“A new chapter” for Kevin Durant

“A new chapter” for Kevin Durant

Con ogni probabilità questa free-agency passerà alla storia come una delle più significative in quanto a cambiamenti radicali all’interno dell’NBA, con la decisione di molte All-Star che hanno scelto di cambiare squadra e di provare a creare nuove dinastie. I nomi più illustri sono sicuramente quelli di Kawhi Leonard, Antonhy Davis, Russell Westbrook, Jimmy Butler e Kevin Durant. Ed è proprio su quest’ultimo che si concentrerà l’approfondimento di oggi. Cercheremo infatti di capire quali possono essere state le motivazioni che hanno spinto Durant a non rifirmare per Golden State, ma accasarsi proprio a New York, sponda Brooklyn, squadra che nell’ultimo decennio non ha mai brillato particolarmente, se non nell’ultima stagione. Ma andiamo con ordine.

Nell’analizzare la situazione Durant e nel cercare di capire quali possono essere state le ragioni che lo hanno spinto a prendere questa così inaspettata decisione, c’è da considerare il serio infortunio occorsogli in gara-6 delle Finals di quest’anno, che lo terrà fuori per tutta la prossima stagione. Per chi non lo sapesse KD si dovrà fermare per uno strappo al tendine d’Achille (quello che si era procurato anche DeMarcus Cousins l’anno scorso), una tipologia di infortunio che oltre ad un lungo stop prevede anche un percorso di riabilitazione lento e che non garantisce l’esplosività e l’atletismo pre-infortunio.

Kevin Durant.

Dopo aver fatto questa doverosa premessa, passiamo ad analizzare quelle che possono essere state le motivazioni che hanno spinto Durant a firmare per i Brooklyn Nets. Innanzitutto, si deve analizzare la squadra scelta dal giocatore dalla University of Texas, ovvero i Nets. La squadra viene da anni di tanking dovuti alla trade che, ormai 6 anni fa, ha coinvolto l’acquisizione di All-Star ormai a fine carriera come Paul Pierce e Kevin Garnett dai Boston Celtics; quest’anno, però, la franchigia meno nobile della Grande Mela si è saputa rialzare, collezionando un record di 42-40, che le ha permesso di approdare ai play-off, traguardo che mancava dalla stagione 2015-16. Il roster che è riuscito nell’impresa è sicuramente interessante, grazie alla presenza di giovani di talento come Jarret Allen, Caris Levert e Spencer Dinwiddie; chi merita sicuramente una menzione è anche D’Angelo Russell, il vero leader tecnico di questa squadra, capace di trascinarla con la miglior stagione della carriera. Purtroppo, però, Russell è stato coinvolto proprio nella trade che ha portato Durant ai Nets, per far spazio ad un altro pezzo grosso come Krie Irving, e, quindi, il prossimo anno, almeno fino a febbraio, giocherà per i Golden State Warriors.

D’Angelo Russell.

Si può dire, quindi, che Durant abbia scelto anche in base al talento e alle basi che questi Nets sembrano essere riusciti a costruire in questo triennio di vacche magre dal punto di vista dei risultati. Motivi che hanno portato il neo numero 7 di Brooklyn (è questo il nuovo numero scelto da Durant per la sua nuova avventura) ad escludere un’altra destinazione, che fino a qualche mese fa sembrava quasi scontata, sempre a New York, ma sulla sponda Knicks. La franchigia di James Dolan è stata per l’ennesima volta la sconfitta della free-agency, affondata dalla fama di organizzazione con poco autocontrollo, con una capacità di programmazione di basso livello, un coaching-staff che non ha convinto più di tanto e un roster che, nonostante l’arrivo del rookie RJ Barrett, sembra essere qualche passo indietro rispetto a quello dei cugini Nets.

Spencer Dinwiddie e Caris LeVert.

Altro parametro che The Snake sembrerebbe aver preso in considerazione è la situazione economica della sua ormai ex-squadra, infatti, Durant ha preferito non diventare immediatamente free-agent, ma ha deciso di rifirmare per i Golden State Warriors, per poi essere immediatamente scambiato con D’Angelo Russell, permettendo così alla franchigia della Baia di non rimanere a bocca asciutta; decisione da non sottovalutare visto che si parla di un giocatore che si era guadagnato la fama di opportunista a causa del suo discusso trasferimento dai Thunder agli Warriors di tre anni fa. Oltre questo anche la situazione salariale dei Nets ha inciso, infatti, al contrario di molte altre franchigie, quello di Brooklyn consentiva a KD di poter giocare in futuro con un altro giocatore da max-contract, scelta che alla fine è ricaduta su uno dei free-agent più ambiti del mercato, Kyrie Irving, formando di fatto una delle coppie di scorer puri più forti della Lega. Oltre questi due fenomeni i Nets hanno completato il roster con un centro di esperienza come DeAndre Jordan, amico sia di KD che di Uncle Drew, firmato, però, con un quadriennale che ha lasciato più di qualche perplessità.

I Big-Three di Brooklyn.

Nonostante queste ottime firme il prossimo anno sarà per i Nets ancora un anno di transizione, Irving dovrà innanzitutto calarsi bene (non come ha fatto a Boston) nel sistema di Brooklyn e avrà un altro anno per migliorare le sue doti da leader in una squadra che ha la necessità di crescere ancora, aspettando proprio il ritorno di Durant, che avrà un’intera stagione per recuperare e prepararsi all’assalto del titolo insieme a Irving e compagni per la stagione 2020-21. Il punto è: basterà? Con le decisioni di Davis, Leonard, Westbrook e George sembra essersi ristabilito un certo equilibrio all’interno della Lega, in cui al momento sembra mancare un vero e proprio superteam, anche se la Eastern Conference sembra essere ancora molto indietro a livello di competitività, e questo lascia spazio a molti interrogativi riguardanti chi sarà il prossimo campione NBA.

Redazione Airball

Finti baskettari che cercano di parlare di pallacanestro. Giornalisti o giornalai? Fate voi. #BeAirBall

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