SOUTHWEST DIVISION: tra sicurezze e nuove speranze

SOUTHWEST DIVISION: tra sicurezze e nuove speranze

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Oggi si parla di SOUTHWEST DIVISION.

La Southwest Division da qualche anno è campo di conquista degli Houston Rockets e, anche quest’anno, la musica non dovrebbe cambiare con la squadra del Barba che, dopo la scottante esclusione in 6 gare contro i soliti Warriors della passata stagione, cercheranno di confermarsi ai piani alti della Division e della Conference per puntare, perchè no, ancora una volta con forza all’anello. Ad inseguirli, come sempre, ci sono i San Antonio Spurs, che ai play-off ci vanno ormai da 21 anni e non hanno alcuna intenzione di interrompere la loro tradizione. Infine, ci sono altre tre squadre con un nucleo giovanissimo e interessante, pronte a crescere e a sognare, chi più chi meno, un posto tra le 8 che ad aprile saranno inserite nella griglia play-off: sono i New Orleans Pelicans della neo scelta numero 1 al Draft, Zion Williamson, i Dallas Mavericks della coppia europea Doncic-Porzingis e i Memphis Grizzlies dell’asse play-pivot Morant-Jackson.

 

HOUSTON ROCKETS

La off-season dei Rockets può essere riassunta nello scambio che ha portato Russell Westbrook in Texas, dopo 11 anni a Oklahoma City, in cambio del non più desiderato Chris Paul. La stagione di Houston girerà, come facilmente pronosticabile, intorno alla capacità dei due grandi amici, Harden e Westbrook, di condividere i minuti in cui i due MVP saranno insieme sul parquet. Entrambi hanno dimostrato in passato di poter portare, anche da soli, una loro squadra ai play-off: Harden lo scorso anno ha sopperito alla mancanza per infortunio di CP3 con una quarantina di partite di autentico dominio, risollevando una squadra partita malissimo a inizio stagione; Westbrook, invece, arriva dalla terza stagione consecutiva in tripla doppia di media, ma con lo scotto di una serie di eliminazioni consecutive al primo turno dei play-off. La chiave dell’attacco di Houston, non tanto in regular-season – nella quale dovrebbero veleggiare con assoluta tranquillità – quanto nel momento più caldo dell’annata, i play-off, sarà quella di trovare un modo per far condividere il campo ai due: entrambi hanno bisogno della palla in mano per essere pericolosi, ma, se Harden in passato è stato capace di giocare off-the-ball, lo stesso non è valido per il numero 0 che, invece, verrebbe battezzato continuamente dalle difese avversarie qualora non fosse in possesso della palla, ma che riuscirebbe a risolvere la maggior parte dei dubbi trovando una dimensione perimetrale accettabile; naturalmente, però, avere in campo James Harden e utilizzarlo, nel sistema Mike D’Antoni, come giocatore di catch-and-shoot  o per attaccare i recuperi derivanti dalle penetrazioni al ferro di Westbrook, significherebbe avere una Ferrari e tenerla nel garage. L’ideale sarebbe quello di non far coesistere i due in campo e di utilizzare Wesbrook come leader della second-unit: una realtà tecnica in cui lui potrebbe sia dimostrare il suo strabordante atletismo sulle seconde linee avversarie che essere comunque circondato da una serie di ottimi tiratori dal perimetro, come non gli è mai successo in carriera, pronti a sfruttare i vantaggi che lui sarà capace di creare. Per il resto, il roster dei Rockets è rimasto quasi immutato: sono rimaste due pedine fondamentali come Eric Gordon e PJ Tucker; c’è ancora Clint Capela, che quest’anno potrebbe avere maggior impatto, soprattutto ai PO, vista l’assenza di squadre come i Warriors, capaci di mettere in crisi il gioco del centro svizzero; sono arrivati tre giocatori utili per la rotazione di RS come Tyson Chandler, Ryan Anderson, Ben McLemore e Thabo Sefolosha e sono rimasti buoni tiratori come Austin Rivers, Gerald Green (out al momento per infortunio) e Danuel House. Insomma, a Houston sono pronti per l’ennesimo assalto all’anello: sarà la volta buona?

