Texas Pop

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“I vincitori sono semplicemente disposti a compiere quello che i perdenti non faranno mai.”

Sinceramente non so chi abbia scritto questa frase, ma per parlare dell’ennesima stagione capolavoro di Gregg Charles Popovich è essenziale. In questi ultimi anni stiamo assistendo alla ricostruzione di numerose squadre come i Boston Celtics post “Trade del secolo”, come i Philadelphia 76ers con il “The Process”, come i Nets che si stanno rialzando o come Atlanta e Chicago, i cui progetti sembrano promettenti. Squadre diverse, stessa strategia: tanking, per provare ad avere le scelte più alte e cercare di scegliere i migliori prospetti al Draft.

Il vecchietto nativo di East Chicago, però, alla parola tanking non pensa dalla stagione ’97 dove prese il primo pezzo di uno dei terzetti più forti della storia del gioco, nonchè la pietra angolare (tutt’oggi) di tutto l’universo Spurs: Tim Duncan. Da quell’anno gli Spurs si sono affermati come una delle franchigie più forti della Lega e per 22 anni consecutivi hanno centrato i play-off (anche in questa stagione sembra sicura la presenza nella post season), ed è inutile dire che questa sia la striscia più longeva della storia del gioco. Oltre ai 5 anelli, oltre al record di vittorie in trasferta, oltre alla consapevolezza di essere uno dei migliori coach della storia, oltre alla sua capacità di saper cogliere le rivoluzioni del gioco e saper vincere in tre decadi diverse – impressionante come negli ultimi 22 anni SAS abbia avuto un record negativo solo per 65 giorni (la più vicina è Houston con 1’007) – questa potrebbe essere una delle stagioni migliori di Pop e portarlo a vincere il Coach Of The Year (in bacheca già tre volte).

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Tim Duncan e Gregg Popovich.

Sì, Budenholzer ha finalmente valorizzato il potenziale dei Bucks, McMillan sta portando una squadra discreta priva della sua stella ai PO, Malone sta gestendo bene il suo giovane roster, e sta disputando una stagione incredibile, Rivers sta portando in alto una squadra in piena ricostruzione, ma Popovich senza la sua point-guard titolare da inizio stagione, con Kawhi Leonard che lo ha abbondato e con due star che, in una Lega in cui si punta sempre più alla perimetralità sono specialisti del mid-range, sta raggiungendo i PO con tutta la spietata concorrenza della West Conference. Beh è un miracolo, l’ennesimo della sua carriera.

In estate Leonard scappa in Canada e sotto l’Alamo arriva DeMar DeRozan con la rabbia di chi si sente tradito dalla sua famiglia e con la voglia di dimostrare di essere ancora un’All-Star. Durante la pre-season si rompe Murray e dopo l’addio di Parker bisogna trovare un’altra point-guard, perché il solo Mills non può bastare. Qui il primo miracolo, che ha un nome e un cognome: Derrick White che, dopo un anno giocato con gli Austin Spurs nella G-League, concluso poi con il titolo, entra nelle rotazioni di Pop e diventa subito essenziale per il gioco degli Speroni, grazie alla sua velocità e alla sua struttura fisica diventa un fattore difensivo, ma anche in attacco da un grande contributo. Il secondo miracolo riguarda le due stelle della squadra: a DeRozan e Aldridge fa esprimere semplicemente il loro gioco, con tutti i pregi e difetti, e, quindi, mid-range, penetrazioni e situazioni spalle a canestro. Il risultato è super positivo con DeMar che si riscopre anche grande passatore e Aldridge che in area è una sentenza e resta comunque uno dei migliori giocatori di post della Lega.

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DeRozan e Aldridge, entrambi sopra i 20 punti di media quest’anno. (credits by SportIllustrated)

Solo che non puoi, in questo momento storico della NBA, pensare di vincere le partite segnando solo da 2 e qui Pop compie il terzo miracolo: la panchina. Mills, Belinelli e Bertans vengono usati nel 90% delle situazioni come cecchini e addirittura il lettone tira il 99% dei suoi tiri dopo un passaggio del compagno. Il “good to great” che è stato sempre alla base della filosofia di gioco della squadra texana è quantomai utile per questo roster operaio e i risultati si vedono, sono 5 i giocatori degli Spurs nella top-40 per percentuale da tre: Bertans arriva quasi al 45% dall’arco (secondo nella Lega), Rudy Gay e Bryn Forbes sono sopra il 41%, Belinelli e Mills sopra il 38. Il risultato è che San Antonio è la trentesima squadra della Lega per triple tentate (meno di 25), fondamentale che Popovich ha criticato a più riprese, ma è la prima per percentuale dall’arco (40%).

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La panchina degli Spurs. (credits by GettyImages)

Gregg è consapevole del fatto di non avere un roster capace di fare la differenza in difesa, in controtendenza con le abitudini dei texani, sia per caratteristiche tecniche che fisiche, e quindi sfrutta i suoi giocatori al massimo nella fase offensiva basandosi come al solito sulla fluidità del giro palla e lasciando solo a DeRozan e Aldridge situazioni di isolamento. Rendere così efficiente un roster che a inizio anno poteva risultare estremamente disfunzionale, trasformare e far performare al meglio ogni singolo giocatore, centrare ancora una volta l’obiettivo dei PO in una Conference mai come quest’anno super competitiva. Lo puoi fare solo se sei Gregg Popovich.

A cura di Saverio Lanzillo

Saverio Lanzillo

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