Budenholzer, Giannis e la rivoluzione dei Bucks

Budenholzer, Giannis e la rivoluzione dei Bucks

Di questi tempi, un anno fa i Milwaukee Bucks vincevano la loro 37esima partita stagionale contro gli Atlanta Hawks, consolidando la settima piazza nella Eastern Conference, appena mezza partita sopra l’ottavo posto dei Miami Heat e lontanissimi (15 vittorie) dalla capolista, Toronto, detentrice di un record di 52-17.

365 giorni dopo la musica è cambiata nel Wisconsin e, più in generale, nella parte orientale del Paese a stelle e striscie. I Bucks, ora, sono la prima forza a Est con un record simile a quello dei Raptors versione 2017/18 (52-18), anche se in un contesto generale molto più competitivo, nonostante il roster dei Cervi sia rimasto quasi del tutto inalterato.

Facciamo, però, nuovamente un passo indietro e analizziamo quelli che erano i Bucks lo scorso anno: ai nastri di partenza della passata stagione Milwaukee si presentava con lo starting-five totalmente invariato rispetto a quello attuale, ma con la panchina occupata da Jason Kidd. Kidd è sempre stato una presenza ingombrante e totalizzante sul parquet, lo era da giocatore e lo è stato da allenatore con idee tattiche che, però, lo hanno portato prima a farsi malvolere da tutto l’ambiente Bucks (soprattutto dai tifosi) e poi a farsi licenziare. Il problema principale (escluse le infelici uscite pre e post-partita), che portò poi il front-office di Milwaukee ad allontanare dalla panchina il campione NBA 2011, era imputato principalmente all’atteggiamento della squadra nella metà campo difensiva: il blitz, concetto sul quale si è basata la pallacanestro di Milwaukee nel periodo di egemonia di Kidd, è stato (a posteriori) il motivo per il quale Antetokounmpo e compagni non sono mai riusciti a spiccare il volo prima di quest’anno.

Il blitz è, in parole povere, un sistema difensivo molto aggressivo basato su uscite altissime sui pick and roll, seguite poi da recuperi furiosi. Quando tutto funziona bene e i cinque giocatori in campo si muovono in simbiosi, quella del blitz diventa una tattica difensiva molto remunerativa, in particolare per i Bucks, visto che il risultato è spesso una palla persa dall’attacco con conseguente contropiede che, fino ad un anno fa, a Milwaukee, significava Giannis al ferro con la schiacciata. Quando però il giochino si inceppa, e basta veramente poco (un uomo che rimane incastrato sul blocco, un aiuto portato con i tempi sbagliati, ecc), per gli attacchi è festa con praterie che si aprono molto facilmente. La colpa di Kidd è stata quella di non trovare mai un rimedio alla situazione, visto che questa è stata per tre anni e mezzo l’unica soluzione difensiva adottata dal nativo di San Francisco, con gli avversari che, dopo un primo anno di adattamento (terminato con una stagione da 41-41) nel 2014-15, hanno preso le misure ai Bucks, mandando tutto all’aria, compreso un attacco che risentiva in maniera determinante dello sforzo nell’altra metà di parquet.

Il licenziamento (arrivato quando il record era di 23-22) è sembrata una soluzione più che logica, con Kidd sostituito ad interim da Joe Prunty e con una stagione terminata poi prematuramente nella gara-7 del primo turno contro i Boston Celtics.

Dal giorno successivo alla sconfitta per 112-96 patita al TD Garden il front-office dei Milwaukee Bucks non ha sbagliato più nulla. Il primo passo è stato quello di trovare un allenatore che riuscisse finalmente a dare un’identità alla squadra e la scelta è ricaduta su Mike Budenholzeruscito dopo 5 anni dal contratto con gli Atlanta Hawks, doveva aveva messo in piedi anche il “miracolo operaio” del 2015. La seconda mossa, fondamentale quanto quella di Budenholzer, è stata la firma di Brook Lopez, seguita poi da quella di Ersan Ilyasova e dalla presa al Draft di Donte DiVincenzo.

I dati che saltano maggiormente all’occhio sono quelli riguardati il tiro dall’arco: durante la stagione 2017-18 i Bucks tiravano circa 25 triple a partite (25esimi nella Lega) segnandole con il 35.5% da tre (22esimi nella Lega), quest’anno la percentuale è rimasta invariata, ma i tentativi sono arrivati a 38 (secondi in NBA), che comunque consentono a Milwaukee di essere la seconda squadra con più triple segnate in stagione (935, dietro alle 1089 di Houston). Gran parte del merito di questa evoluzione è dovuta proprio a Brook Lopez che si è saputo riscoprire tiratore mortifero dall’arco (159 centri in stagione), attentando al record di Channing Frye per triple tentate da un giocatore più alto di 7 piedi: una metamorfosi che ha consentito ai Bucks di allargare ancor più il campo, liberando spazio al più devastante giocatore d’area attuale, Giannis Antetokounmpo (oltre il 70% la sua percentuale nei pressi del ferro). Quest’idea tattica è stata poi ulteriormente ribadita dagli arrivi invernali di Pau Gasol e, soprattutto, di Nikola Mirotic, che va ad aggiungersi alla batteria di tiratori (36% da tre, 54% da due) e rimbalzisti (7.4 a partita) della franchigia del Wisconsin.

Il secondo aspetto dell’evoluzione è la difesa. I Bucks da qualche anno sono una squadra di grandissimi atleti che però non era mai riuscita, prima di quest’anno, ad avere impatto nella propria metà campo. Fino alla passata stagione Milwaukee era la nona squadra per switch difensivi con 13.3 ogni 100 possessi, retaggio della gestione Kidd, che puntava a sacrificare la capacità dei propri giocatori di riuscire a difendere su giocatori di diversa taglia, cambiando praticamente su ogni blocco, ma che spesso portava a incomprensioni che poi a cascata generavano serie di errori che avevano come epilogo finale quello di raccogliere il pallone dopo un canestro al ferro degli avversari. Budenholzer ha deciso di invertire questa tendenza con i Bucks che ora sono diventati la penultima franchigia della Lega per switch (4.2 per 100 possessi) solo dietro gli Orlando Magic: uno stile di difesa molto più conservativo e meno frenetico che, però, ha esaltato le doti fisiche e tecniche dei Cervi. Il risultato di questa metamorfosi è che Milwaukee è, al momento, una delle migliori difese NBA: da questo punto di vista impressionano il 104.7 di Defensive Rating (primi nella Lega), il 43.4% dal campo concesso agli avversari (primi nella Lega), il 63% concesso al ferro (primi nella Lega), legato ai 15.3 tentativi subiti in quella zona di campo (primi nella Lega) e alle 6 stoppate rifilate a partita (secondi nella Lega). Morale della favola: nell’area dei Bucks non si segna.

Come logica conseguenza di questo aspetto c’è anche il maggior numero di rimbalzi difensivi raccolti dagli uomini di Budenholzer che sono passati dall’essere la peggior squadra per percentuale di rimbalzi difensivi della passata annata a una delle migliori di quest’anno (75.3%).

Una nota a parte deve essere spesa per Giannis Antetokounmpo: al momento probabilmente neanche i numeri riescono a descrivere quanto sia fondamentale il suo apporto per il successo dei Bucks, visto che ognuno dei punti citati in precedenza trova il movente o la logica conseguenza nel giocatore greco. Il numero #34 è il miglior giocatore della Lega per Defensive Rating (99) ed è il quinto miglior rimbalzista (15.2 a partita), in attacco gira a 27.5 punti ad allacciata di scarpe tirando con un irreale 58% dal campo e aggiungendo di partita in partita nuovi colpi al suo già sterminato arsenale offensivo, nelle ultime partite, infatti, anche il jumper dall’arco sembra cominciare ad entrare con una certa continuità. Tendenza che, se confermata, permetterà ad Antetokounmpo di creare separazione praticamente da fermo con il suo diretto marcatore, intimidito sia dal tiro da fermo che da una possibile penetrazione. Il risultato, per il momento, è un Giannis che guida anche la classifica per plus/minus a partita davanti a Curry e Durant.

Un cambiamento così radicale non si vedeva da quando ci fu l’avvicendamento sulla panchina Warriors tra Mark Jackson e Steve Kerr, con Budenholzer che quindi dovrebbe essere uno dei principali candidati al premio di Coach Of The Year, così come Giannis, per impatto complessivo e per essere il miglior giocatore della miglior squadra attuale della NBA, dovrebbe esserlo a quello di MVP.

Solo il tempo ci dirà dove questi Milwaukee Bucks potranno arrivare. Noi per il momento ci godiamo lo spettacolo.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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