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Questo è quello che ho ottenuto, è scritto proprio lì nel titolo della mia lettera.

Quando ho dovuto prendere la mia decisione nella free-agency, c’erano molti pensieri nella mia testa, la mia mente percorreva tante strade. La famiglia, prima di tutto, pensavo a quello che avrebbe potuto renderli felici. Il basket, naturalmente, pensavo a dove mi sarebbe piaciuto giocare in futuro. E poi c’era anche un altro aspetto: quello che sentivo nel mio cuore.

Ma per me, alla fine, questa è stata una decisione facile. E tutte quelle strade… mi portavano nello stesso posto: a casa.

Mi portavano tutte a Toronto.

Quando sono arrivato qui, cinque anni fa, si parlava di ricostruzione. Molti, Guarda… questo roster, non lo so… i Raptors dovrebbero smantellarlo. Questi esperti volevano che scambiassimo quello, tagliassimo l’altro, draftassimo questo. Queste erano le voci intorno alla nostra franchigia. E io ero sempre uno dei nomi inclusi in quelle voci.

E questo è stato difficile perché penso che molti di noi sapevano che questo, con il giusto impegno, sarebbe potuto essere un posto speciale. Sapevamo di avere pezzi importanti: dei proprietari che volevano vincere… un backcourt emergente con me e DeMar… e ad alcuni tra i migliori tifosi di basket del mondo, cosa che non molte persone nemmeno sapevano.

E a volte penso a tutte quelle persone che per anni ci hanno detto di smantellare tutto, ma noi siamo rimasti uniti. Ci siamo guardati intorno e ci siamo detti come squadra, come città possiamo rendere questa franchigia una contender, un posto dove il basket conta veramente. E questo quando i Raptors hanno creduto in me.

Quindi mi piacerebbe vedere quest’estate quasi come un nuovo punto di partenza. Abbiamo chiuso la stagione l’anno scorso con una delusione. E sono un paio di anno che penso che non abbiamo ancora raggiunto il nostro vero potenziale. E allora continui a sentire i soliti esperti che ci dicevano di ricominciare da capo nel 2013 che continuano a farlo anche nel 2017.

Ma la differenza tra quattro anni fa e ora è che questa volta la palla era nelle mie mani. Ero free-agent. Il che significava che spettava a me decidere – valeva la pena restare e ricominciare da capo per cercare di fare un passo in avanti?

E come ho già detto, per me è stata una decisione facile.

La risposta è sì.

Quando ho detto ai miei figli che saremmo restati a Toronto, il più piccolo non è ancora abbastanza maturo per capire, ma il più grande… quando ho visto la reazione di Karter ho capito di aver fatto la scelta giusta. L’ho capito semplicemente guardando l’espressione della sua faccia. Se ce ne fossimo andati… per lui, non sarebbe stato solo trasferirsi, ma sarebbe stato molto più difficile. Sarebbe significato lasciare i suoi amici, la scuola e la città in cui è cresciuto. Avremmo lasciato un posto che… fa parte della nostra famiglia. Avremmo lasciato la nostra casa.

Tornerò a Toronto perché il mio cuore mi sta dicendo che questa è casa mia – e perché stare a casa, per me e per la mia famiglia, è la cosa giusta da fare. Il mio cuore mi sta dicendo che questa è la migliore città del mondo, con i migliori tifosi di basket del mondo. Mi sta dicendo che i Raptors possono essere una squadra da titolo, prima o poi. E sarò onesto (non odiatemi), mi sta dicendo che non ho ancora mangiato il mio poutine [piatto tipico canadese ndr.]

Ma soprattutto, mi sta dicendo che se stai cercando delle persone in cui credere devi scegliere le persone che hanno creduto in te prima di tutti.

E se inizi qualcosa?

Amico, la finisci.

 

KYLE LOWRY.

Kyle Lowry dopo aver vinto il suo primo anello.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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