Russell Wesbrook e James Harden.

 

SAN ANTONIO SPURS

Sono sempre i soliti Spurs. Ogni anno vengono dati per spacciati e ogni anno smentiscono le attese, dimostrando di essere la franchigia con la migliore culture della Lega. Anche questa stagione seguirà lo stesso canovaccio: non ci sono punte di talento incredibili come quelle di altre squadre dell’Ovest in lotta per i PO, ma ci sono due ottimi giocatori come DeMar DeRozan LaMarcus Aldridge e una serie di role-player, che rendono la rotazione della franchigia 5 volte Campione NBA molto profonda. A partire da quelli che dovrebbero essere i giocatori di back-court: Dejounte Murray, tornerà dall’infortunio e dovrebbe avere subito il posto da titolare, dove cercherà di soddisfare le aspettative che ci sono su di lui; Derrick White, che lo scorso anno ha incantato difensivamente (giocando anche qualche buon mese in attacco), tanto da meritarsi la convocazione con Team USA, e potrebbe formare una coppia di guardie pazzesca dal punto di vista difensivo proprio con il rientrante Murray; al suo posto in quintetto, però, almeno inizialmente, potrebbe esserci Bryn Forbes, che garantirebbe spaziature migliori grazie alla sua pericolosità dall’arco; Patty Mills e Marco Belinelli, pronti, come al solito, a garantire punti veloci in uscita dalla panca. Altrettanto interessante potrebbe essere la rotazione della ali che, tolti i soliti DeRozan e Aldridge, potrebbe presentare: Rudy Gay, rinnovato in estate e che ha rappresentato il go-to-guy di questa squadra, insieme a White, lo scorso anno; DeMarre Carroll, arrivato dai Nets, Trey Lyles, in uscita dai Nuggets, e Jakob Pöltl, che ha giocato già minuti importanti anche nei passati PO. Da non sottovalutare anche l’impatto che potranno dare i due nuovi rookie, Weatherspoon Samanic, e del sophomore rientrante, Lonnie Walker. Non sono i favoriti per rientrare tra le migliori otto, ma c’è qualcuno che ad aprile non li vede combattere per i play-off?

DeMar DeRozan e Dejounte Murray.

 

NEW ORLEANS PELICANS

In un’estate sono passati da franchigia con più probabilità di relocation, causa cessione di Anthon Davis, all’essere una delle realtà più interessanti dell’intera Lega. Gran parte del merito va al nuovo GM della franchigia della Louisiana, David Griffin, che oltre ad essere stato baciato dalla fortuna, che gli ha regalato la scelta numero 1 al Draft, trasformata poi in Zion Williamson, è riuscito a ricostruire un roster intrigante e profondo capitalizzando al massimo sulla cessione di AD, inserendo, però, anche elementi di esperienza che garantiranno ai giovani della squadra più tempo per ambientarsi e anche qualche vittoria in più in stagione regolare. Di Williamson si è detto già molto, se non tutto, e, quindi, non ci resta che aspettarlo al livello superiore, dopo averlo visto dominare al college, con un occhio di riguardo al suo gioco offensivo che, escludendo la straordinaria capacità di andare al ferro, data dai suoi impressionanti mezzi atletici, sembra essere abbastanza scarno. Il pacchetto arrivato da Los Angeles, nell’affaire Davis è composto da Lonzo Ball, Brandon Ingram Josh Hart, tre dei quattro tasselli del mosaico di ricostruzione Lakers, arrivati ora con voglia di rivalsa; insieme a questo trio, lo scambio ha portato anche delle scelte, due delle quali si sono trasformate in due prospetti interessantissimi e che sono sembrati già pronti, Nickeil Alexannder-Walker Jaxson Hayes. Infine, ci sono coloro che, insieme a Jrue Holiday, che ha abbracciato a pieno il progetto NOLA, avranno il compito di essere i veterani della squadra: JJ Redick, che sarà fondamentale per dare spaziature e perimetralità all’attacco, Derrick Favors, che sarà l’ancora difensiva, e il nostro Niccolò Melli, che potrebbe guadagnarsi minuti importanti da 4 con le sue doti offensive. In generale, i Pelicans saranno una squadra bellissima da vedere – con lo stesso coach Gentry che ha dichiarato che dovranno avere il pace più alto della Lega per cercare di sfruttare al massimo le potenzialità dei nuovi arrivati – e che potrebbe sorprendere più delle aspettative qualora tutto si mettesse al posto giusto, visto il connubio giusto tra veterani e nuovi prospetti e una profondità di roster piuttosto inaspettata per una squadra così giovane.

