Giannis is the MVP

Giannis is the MVP

Quando sono arrivato ai Bucks, sono subito iniziate le domande.

La gente voleva sapere di Giannis. Volevano sapere cosa pensassi di lui e volevano sapere a quali giocatori lo avrei paragonato.

Non li biasimo. Giannis è difficile da descrivere. Non rientra in nessuna categoria di adesso o del passato.

Sono venuto a Milwaukee a marzo, ed ero emozionato di unirmi ad una grande squadra – una franchigia in crescita con gli occhi puntati sul anello. Non un anello durante la crescita, ma ora. In questa stagione.

E sapevo anche di unirmi alla squadra del MVP di quest’anno.

Ogni anno ci sono giocatori che mettono insieme stagioni fantastiche. Ma ci può essere un solo MVP. In diciotto stagioni nella NBA, ho avuto l’onore di giocare insieme o contro alcuni dei migliori giocatori della mia generazione. Mi piace pensare di saperne abbastanza, ma non sono un analyst o un commentatore, quindi lasciatemelo fare in maniera diversa:

Proverò a dirvi chi è Giannis. Dicendovi chi non è.

Giannis Antetokounmpo non è Russell Westbrook. Ripeto: non Russ.

Detto ciò, io ho giocato contro entrambi, hanno delle cose in comune. Sia Giannis che Russ corrono come nessun’altro nella Lega. Corrono VERSO di te, e non INTORNO a te, mettendo un’enorme pressione sulla difesa con decisioni prese in una frazione di secondo. Utilizzano l’euro-step come nessun altro. Entrambi possono fare una tripla doppia mentre sono anche i migliori realizzatori della squadra. Ma forse la cosa più importante di tutte: giocano con un’intensità che è rara anche in NBA. Ma Giannis non è Russ. Russ è un futuro Hall of Famer, 8 volte All-Star ed l’unico ad aver avuto una tripla doppia di media per tre stagioni consecutive. Quindi Giannis non è Russ. Non ancora. Giannis ha 24 anni, non sappiamo dove arriverà.

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Westbrook e Antetokounmpo.

E Giannis Antetokounmpo non è Shaquille O’Neal.

Ma per un momento, voglio che voi pensiate al giovane Shaq. Vi ricordate di lui, quando era a LSU? Ve lo ricordate nelle prime stagioni ai Magic? Riuscite a pensare ad un altro giocatore così grosso e così agile? Che schiaccia così forte e così tanto? Per me nella lista ce n’è solo un altro ed è il mio compagno greco.

Per darvi un’idea, ho fatto delle ricerche. Quando aveva 24 anni, Shaq ha finito la stagione 1996-7 con 26.2 punti a partita con il 56% al tiro, 12.5 rimbalzi e 3.1 assist. Confrontiamolo con quello che ha fatto Giannis quest’anno: era primo nei Bucks per punti (27.7) rimbalzi (12.5) ed assist (3,9). Ha tirato con il 58% dal campo ed è arrivato terzo nella Lega per punti di media.

Da giocatore, so che le statistiche non dicono sempre tutta la verità –  ne danno semplicemente una versione. Ma penso che che i fan dell’NBA vedano quello che vedo io. È raro per un giocatore con l’altezza di un centro essere così tecnico, veloce e fisicamente dominante. Il modo in cui Shaq correva in contropiede, schiacciava, difendeva il ferro… io vedo alcune di quelle qualità in Giannis. Quando vedete dei video del giovane Shaq contestare le schiacciate al ferro, potete vedere gli stessi istinti difensivi anche in Giannis. Entrambi vanno sempre la stoppata. Penso che non riuscirete a trovare una volta in cui uno dei due abbia concesso una schiacciata facile. Anche questo è raro nella NBA. E’ un messaggio agli avversari: ogni volta che verrete al ferro, io sarò lì.

Ma Giannis non è Shaq.

Mentre Shaq vinceva tre titoli di fila a Los Angeles è diventato un centro senza paragoni. Forse senza paragoni in generale. E’ stato il giocatore più dominante della mia generazione – e senza dubbio uno dei migliori centri di sempre. Shaq è nella Hall of Fame. Ha quattro anelli. È su un livello tutto suo. È Shaq. Quindi, Giannis non è Shaq. Non ancora. Giannis ha 24 anni, non sappiamo dove arriverà.

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Antetokounmpo e O’Neal.

Giannis Antetokounmpo non è neanche Kevin Garnett.

Ho cercato ancora su Google. Quando aveva 24 anni, nel 2000-2001, KG ha fatto 22 punti di media e 11.4 rimbalzi. In questa stagione, e scusate se mi ripeto ma è impressionante, Giannis ha fatto 27.7 punti di media e 12.5 rimbalzi. Ancora, penso che confrontare le statistiche in ere diverse non sia l’unico modo di paragonare due giocatori o le loro carriere. Kevin è stato uno dei giocatori che parlavano di più contro cui io abbia giocato, Giannis è molto più calmo sul parquet.

