25 settembre 2001. Il secondo ritorno di Michael Jordan.

25 settembre 2001. Il secondo ritorno di Michael Jordan.

Quando Michael Jordan si ritirò per la seconda volta dopo la vittoria del sesto anello nel 1998, disse di essere “sicuro al 99.9%” che non sarebbe mai più tornato nella NBA. Tre anni dopo quella probabilità dello 0.1% vinse. Michael Jordan, il 25 settembre 2001, annuncia il suo ritorno, il secondo, nell’NBA, questa volta come giocatore degli Washington Wizards.

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Michael Jordan con la maglia degli Wizards.

Jordan aveva trascorso l’anno e mezzo precedente al suo ritorno come Presidente delle Basketball Operations dei Wizards, ma circa 6 mesi prima del suo ritorno, decide di iniziare una rigorosa routine di allenamento. Inizialmente, Jordan raffredda le aspettative dicendo di stare semplicemente cercando di perdere peso. Poi, però, prima cominciano ad arrivare giocatori NBA al campo di allenamento dei Wizards e poi viene ingaggiato Doug Collins, ex-allenatore di Jordan ai Bulls, come head-coach di Washington. Tutto era ponto.

Il 25 settembre del 2001, Michael Jordan annuncia il suo ritorno nella Lega, devolvendo il suo intero stipendio della stagione 2001-2002 alle vittime della tragedia dell’11 settembre.

Nonostante la sua prima stagione sia stata interrotta da un infortunio al ginocchio che lo ha limitato a sole 60 partite, MJ ha comunque avuto una media di 22.9 punti, 5.2 assist e 5.7 rimbalzi a partita, regalando anche delle autentiche perle vintage come quella del 29 dicembre 2001: appena due giorni dopo la peggior partita della sua carriera, Jordan segnò 51 punti ai malcapitati Charlotte Hornets, diventando così il giocatore più anziano nella storia della NBA a scavallare la soglia dei 50 punti in una partita.

L’anno successivo le partite giocate furono 82 e le medie di 20.0 punti, 3.8 assist e 6.1 rimbalzi ad allacciata di scarpe: i Wizards registrarono il “tutto esaurito” in ogni singola partita del biennio di Jordan nella capitale e nell’ultima stagione anche tutte le altre franchigie della Lega vollero omaggiarlo, regalando delle pazzesche standing ovation in occasione dell’ultima partita del 23 in ogni palazzetto d’America. Naturalmente, non potevano mancare i record neanche nell’ultima stagione: Jordan diventa, infatti, il giocatore con più presenze all’All-Star Game (record poi superato da Kobe Bryant), con Iverson, McGrady e Carter che offrono a MJ i loro posti di titolare nello starting-five e diventa il più anziano ad aver segnato almeno 40 punti in una partita (43 contro i Nets a 40 anni e 4 giorni).

La sua ultima apparizione a Chicago, così come l’ultima della sua carriera, il 16 aprile 2003, rappresentano due dei momenti più emozionanti della storia del Gioco. Quelli in cui tutto il mondo sportivo ha ringraziato uno dei suoi eroi preferiti. Michael Jordan.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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