Ennesima delusione ad Oklahoma City

Ennesima delusione ad Oklahoma City

Per il terzo anno consecutivo la stagione degli Oklahoma City Thunder si interrompe al primo turno dei play-off della Western Conference: nel 2016-17 furono gli Houston Rockets a buttare fuori 4-1 i Thunder del MVP Russell Westbrook, lo scorso anno i Jazz misero a segno l’upset vincendo 4-2 la serie, in questa stagione, invece, sono stati i Portland Trail Blazers di Damian Lillard a sculacciare malamente OKC, accedendo al secondo turno con un secco 4-1.

L’11 febbraio i Thunder avevano un record di 37-19 e avevano appena battuto (strano il destino) i Blazers per 120-111 con le due triple doppie di Paul George (47 punti, 12 rimbalzi e 10 assist) e Russell Westbrook (21 punti, 14 rimbalzi e 11 assist). OKC sembrava l’alternativa più credibile a Golden State, merito di una difesa d’élite e un attacco che, seppur senza troppe soluzioni, riusciva a rimanere in linea di galleggiamento grazie al talento del miglior George della carriera.

Da quel giorno, però, è calato il buio a Oklahoma City. 12-14 il record post All-Star Game. Colpa dell’infortunio alla spalla di PG? Colpa di Westbrook? Colpa di Donovan? Colpa del supporting-cast?

L’accoppiamento con Portland non sembrava proibitivo. Sulla carta Westbrook e compagni avevano tutte le carte in regola per cercare di passare per la prima volta il primo turno da quando Kevin Durant ha deciso di abbandonare la nave per andare a vincere anelli e titoli di MVP a Oakland, il risultato, invece, è stata l’ennesima delusione.

Partiamo dall’analisi delle statistiche individuali della serie tra Thunder e Blazers.

Il quintetto nelle cinque partite giocate della serie è stato sempre lo stesso: Russell Westbrook, Terrance Ferguson, Paul George, Jerami Grant e Steven Adams; uno starting-five di grandi atleti, ma con abilità tecniche veramente minime per tre quinti della sua composizione che, quindi, ha causato delle difficoltà offensive clamorose.

I numeri ci dicono che gli Oklahoma City Thunder in questi play-off sono stati la decima squadra per points per shot (1.22), dodicesimi per percentuale al tiro dall’arco (33.1%) e decimi per percentuale dal campo (44.0%). Paul George, con tutte le attenuanti del caso date dall’infortunio alla spalla, purtroppo non è riuscito ad essere il giocatore favoloso che avevamo ammirato fino alla pausa dell’All-Star Game, nonostante abbia girato a 28.6 punti e 8.6 rimbalzi a partita, con il 58.3% di true-shooting (la stessa di Antetokounmpo) e il 48.5% di free-throw rate, ha comunque avuto offensive defensive rating in netto calo rispetto a quelli della RS.

Chi, per forza di cose, è finito sotto il bersaglio della critica è stato, invece, Russell Westbrook. 22.8 punti, 8.8 rimbalzi e 10.6 assist nella serie contro i Blazers; i problemi, però, iniziano appena dopo la lettura dei semplici numeri fatti registrare dal numero #0 dei Thunder: Russ ha tirato con il 36% dal campo (il settimo peggior giocatore della Lega in questi PO), perdendo, inoltre, 4.6 palloni a partita (solo dietro Harden). Tutti quelli che si erano trovati ad analizzare la serie tra Portland e Oklahoma, compresi noi, avevano posto l’accento sulla spiccata incapacità di Enes Kanter, centro titolare dei Blazers, a livello difensivo, difficoltà che si pensava avrebbero reso il giocatore turco la vittima sacrificale in ogni singolo pick ‘n roll della coppia Westbrook-Adams. A fine serie possiamo dire che Kanter è sembrato un giocatore quasi utile nella propria metà campo e la colpa (o il merito) è, soprattutto, di Westbrook (colpe da condividere, naturalmente, con Billy Donovan): la free-throw rate, cioè il numero di liberi tirati in base ai tiri presi, del play dei Thunder nella serie è stata del 23.4%, nettamente il peggior dato della carriera. Questo dato ci fa capire semplicemente che Westbrook non ha mai realmente attaccato il ferro, accontentandosi dei suoi amati tiri dal mid-range (che peraltro ha segnato solo con il 37.7%) e proponendo un pick ‘n roll con Adams sempre con i piedi dentro l’area, una situazione che non ha permesso a Westbrook di prendere velocità per attaccare Kanter, che per contro è riuscito ad arrangiarsi sfruttando la maggior mole vicino al ferro. A questo si aggiungono due fattori: il primo è che la conformazione del quintetto dei Blazers obbligasse coach Donovan a dirottare Westbrook su uno tra Lillard e McCollum (in prevalenza sul secondo), che hanno avuto vita facile a trovare vantaggio in attacco contro l’ormai nota indolenza difensiva dell’ex-UCLA; la seconda è data dal fatto che Russ negli ultimi quarti è sempre scomparso, dopo essere stato magari anche positivo nei minuti precedenti (in gara-5, ad esempio, le sue accelerazioni hanno provocato il parziale da 32-8 di OKC), facendo naufragare la squadra con decisioni pessime, come quella di giocarsi in isolamento l’ultimo possesso di gara-5 dopo aver tirato 11/30 fino a quel momento.

