La moda del tiro da 3? Ecco la spiegazione

La moda del tiro da 3? Ecco la spiegazione

Questa settimana è uscito il libro “SprawlBall: A Visual Tour of the New Era of the NBA” scritto da Kirk Goldsberry, uno dei più importanti analyst di ESPN che racconta e spiega come è cambiato il gioco Nba in questi anni e come sia esplosa la tendenza di prendersi molti tiri da tre e la cosiddetta “Moreyball”.

Goldsberry quando ha iniziato questa ricerca di dati si trovava ad Harvard ad insegnare cartografia. Aveva trovato il modo per prendere e analizzare questi dati relativi ai tiri tentati delle ultime 5 stagioni.
Questo è il risultato della carta dei tiri tentati nella lega nella stagione 2014/2015:

Tabella di tiro della stagione 2014/15

Possiamo notare come nella stagione del rimo nello Warriors c’era un importante mole di tiri vicino al canestro e un’altra fascia di attività oltre l’arco di 3 punti. Possiamo anche vedere che i tiratori della lega erano generalmente meno attivi nelle aree di tiro da 2 punti tra l’arco e la linea dell’arco (anche perché il cosiddetto long-two non è mai stato un tiro efficiente), ma questa mappa non dice nulla sulla percentuale di tiro nelle varie aree.

Percentuale di tiro per zona di campo.

Quello che ha sorpreso Kirk quando ha studiato questo grafico è stato imparare che al di fuori dei 6 piedi, non c’è nessuna area sul campo dove i giocatori fanno più del 45 per cento. “Ho sempre pensato che il 50 percento fosse la soglia percentuale dalla linea dei liberi, ma questo grafico mostra che l’unico posto sul parquet dove i giocatori superano il 50% è l’area tra lo “smile” e il canestro” continua Kirk.

Inoltre quando si leggono i tentativi di tiro tra i 6 e 25 piedi, la lega è stranamente coerente. Mi aspettavo di vedere una marcata diminuzione della percentuale sul campo con una distanza maggiore: pensavo che i tiri più corti avrebbero avuto molti più tentativi rispetto ai tiri più lunghi.
A quanto pare, i giocatori NBA tentano solo il 40 percento dei loro tiri tra 8 e 9 piedi dal canestro, e quel numero scende a solo il 35 percento tra 25 e 26 piedi dal canestro.

Un altro grafico che ha fatto molto riflettere Kirk è stato quello in cui si leggono quanti punti in media si realizzano da ogni zona del campo.
Questo è il risultato:

Punti per zona di tiro.

La percentuale dei tiri dal campo è solo un aspetto che però non dice tutto e soprattutto potrebbe essere fuorviante in un wriodo in cui vediamo l’abuso spasmodico del tiro da 3. Dopo tutto, i punti sono ciò che determina una partita. Quando si vanno a vedere i punti medi in base alla posizione dei tiri, solo allora possiamo vedere quali sono i tiri più efficienti e che portano più risultati.

Solo allora la visione “economica” di Daryl Morey diventa chiara. Solo allora vediamo il massiccio utilizzo rappresentato dalla linea a 3 punti. E quando confrontiamo la mappa dei punti per tiro con la mappa percentuale del campo, si capisce come non tutti possono incentrare il loro gioco sul tiro da 3 perché si rischia di avere risultati negativi e questo concetto lo aveva espresso anche Popovich.

Se è vero che i tiri da 3 punti vengono realizzati il 36 percento delle volte e quelli da 2 punti bucano la retina solo il 40 percento delle volte. Nella mappa percentuale del tiro al bersaglio viene dimostrato come la mole maggiore di tiri nell’NBA ha essenzialmente una percentuale realizzativa dal 35 al 45 percento; tuttavia, alcuni di quei tiri valgono 3 e alcuni valgono 2. Naturalmente, come prevedevano le previsioni di base, il comportamento di giocatori e squadre si è adeguato a questi numeri e quindi in molte hanno cambiato gioco e selezione di tiri. Non c’è da stupirsi che il tiro dal mid-range si stia per estinguere con buona pace di DeRozan, Aldridge e molti altri “dinosauri” della lega.

Saverio Lanzillo

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