Ma quello che ho visto da quando mi sono unito ai Bucks, e potevo vederlo da vicino ogni giorno, è il modo in cui Giannis giochi con la stessa intensità, aggressività e competitività di Kevin Garnett. Sia in Giannis che in KG, vedi la stessa unica grinta a rimbalzo. Entrambi hanno un istinto per il passaggio che molti giocatori alti non hanno.

Ma Kevin Garnett? Ogni lista delle power forward di tutti i tempi che non abbia KG nei primi tre, per me è sbagliata. KG è stato MVP, 15 volte All-Star. È stato il miglior rimbalzista della Lega per quattro stagioni di fila. È un futuro Hall of Famer, e ha vinto un anello. Quindi Giannis non è KG. Non ancora. Giannis ha 24 anni e non sappiamo dove arriverà.

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Garnett e Antetokounmpo.

E Giannis Antetokounmpo non è me.

Prima della mia prima stagione in NBA, nel 2001, mi ero posto l’obiettivo di vincere il Rookie of the Year. E ci sono riuscito. Ero molto felice non solo perché avevo lavorato tanto, ma anche perché in molti non se lo aspettavano. Quello che voglio dire è che molte persone non sapevano cosa aspettarsi da un giocatore europeo all’epoca. Per chi si ricorda, nel 2001 era ancora una novità per gli stranieri giocare in NBA ed aver da subito un impatto. Mi ricordo molte domande su come mi sarei adattato allo stile NBA – sarei stato abbastanza forte o abbastanza veloce? Sarei stato capace di adattarmi allo stile ed alla velocità della NBA? Sapevo che quel tipo di domande facevano parte del gioco e della mia sfida di mettermi alla prova.

Giannis da rookie aveva 18 anni, e non lo avevo mai sentito nominare prima. Ma mi ricordo di averci giocato contro: era alto, magro e tranquillo. Non ha giocato molti minuti da rookie. ha segnato circa 7 punti di media e non ha vinto il premio di ROY. Ma anche se la NBA si è globalizzata molto (adesso quasi un giocatore su quattro è straniero) non mi sorprenderebbe se gli avessero fatto le stesse domande che hanno fatto a me nei primi due anni di carriera.

Mi ricordo anche di quando io avevo 24 anni. Avevamo vinto 45 partite a Memphis e al primo turno dei playoff abbiamo affrontato i Suns, la testa di serie n.1. Abbiamo subito uno sweep. Anche la stagione successiva, sweep, sempre al primo turno. Non ho giocato il secondo turno dei play-off fino a quando non ho raggiunto Kobe a Los Angeles nel 2008. Questo, invece, è quello che sta facendo Giannis alla stessa età. Dopo una stagione da 44 vittorie, ha guidato i Bucks ad una da 60, miglior record della lega e miglior record di franchigia negli ultimi 40 anni.

Anche se abbiamo avuto esperienze simili in quanto giocatori internazionali, Giannis ed io siamo giocatori diversi. Abbiamo influenze cestistiche diverse. Siamo cresciuti in periodi cestistici diversi. E, cosa più importante, io non ho mai messo sù i numeri di Giannis nei primi sei anni. E neanche in quelli successivi , nel caso ve lo stiate chiedendo.

Quindi non paragonerei neanche me con Giannis.

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Gasol e Antetokounmpo.

Ed infine: Giannis non è Kobe Bryant. Ripeto: non è il Mamba.

Nessuno è come Kobe. La sua combinazione di talento e voglia di vincere non l’ho mai vista in nessun altro nella mia carriera. Vi racconto una breve storia: ricordo di essere arrivato al training camp dei Lakers nel 2012 dopo un’estate passata a giocare con la Spagna alle Olimpiadi di Londra. Kobe e Team USA ci avevano battuto in Finale giusto qualche settimana prima. Subito dopo le Olimpiadi e prima del training camp, mi ero riposato. Al primo giorno di camp mi ricordo che Kobe mi aveva sfidato in una gara di 1-vs-1 dopo l’allenamento. E siccome sapeva che giocare in post era la mia specialità, decise che la gara sarebbe stata solo in post. Non potevo rifiutare la sfida. Ero in buona condizione, ma  stavo ancora recuperando dall’estate. Kobe non mi avrebbe mai permesso di rifiutare, quindi abbiamo giocato. Faceva trashtalking. Così ho cercato di mantenere il controllo facendolo anch’io. Kobe non stava scherzando, voleva battermi. Così ho provato a pareggiare la sua intensità. Ma qualunque cosa avessi provato a fare, non avrebbe funzionato. Mi ricordo che pensavo “Kobe, rilassati. La stagione è appena cominciata. Io sto ancora recuperando le mie gambe. RELAX.”

Forse un giorno vi dirò chi ha vinto quella partita. Al momento, penso sappiate chi ha vinto.

