Boston Celtics, verde speranza o annata flop?

Boston Celtics, verde speranza o annata flop?

Ormai è chiaro a tutti che la banda di Brad Stevens stia attraversando un momento “no” e non sono solo le prestazioni a dirlo ma anche l’atteggiamento dei vari leaders, quali Kyrie, che nell’ultima partita ha lasciato intravedere che il clima all’interno dello spogliatoio non è dei migliori. Non è la prima volta, infatti, che si sente parlare di litigi, screzi e dichiarazioni fuori luogo in conferenza stampa. Tutto ciò sembrava dover sistemarsi dopo il weekend dell’ASG ma così non è stato e con un’altra batosta contro Toronto (una delle principali contender ad est) i playoff si stanno avvicinando e non con poche preoccupazioni. Il problema più grande è che l’atteggiamento mostrato da Irving e compagni sia proprio di non crederci abbastanza e questo potrebbe essere un grosso guaio in ottica Finals, o perlomeno quando le partite comiceranno a diventare decisive. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire quali possono essere i problemi all’interno dello spogliatoio e, soprattutto, da cosa potrebbero essere causati.

I Celtics vengono da una stagione nella quale, causa infortuni delle sue Star, hanno dovuto affrontare i play-off con la second unit, rischiando di buttare fuori LeBron e i suoi Cavs in finale di Conference. Così non è stato, ma visto le ottime prestazioni, soprattutto a livello difensivo, e i rientri di Irving e Hayward, le aspettative per quest’anno erano molto alte. Il roster dei Celtics, con uno young-core di tutto rispetto, forse il più interessante dell’intera Lega, formato da Jaylen Brown, Jayson Tatum e Terry Rozier, sembrava essere competitivo e pronto all’assalto al titolo, con il ritorno di Irving e di Hayward e alla grossa mano data da un veterano come Horford. Ma come in tutte le favole qualcosa sembra essersi rotto all’interno di quel fantastico sistema creato da Brad Stevens, l’inserimento di Irving nel quintetto titolare e la riduzione di minutaggio per Rozier (fondamentale nei play-off dell’anno passato) è solamente uno dei cambiamenti che sembra non giovi al sistema Boston, passati nel giro di un anno dai 100 punti scarsi subiti a partita ai 107 della stagione in corso (sebbene la percentuale dal campo concessa sia ancora nella top-3 della Lega). La Regular-Season inizia così con qualche singhiozzo che, però, sembra sia dovuto solo all’adattamento delle Stars nel sistema di gioco di Stevens, ma i problemi persistono, con i giovani (Brown in particolare) che non riescono a ripetere l’incredibile finale di stagione 2017-18. Irving ed Hayward (utilizzato non a pieno regime) non sembrano calarsi nel ruolo dei vari Rozier e Brown, che nei playoff precedenti avevano dominato, che dal canto loro rivendicano un maggiore utilizzo a discapito delle star come lo stesso Kyrie. Ciò è impensabile e, quindi, i malumori all’interno dello spogliatoio crescono e questo si riflette poi in campo, soprattutto in un sistema dove l’aiuto reciproco e lo sputare sangue ad ogni possesso sono state le chiavi che hanno consentito ai ragazzi di Stevens di raggiungere le Finali di Conference.

In questo contesto di difficoltà dovrebbe venire fuori il campione che tutti riconoscono in Kyrie Irving, ma se in campo le prestazioni, seppur altalenanti, arrivino, è fuori dal campo che Kyrie si rende protagonista con dichiarazioni che, magari con l’intento si scuotere lo spogliatoio, hanno solamente creato più malcontenti e malumori. Una delle ultime dichiarazioni di Irving la dice lunga sulla situazione attuale dei Celtics. La stessa PG dei Celtics ammette che non esiste una squadra ad Est in grado di buttarli fuori alla meglio delle 7 gare, riferendosi alle principali contenders Philadelphia e Toronto. Gioco del destino vuole che una delle peggiori sconfitte della stagioni arrivi proprio ieri notte contro i Raptors che seppelliscono i Celtics con un netto 118-95, con parziali inflitti da Toronto davvero preoccupanti, come preoccupante era la faccia di Irving, solo 7 punti complessivi per lui in 28 minuti di utilizzo, che assisteva impotente in panchina.
Non è tanto la sconfitta in sé che, in una partita singola può scaturire da mille motivazioni, ma è l’approccio alla partita e la mancata reazione alle prime difficoltà che devono essere importanti campanelli d’allarme in ottica play-off, dove all’interno di una serie sono molteplici le situazioni che potrebbero andare contro a Irving e compagni, e se reagiscono così anche nei playoff la situazione rischia di essere molto dura…

Quest’anno con le contenders notevolmente rinforzate e con sempre più problemi a livello di gestione e di spogliatoio le Finali di Conference sembrano essere via via più lontano. Se non riusciranno a trovare un compromesso fra le Star e la second unit (fondamentale l’anno passato) la tanto attesa partecipazione alle Finals NBA è tutt’altro che scontata.

Redazione Airball

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