Top & Flop. Il meglio e il peggio della seconda giornata di PO.

Top & Flop. Il meglio e il peggio della seconda giornata di PO.

FLOP:

  • Russell Westbrook: Nella prima giornata si è salvato, pur non brillando, grazie alla tripla doppia. In gara-2 non ci sono scuse: 14 punti, 9 rimbalzi e 11 assist contornati, però, da un orrido 5/20 dal campo (con 1/6 dall’arco), da 6 palle perse, da 3 stoppate subite, da un offensive rating di 73 e da un non ottimo -27 di plus/minus. Soffre ad ogni singolo possesso Lillard, che dall’altro lato del campo su di lui sembra un difensore più che accettabile. George ha l’attenuante della spalla (ma ha comunque tirato il 55% dal campo), lui no.

  • Donovan Mitchell: Avere il peso dell’attacco di un’intera franchigia sulle spalle ed essere l’unico in grado di costruire un tiro dal palleggio, a 22 anni, non è facile. Ecco, l’anno scorso, però, Mitchell di questi tempi veleggiava abbondantemente sopra i 25, ora siamo fermi a 15. Affrontare questi Rockets non aiuta, ma se la tua stella segna 11 punti con 5/19 dal campo vincere diventa impossibile.

  • Marcus Morris: Dopo il ventello di gara-1, quello che di fatto ha consegnato la partita ai Celtics, c’è stata una leggera involuzione nel secondo atto della serie per Marcus. 0 punti, 0 rimbalzi, 4 assist e un discreto 0/8 dal campo. Per sua fortuna Boston vince, altrimenti…

  • La difesa dei Warriors: La difesa è sempre stata l’arma vincente nei PO degli uomini della Baia, diciamo che in questa gara-2 Golden State si è presa una pausa. Una pausa durata esattamente 19 minuti e 31 secondi, quelli che sono serviti ai Clippers per segnare 72 punti e ribaltare una partita in cui erano finiti sotto di 31 lunghezze. Per una volta sono nella parte sbagliata della storia. Umani.

 

TOP:

  • Lou Williams: Uno dei motivi del cortocircuito della difesa dei Warriors è Sweet-Lou. 36 punti (di cui 22 negli ultimi 19 minuti), 11 assist, 2 rimbalzi e 2 rubate, ma soprattutto tanta leadership, tanta “garra” e tre-quattro canestri di una difficoltà e di una bellezza imbarazzanti. Sarà il Sesto uomo dell’Anno e questo è il motivo.

  • McCollum-Lillard: L’anno scorso avevano faticato tantissimo, frustrati dal piano partita perfetto dei Pelicans e sbattuti fuori dai PO in quattro partite da Davis e compagni. Quest’anno si stanno facendo con gli interessi: sono avanti contro OKC per 2-0 grazie a prestazioni perfette. Nell’ultima uscita McCollum ha scritto 33 punti e 8 rimbalzi, mentre Lillard ne ha firmati 29 insieme alle giocate emozionali della partita, quelle che fanno esplodere il Moda Center. Portland è ai loro piedi.

  • Jamal Murray: Aveva steccato malamente in gara-1 e il copione si sta ripetendo anche nel secondo atto della serie, con il play dei Nuggets fermo a 3 punti dopo 36 minuti di gioco e con Denver sotto di 7 in casa. Poi l’esplosione, quella da 22 punti in 12 minuti, quella che ha fatto prima tornare in partita e poi vincere i Nuggets. Serviva una risposta. È arrivata.

  • Kawhi Leonard: Non aveva giocato male nella sconfitta di gara-1 con Orlando, ma non era sembrato la macchina perfetta ammirata un paio di anni fa a San Antonio. 37 punti con soli 3 tiri liberi tirati, 11/14 da due, 4/8 dall’arco, 4 assist, 4 rimbalzi, 2 rubate e una sola palla persa. Ah, poi ci sarebbe anche la metà campo difensiva, dove continua a fare magie.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *