Il farewell tour e il futuro: parla Dwyane Wade

Il farewell tour e il futuro: parla Dwyane Wade

Dopo 16 stagioni, che hanno incluso tre anelli, 23’000 punti e un titolo di MVP delle Finals, sta per terminare la fantastica carriera di Dwyane Wade. Questa è l’intervista rilasciata a Justin Tinsley, giornalista di TheUndefeated, qualche giorno dopo il buzzer-beater messo a segno da Flash contro i Golden State Warriors.

 

D: Cosa significa per te questo addio?

Wade: Non penso di aver capito cosa significasse fino a quando non l’ho vissuto. Mi sento più che benedetto. . In realtà ero un po’ a disagio con il pensiero di fare un tour d’addio per le persone che volevano festeggiarmi. Ma parlando con il mio staff venuto fuori che “I tuoi fan… vogliono salutarti”. Sono grato a tutti loro.

 

D: Che cos’è che ti fa apprezzare così tanto il tuo “ultimo giro”?

Wade: Non ho nessuna pressione su di me. Normalmente sono così duro con me stesso. Ho grandi aspettative. Se non riesco a raggiungere il livello che mi sono prefissato, mi sento stressato, frustrato. Quest’anno mi ha permesso di giocare a mente libera e non mi importa se segnerò 22 o 2. Questa è la prima volta che ho avuto la possibilità di prendere tutto, apprezzarlo, sorridere e andare avanti, indipendentemente dalla vittoria o dalla sconfitta-

 

Q: Come hai affrontato le difficoltà del ritiro nei tuoi 30 anni?

Wade: Mi sto ritirando dal basket. Ho ancora molta vita lavorativa davanti. Ho 37 anni, sono giovane. Gli uomini d’affari e le donne di maggior successo, iniziano a 40 anni. Diventano amministratori delegati di aziende. Se hai 40 anni, sei giovane. Non vedo l’ora di essere di nuovo un rookie, non vedo l’ora di affrontare le prossime sfide. Anche se non ho idea di quali siano [ride].

 

D: Parlando di carriera, c’è una cosa in cui vorresti avere una seconda possibilità?

Wade: È dura, amico. Perché è stata una bella corsa. Probabilmente vorrei avere raggiunto una maggior conoscenza del mio corpo più giovane. Ho sempre avuto delle persone fantastiche intorno a me. Ma se non sei informato, quello che ti stanno dicendo potrebbe essere un mucchio di parole senza senso. Avrei voluto capire di cosa avevo bisogno, quando ne avevo bisogno e come ne avevo bisogno, così magari il mio atletismo sarebbe durato un po’ di più.

 

D: Se ti dico che sei la terza miglior guardia dopo Michael Jordan e Kobe Bryant, cosa ne pensi?

Wade: No, no, no, no. Se qualcuno mi avesse detto che sarei stato nella stessa conversazione con alcune delle migliori guardie di tutti i tempi – con Jordan, Kobe, Iverson, Jerry West, Clyde Drexler… Ray Allen, uno dei miei giocatori preferiti – avrei detto: “Sei sicuro che stai parlando di questo tizio? Quel moccioso di Chicago?” Perché io non l’ho visto. Questo è quello che sto cercando di insegnare a mio figlio. Sto cercando di dargli questa ispirazione, questa visione delle cose.

 

D: Cosa ti mancherà di più?

Wade: Gli amici. Ami quei giorni, quando è una domenica o altro e ridi, scherzi. Questo è quello che mi mancherà. Le conversazioni negli spogliatoi, i viaggi in autobus, in aereo, i viaggi con la squadra olimpica, il viaggio in Cina con Carmelo [Anthony] e Chris [Paul], o il solo stare seduti sul retro dell’autobus con LeBron. Mi mancherà quel cameratismo, quella fratellanza che non può tornare indietro.

 

D: Che consiglio dai ai nuovi giocatori sull’intensità della fama NBA?

Wade: È la cosa più difficile. La cosa più grande… devi sapere chi sei. Non perderti mai di vista. Ho avuto tanti momenti in cui ho dovuto ritrovarmi. Volevo essere una brava persona, sentirmi bene con me stesso. Quindi il segreto è comprendere solo chi sei e chi vuoi diventare e sforzarti di essere quello. Non perdere te stesso in questo processo.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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