratto e potrebbe avere le motivazioni giuste (la ricerca di un ultimo max contract) per giocare una grande stagione. Non ci si aspetta nulla di più dai risultati degli ultimi anni ma Dame e compagni ci hanno insegnato una cosa: DON’T DOUBT RIP CITY.

Blevins e Lillard.

 

UTAH JAZZ

Durante la off-season la franchigia di Salt Lake City ha alzato ulteriormente il livello del suo roster aggiungendo Mike Conley come playmaker titolare, Bojan Bogdanovic che molto probabilmente partirà titolare nel ruolo di “3” e un buon role player come Ed Davis. A livello offensivo, con l’aggiunta dell’ex Memphis e dell’ala serba, coach Snyder avrà a disposizione un’ampia scelta di soluzioni e le attenzioni delle difese avversarie non saranno vincolate al solo Mitchell. La difesa,marchio di fabbrica della gestione Snyder, rimane molto solida ed efficiente anche grazie alla presenza del due volte DPOY, Gobert. La differenza sostanziale la farà Mitchell atteso ad una grande stagione per rilanciarsi dopo un primo anno esaltante e un secondo molto altalenante. Il talento c’è, è tanto ma bisogna dimostrarlo sul campo. L’obiettivo è sicuramente andare oltre il primo turno e continuare a stupire, la Western Conference è molto competitiva ma anche molto incerta e, mai come quest’anno, nulla è scritto.

Mike Conley e Rudy Gobert.

 

OKLAHOMA CITY THUNDER

Il termine rivoluzione accostato ad OKC potrebbe portare ad un’ambiguità semantica dello stesso termine: per cui possiamo interpretarla come “il nuovo che avanza” oppure come “l’abbandono ad un progetto vecchio che non ha portato a nulla”. Negli anni le scelte di Sam Presti sono state sempre fuori da ogni logica comune, ma gli addii di Westbrook e George hanno portato alla franchigia scelte future, Chris Paul, Gallinari e Shai Gilgeous-Alexander che ha disputato una buona stagione da rookie lo scorso anno. L’esperimento, culminato con la partecipazione alle Finals 2012 lascia totalmente spazio ad una ricostruzione totale del team. Nei prossimi sei anni i Thunder avranno a disposizione 15 scelte al draft e Presti di solito ha sempre pescato bene. L’attacco sarà affidato alla gestione sapiente di Paul che potrà contare su Gallinari, pericoloso sia dal perimetro che spalle a canestro, e su Adams con cui potrà formare un letale pick-n-roll. La guardia che con tutta probabilità partirà al fianco di CP3 sarà Shai che ha dimostrato nell’annata ai Clippers di saper fare un po’ tutto e di saperlo fare anche bene. Per la difesa sarà fondamentale il ritorno di uno specialista come Andre Roberson. I playoff? Sarà molto difficile giocarsi la post-season ma giocatori come Paul, Gallinari e Adams venderanno cara la pelle. L’obiettivo di fondamentale importanza rimane quello di plasmare le giovani leve e farle crescere. Il progetto richiederà qualche anno per realizzarsi ma la strada sembra quella giusta. L’unico dubbio rimasto a questo punto è: non è che bisognava cambiare anche l’allenatore? Ai posteri l’ardua sentenza.

Adams, Ferguson, Schroder, Paul, Gallinari e Gilgeous-Alexander.

 

MINNESOTA TIMBERWOLVES

Dopo il licenziamento di coach Thibodeau la linea adottata dalla dirigenza dei T-Wolves è stata quella della fiducia verso i giovani, sia per quanto riguarda il coaching staff dato che è stato confermato Ryan Saunders, soprattutto per l’ottimo rapporto instaurato con i giocatori al quale si aggiungono David Vanterpool (ex assistente a Portland) e Prigioni (ex assistente Nets). Si riparte dal trio Teague-Wiggins-Towns che saranno i trascinatori e i principali protagonisti per quanto riguarda la gestione dei possessi e, in generale, della fase offensiva. A questo proposito, Saunders proporrà un gioco improntato sul tiro da 3, cercando di ridurre al minimo i tiri dalla media abusati soprattutto da Wiggins che quindi dovrà cambiare la sua shot selection. Dopo essere sfumata l’ipotesi D’Angelo Russell, la società ha virato sull’acquisto di giocatori che potessero rafforzare la second unit come i lunghi Bell e Vonleh, l’ala Layman e per il backcourt sono arrivati Napier e Trevor Graham oltre al rookie Jarrett Culver, ex Texas Tech, scelto alla sesta dopo aver fatto trade up con i Suns e aver ceduto Saric più l’11esima scelta. Teague, Wiggins, Covington e Towns sono le quattro colonne portanti del quintetto titolare che sarà completato da uno tra Okogie e Culver con Layman, Bell e Napier che avranno minuti importanti nelle rotazioni. La squadra sulla carta non sembra nemmeno male ma i dubbi principali si riferiscono alla tenuta mentale dei giocatori, in primis, Towns e dalla gestione dello spogliatoio ma, in questo, Saunders non dovrebbe avere problemi. L’obiettivo è centrare i playoff, ma anche riuscire ad arrivare ci si potrebbe accontentare anche di 40 vittorie e far sorridere di nuovo i fan ormai stanchi di stagioni iniziate male e finite peggio. Si riparte per l’ennesima volta da 0, con i soliti giocatori dal grande potenziale ma ancora non esplosi e da un Wiggins con un max contract che ancora non ha dimostrato di valere.

Teague, Covington, Towns e Wiggins.

Saverio Lanzillo

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