Mi piace questa storia perché credo che dica molto su come Kobe affrontasse le partite. Non sarebbe mai arrivato fuori forma. Era sempre pronto, e voleva che tutti lo fossero. Non penso si sia mai preso una pausa. Era sempre al massimo. I sei anni e mezzo che ho giocato con Kobe sono stati i miei migliori. Ho imparato tanto sul mio gioco, e gran parte dei motivi sono per il numero 24.

Vi dico: Giannis e il giovane Kobe hanno alcune cose in comune.

Mi ricordo che Kobe tweetto questo prima della stagione 2017-18:

Sfidò Giannis a vincere il premio di MVP quell’anno. E penso sorprese molti fan della NBA – il ragazzino da Milwaukee? Kobe è serio? Non è troppo presto?

Penso che anche Giannis fosse sorpreso. Lo scorso mese, gliel’ho chiesto, e la sua risposta è stata tipo “Uno dei migliori di tutti i tempi mi sta sfidando ad essere l’MVP. Questo vuol dire che lui crede che io possa farcela”. Giannis mi ha detto che questo lo ha motivato come nient’altro… Non era spaventato o preso alla sprovvista. Era una sfida pubblica e privata.

Giannis non ha vinto il premio di MVP l’anno scorso, naturalmente. Ma se guardate quanto il suo gioco sia migliorato dallo scorso anno… è chiaro che qualcosa è cambiato. Ora in pochi sono sorpresi. La scorsa estate Kobe ha invitato Giannis a lavorare con lui a Newport e io già sapevo come sarebbe andata. Non perché fossi lì, ma perché sapevo come sarebbe stato Kobe con lui. Kobe sarebbe stato intenso. Kobe gli avrebbe insegnato continuamente. Kobe non avrebbe fatto a Giannis alcun apprezzamento. Lo avrebbe sfidato. Avrebbe provato a buttarlo giù.

Giannis mi ha raccontato come è andata. Mi ha detto che Kobe gli ha consigliato di dare priorità alla preparazione.
Prepararsi, prepararsi, prepararsi. Guardare video. Trovare le sue debolezze e quelle degli avversari, le loro tendenze. Aggiungere qualcosa di nuovo al suo gioco ogni estate.

E questo è quello che io ho visto fare a Kobe con il suo stesso gioco. Affrontava la preparazione come fosse una competizione con se stesso. E Giannis fa lo stesso. Guarda molti video con gli assistant coaches, sarei sorpreso se nella squadra ci fosse un altro che guarda più video di lui.

Come dicevo, Giannis non è Kobe. Ma entrambi hanno un’intensità non comune e una competitività unica, ed è una cosa che puoi vedere solo se ci sei vicino. Lo vedi nei loro occhi. Entrambi portano all’estremo il modo in cui si allenano. Sono stato compagno di Giannis per molto meno tempo di quanto non lo sia stato di Kobe, però so com’era l’approccio di Kobe. Lui si allenava forte così come giocava. Per Kobe, tutto era una sfida.

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Antetokounmpo e Bryant.

Durante questi playoff, quando abbiamo perso gara-1 contro i Celtics al secondo turno, sapevamo di non aver dato il nostro meglio. E, naturalmente, un sacco di critiche sono arrivate soprattutto a Giannis, perché è il nostro giocatore migliore. Prima di gara-2, l’ho visto rispondere allo stesso modo in cui Kobe rispondeva alle avversità nei momenti di alta tensione: Giannis non ha garantito una vittoria in gara-2. Non è stato arrogante e nemmeno sulla difensiva. È stato freddo ed equilibrato. Sapeva che doveva reagire. Lo ha fatto. E da allora, non abbiamo ancora perso.

Ecco i fatti:

Giannis è il miglior giocatore della squadra con il miglior record della stagione.

Sarà nel primo quintetto All-NBA e nel primo quintetto All-Defense. È stato uno dei giocatori più dominanti della Lega su entrambi i lati del campo.

Giannis con una stagione da 60 vittorie alle spalle, ha la possibilità di portare i Bucks alle Finals per la prima volta dopo 45 anni.

Molto semplicemente: Giannis è l’MVP della stagione.

Quindi non cerchiamo di capire a chi somiglia. Non bisogna paragonarlo a qualcuno. Non ha ancora tutta la sua carriera alle spalle, e neanche la metà. Non è la stessa cosa dei giocatori di cui ho parlato qui. Ma molti dei migliori giocatori in questa Lega, passati e presenti, non hanno giocato – anche nel punto massimo delle loro carriere – come il mio giovane compagno greco sta facendo quest’anno. Ha solo 24 anni. E questo dovrebbero preoccupare il resto della Lega. Perché ha appena iniziato.

Quindi invece di paragonarlo agli altri, guardiamolo giocare, guardiamolo crescere e guardiamo il suo viaggio.

Lasciamo che Giannis sia Giannis.

Non possiamo sappiamo quanto in alto potrà arrivare.

 

Pau Gasol.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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