Come già detto in precedenza, in RS i Thunder avevano avuto moltissime difficoltà a trovare il fondo della retina proprio a causa di un roster carente di buoni tiratori e, quindi, non adatto a sfruttare una delle maggiori abilità di Westbrook, cioè quella di sfornare assist: esclusi Steven Adams e Nerlens Noel (cioè quelli che tirano quasi esclusivamente entro i 3 metri dal ferro), non è presente nessuno che abbia la capacità di trovare continuativamente il fondo della retina. Terrance Ferguson ha pagato la prima esperienza ai play-off e non è mai riuscito ad entrare nella serie, tirando solo 25 volte in tutta la serie (un solo tiro in gara-5) e segnando solo in 9 occasioni; il risultato è stato un plus/minus cumulato di -39, oltre che il peggiore defensive (116) e offensive rating (92) della squadra. Markieff Morris, arrivato a stagione in corso dai Wizard proprio per rafforzare il reparto tiratori, è stato utilizzato con il contagocce (11 minuti a partita) visti i risultati impietosi al tiro, anche lui sotto il 35%. Dennis Schroder, che a inizio anno sembrava un acquisto azzeccato e che ha giocato gran parte dei minuti di Ferguson, è sembrato difficilmente affiancabile a Westbrook, visto che entrambi adorano (forse eccessivamente) tenere il pallone in mano e nessuno dei due ha un gioco off-the-ball accettabile, oltre al fatto che il play tedesco in difesa ha avuto un atteggiamento veramente “disinteressato”, preoccupandosi maggiormente di fare trash talking con Lillard. Raymond Felton dovrebbe rappresentare l’esperienza nel roster di Donovan e ha giocato appena 57 minuti totali, nei quali, però, OKC non ha praticamente mai segnato (79 di offensive rating). Jeremi Grant è stato forse uno dei pochi a salvarsi sia a livello balistico, 50% dal campo con il 45% dall’arco, che a livello di impatto, è stato, infatti il migliore della squadra per offensive rating (122) che per stoppate (2.0).

Ora cosa succederà ad Oklahoma City? Solitamente in queste situazioni il primo a pagare è l’allenatore e, infatti, anche questo caso potrebbe rientrare nel novero delle opportunità. Billy Donovan non ha mai convinto, non è riuscito a dare alla sua squadra un’identità offensiva che potesse permettere ad OKC di uscire fuori dalle situazioni di difficoltà quando le due stelle, George e Westbrook, non giravano a dovere. A livello di mercato i Thunder non hanno praticamente spazio di manovra sul mercato dei free-agent, a causa del cap ingolfato, e, quindi, l’unico modo per potersi muovere sarebbe quello di scambiare qualche pezzo del roster per cercare di prendere role-player più funzionali: il sacrificato potrebbe essere, a rigor di logica, Steven Adams che in questi play-off non ha mai realmente convinto, dimostrando dei notevoli limiti offensivi e non riuscendo neanche a limitare più di tanto il suo ex-compagno di squadra Kanter; il suo contratto da 53$ milioni complessivi in due anni è uno stipendio da stella, cosa che al momento Adams non è.

Sarà un’estate di fuoco ad OKC, rimasta delusa per il terzo anno consecutivo e vogliosa di riscatto, dopo mesi passati ad essere considerata l’anti Golden State ed uscita, invece, ancora una volta al primo turno.

Lo scorso anno Paul George e Russell Westbrook postarono una foto su Instagram con la didascalia “Unfinished business”, sarà stata, quella di qualche giorno fa, l’ultima delusione?

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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