The Revolution.

The Revolution.

È stato “KG”, è stato “The Kid”, è stato “The Big Ticket”, è stato “The Franchise”, ma più di tutto Kevin Garnett è stato “The Revolution”. Una rivoluzione totale, perché uno come lui nella NBA non era ancora mai passato.

La sua vera storia cestistica comincia nel 1995 quando alla Farragut Academy di Chicago chiude la stagione con 25 punti, 18 rimbalzi, 6.5 assist e 6.5 stoppate di media con il 67% dal campo: viene nominato Mr. Basketball nello stato dell’Illinois, ma lui lo era già stato anche in South Carolina. Il primo a riuscirci. The Revolution.

Si dichiara eleggibile per il Draft, subito, senza passare per il college. Non è stato il primo a farlo, ma “è stato il primo a farlo sembrare così facile”. Lo prendono i giovani (sono nati appena 6 anni prima) Minnesota Timberwolves alla numero 5. Senza di lui probabilmente non avremmo avuto mai LeBron James, Kobe Bryant, Tracy McGrady, Amar’e Stoudemire, Dwight Howard e tanti altri. The Revolution.

Si ambienta in un attimo, d’altronde ha dei piedi da guardia montati su un fisico da ala grande. Può difendere su tutte le posizioni e in attacco, addirittura, lo fanno giocare da ala piccola… un 2.11 che gioca da ala piccola… abusa di chiunque, tira sulla testa di chiunque, domina fisicamente chiunque. The Revolution.

Alla fine del secondo anno termina il suo contratto da rookie. È il miglior prospetto della Lega e Glen Taylor, all’epoca GM dei Timberwolves, gli offre un contratto da 126 milioni in 6 anni, è un record e Kevin accetta (ne aveva rifiutati 102 poco prima). Per la prima volta un singolo giocatore vale più dell’intera franchigia. The Revolution.

Gioca per i Lupi fino al 2007, in cui però colleziona delusioni in serie: dopo essere stato eliminato per 6 anni consecutivi al primo turno, gioca la prima Finale di Conference contro il Lakers delle quattro Finals in cinque anni. Quello è il punto più alto della sua carriera in maglia Timberwolves, ma il destino gira ancora una volta le spalle a KG, sbarrandogli la strada verso le Finals. Poi la squadra si sfalda e il record stagionale torna perdente. Lascia i Wolves con record di presenze, punti, rimbalzi, palle rubate, assist e stoppate. Minnesota, nonostante tutto, ringrazia “The Revolution”.

Lo chiamano a Boston, in cambio di sei giocatori e due prime scelte al draft. Inutile dire che non era mai successo, sempre per quel discorso del “The Revolution”. Finalmente è in un contesto vincente e con Paul Pierce e Ray Allen vince uno degli anelli più romantici della storia della NBA contro quei Lakers che lo avevano battuto appena 4 anni prima. “Anything is possible” gridato al termine di quella gara-6. Le lacrime di chi si è tolto un peso dalla coscienza.

Il resto è storia recente: la fine dei Big-3 dopo la gara-7 contro gli Heat di LeBron nel 2012; l’addio ai Celtics l’anno successivo; la parentesi Nets dove indossa il #2 in onore del suo amico Malik Sealy, scomparso in un incidente stradale mentre tornava dalla festa di compleanno proprio di Kevin; il ritorno ai Wolves dove tutto era cominciato, come mentore di Karl-Anthony Towns, e il ritiro nel settembre del 2016.

In mezzo a questi 21 anni di NBA, oltre al titolo del 2008, una olimpiade nel 2000, un titolo di MVP di regular season nel 2004, 15 convocazioni per l’All-Star Game, 8 volte nei migliori quintetti NBA, 8 volte nei migliori quintetti difensivi NBA, un titolo di Miglior Difensore dell’Anno nel 2008, che dedicherà a tutta la sua squadra, e tanto, tantissimo trash talking. Sì, perché Garnett è stato anche, e soprattutto, questo, uno senza peli sulla lingua: ha detto a Villanueva di sembrare un malato di cancro (“cancer patient”), ha fatto piangere Glen Davis dopo un rimprovero in un time-out, ha detto a Carmelo Anthony che sua moglie sapeva di Cheerios al miele (“your wife tastes like Honey Nut Cheerios”). The Revolution.

Oggi sono 43 per uno dei migliori giocatori della storia NBA, uno che è rimasto sempre sé stesso, ma che ha rivoluzionato in maniera indelebile il basket di fine anni ‘90 e dei primi anni 2000.

Oggi sono 43 per Kevin Garnett, The Revolution.

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KG.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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