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Paul George.

La tua carta d’Identità dice Palmdale (California), il tuo idolo, Kobe Bryant, è stato e sarà il simbolo dei Los Angeles Lakers che tifavi fin da piccolo e hai l’opportunità di andare a giocare insieme al più grande giocatore della tua era e poi alla fine non lo fai. A Los Angeles sei bandito, ti odiano perché erano convinti di un tuo arrivo; a Oklahoma City ti adorano perché sei rimasto, perché alle tue radici hai preferito rimanere fedele a colui che ti voleva più di tutti e che nel bene e nel male è il leader e l’anima della squadra per cui stai giocando.

La scelta di rimanere ad OKC per provare, insieme al tuo amico Russell, a battere gli Invincibili della Baia. L’estate passa veloce e il roster realizzato da Presti non dispiace, ma non convince nemmeno del tutto. Non cambia molto in Oklahoma. Il nome più grosso è quello di Dennis Schrӧder arrivato da Atlanta per migliorare la second-unit e che vista la situazione salariale della squadra sembra essere il massimo ottenibile.

Per Paul, Westbrook e tutti i Thunder la stagione inizia in maniera pessima e al 26 Ottobre il record recita 0-4. Le percentuali di Paul sono basse, iniziano a riemergere i fantasmi dei play-off appena trascorsi e terminati subito con l’eliminazione in 7 gare contro Utah (capitanata da un Mitchell spaziale) e Brickcity sembra non essere solo un quartiere di Oklahoma City.

I fantasmi vengono subito cacciati via da un filotto di 5-0 con Westbrook che ritrova fiducia nel tiro, Schrӧder che comincia a entrare nei meccanismi, Grant che sale improvvisamente di colpi e una panchina solida difensivamente, fisicamente e con tanti punti nelle mani. La svolta vera, però, arriva quando il numero #0 si fa male: in altri tempi, questo avrebbe ucciso OKC, questa volta, invece, Paul George diventa leader emotivo e tecnico della squadra. Paul trascina i suoi alla vittoria contro Harden e soci, poi infila una serie da 32 punti, 35 punti e altri 32 punti con vittime in ordine Suns, Knicks e ancora Suns. La cosa che più impressiona, però, è l’intensità difensiva, la cattiveria che ci mette e la voglia che ha di spaccare tutto.

Il 23 Dicembre decide di fare il regalo di Natale proprio agli stessi Jazz che pochi mesi prima gli avevano bloccato la cavalcata nella post season. 43 punti con il 60%  dal campo, 14 rimbalzi, 6 assist e 5 palle recuperate, quella sera aveva semplicemente dominato dall’inizio alla fine.

Quando, però, tutto sembra dover finire, George fa capire che il momento di consacrazione della sua miglior stagione in carriera deve ancora arrivare.

Il 3 gennaio, allo Staples Center ci sono solo fischi per Paul ma va peggio ai tifosi Lakers che a fine partita tornano a casa delusi per la sconfitta della loro squadra con George che realizza 37 punti e 4 recuperi. Il 19 gennaio, poi, nel big-match contro Philadelphia segna la tripla, subendo il fallo, e trasformando poi il libero decisivo per vincere la partita. In 9 anni di NBA è la prima volta che segna il tiro decisivo per la sua squadra, l’ennesima rivincita per un giocatore che riesce così a scrollarsi di dosso l’etichetta di giocatore poco clutch. Qualche giorno dopo alla Chesapeake Arena arrivano i Bucks guidati da un Antetokounmpo in piena corsa per l’MVP, di poco sotto ad un Harden che spara 50elli ogni sera (ma questa è un’altra storia…): i Bucks arrivano da 5 vittorie consecutive e si trovano in testa alla Eastern, ma George porta a scuola Giannis e domina la partita con 36 punti e 13 rimbalzi.

Finalmente qualcuno capisce che quella di George è una stagione da potenziale MVP.

Il 10 febbraio tocca anche al MVP in carica inchinarsi al ragazzo di Palmdale, che questa volta esagera e ne segna 45 eai quali aggiunge anche 11 rimbalzi, vincendo la partita e rendendo inutili i 42 punti del Barba. Due giorni dopo tocca a Lillard e compagni che non mollano fino alla fine solo che George e il fido Westbrook scrivono la storia realizzando tutti e due una tripla doppia con Paul che ne mette 47 con il 58% dal campo a cui aggiunge 12 rimbalzi e 10 assist.

Paul ormai è il primo violino, la prima chitarra che fa partire l’assolo, l’ultimo tiro è sempre il suo e Russell accetta il ruolo di fare tutto il resto riducendo la quantità di tiri presi. Oklahoma sembra la squadra più accreditata e più pronta per affrontare i Warriors in una eventuale finale di Conference. Subito dopo l’ASG si ritorna a giocare e ci sono ancora quelli di Salt Lake City da affrontare e ancora una volta George si eleva su tutti vincendo la partita con un buzzer-beater irreale alzando la parabola davanti a Rudy Gobert, ciliegina sulla torta di una prestazione da 45 punti, 9 rimbalzi e 7 assist.

Harden a livello realizzativo sta disputando una stagione che non si vedeva dai tempi di Bryant, Antetokounmpo domina fisicamente ogni partita e se continua così sarà immarcabile, ma in questa stagione nessuno sta giocando così bene sia in attacco che in difesa come Paul, nessuno è efficiente come Paul con tutta quella mole di tiri  e il progresso fatto dallo scorso anno è incredibile.

MVPG13 è proprio come la sigla PG13 “some materials may be inappropriate for children under13”.

 

A CURA DI SAVERIO LANZILLO

Saverio Lanzillo

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