Williamson, Ball, Holiday e Ingram.

 

DALLAS MAVERICKS

Anche i Mavs puntano a tornare dopo anni bui nell’élite del basket NBA e per farlo hanno scelto di basare la loro ossatura su una giovane coppia europea, quella formata da Luka Doncic Kristaps Porzingis. Quella che sta per iniziare sarà la prima stagione in cui i due potranno condividere il parquet, visto che il centro lettone, nonostante sia arrivato in Texas già lo scorso febbraio, ha dovuto saltare tutta la passata stagione per infortunio. Qualora Porzingis dovesse essere quello ammirato a New York prima della rottura del legamento crociato, sicuramente i Mavs sarebbero una possibile candidata a entrare nel lotto delle pretendenti ai PO, quello che non convince è quello che Dallas ha deciso di mettere intorno ai due ragazzi europei. La free-agency ha portato in dote Seth Curry, Delon Wright Boban Marjanovic, non proprio il supporting-cast ideale per una squadra che ambisce a raggiungere i PO e che ha in Tim Hardaway Jr, Courtney Lee, Jalen Brunson, Maximilian Kleber Delon Wright gli altri uomini di  rotazione di maggior talento. Arrivare sulle 45 vittorie e, quindi, tra le migliori otto sembra un’impresa difficile, molto più facile il quadro in cui la coppia Doncic-Porzingis viene fatta crescere al massimo in attesa della prossima free-agency – nella quale scadono molti contratti pesanti – per cercare di aggiungere la terza stella a roster.

Doncic, Hardaway Jr. e Porzingis.

 

MEMPHIS GRIZZLIES

Signori, l’epoca del grit and grind è definitivamente terminata. Con l’addio estivo di Mike Conley, che ha fatto seguito a quello invernale di Marc Gasol, se ne sono andati anche gli ultimi due pezzi del puzzle dei Grizzlies di inizio decennio, quello che, per più di una volta, aveva spaventato le potenze dell’Ovest. L’inizio del nuovo corso è basato su una nuova coppia, giovane e talentuosa, quella formata dalla scelta numero 2 dell’ultimo Draft, Ja Morant, e la numero 4 del 2018, Jaren Jackson Jr: un binomio che, sulla carta, sembra essere intrigantissimo, dovuto al fatto che entrambi i classe ’99 hanno una grande capacità di correre il campo e gli eventuali pick ‘n roll tra i due potrebbero essere un rebus complesso da risolvere per le difese, vista la possibilità per entrambi sia di spaziarsi per un tiro dall’arco che di attaccare il ferro. A questa coppia si aggiunge anche un altro rookie di belle speranza, Brandon Clarke, che ha impressionato in Summer League, dopo l’ottima annata al college, e che potrebbe dare un’identità difensiva forte a Memphis. Interessante sarà vedere come Jenkins gestirà le rotazioni sotto canestro, vista la presenza anche dell’uomo di maggior esperienza del roster, Jonas Valanciunas. Rimane ancora aperta la questione Andre Iguodala, che ha dichiarato di non voler giocare per i Grizzlies, ma che al momento è rimasto bloccato in attesa di un possibile buy-out, che lo allontanerebbe dal Tennessee, come già successo in questa off-season anche a Avery Bradley, o tramite una trade, trattamento riservato invece a Chandler Parsons. Il progetto sembra essere intrigante anche se, nonostante la presenza di giocatori di esperienza come Jae Crowder o di punti interrogativi come Dillion Brooks e Kyle Anderson, i risultati tarderanno ad arrivare. Al momento a Memphis si aspetta, in attesa che i giovani inizino a sbocciare.

Clarke, Morant e Jackson Jr.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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