2007. L’All-Star Weekend più controverso di sempre.

2007. L’All-Star Weekend più controverso di sempre.
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Il Thomas and Mack Center, teatro dell’All-Star Game 2007.

Come di consuetudine anche quest’anno nel periodo di febbraio ci sarà l’NBA ALL-STAR WEEKEND, cioè una serie di eventi che si svilupperanno in un massimo di tre giorni in cui i cestisti più famosi d’America si daranno filo da torcere in varie competizioni.

Sicuramente l’evento che suscita più “hype” di tutti è l’All-Star Game, una partita in cui solo gli eletti della palla a spicchi possono partecipare.

Oggi, però, faremo un passo indietro per parlare dell’All-Star Weekend del 2007 tenutosi a Las Vegas, infatti, questo è stato probabilmente l’evento targato NBA più disastroso e controverso di sempre. Non tanto per quello che accadde in campo, ma all’esterno della struttura, per tutta la città nel South-West USA.

Per iniziare partiamo un dato: 369 persone furono arrestate nella Sin City nel periodo tra venerdì sera e lunedì mattina e, in alcuni casi, i motivi del’arresto fu l’omicidio. Una delle storie più agghiaccianti riportate da testimoni oculari è quella di un uomo che si buttò giù dal tetto di un casinò, schiantandosi al suolo. Non si contano le rapine e gli assalti ai bancomat fatti in quel periodo, con decine di persone portate in centrale per atti vandalici.

Questa atmosfera quasi apocalittica venne percepita anche dai giocatori partecipanti all’evento, come riportato, per esempio, anche dall’intervista fatta a Rafer Alston, allora in forze agli Houston Rockets: “Mi sentivo molto a disagio. Non ho mai lasciato l’hotel, non sono nemmeno uscito per andare a mangiare, lo facevo nel mio appartamento. Era l’intera situazione a non essere delle migliori. Non ci si sentiva al sicuro.”

Una delle cause di questa ondata di violenza, come ipotizzato da giornalisti, opinionisti ed autorità del posto, fu il fatto che gli abituali frequentatori di Las Vegas e gli abitanti, cioè persone con un reddito mediamente molto alto e con grandi disponibilità economiche si trovarono improvvisamente in contatto, dalla mattina alla sera, con un gran numero di persone di colore che avevano tutta un’altra cultura della loro, cioè quella hip-hop. Questo mescolarsi di usanze e costumi differenti iniziò a creare problemi, con la convivenza tra quei due strati sociali di persone, che se pur breve, riuscì lo stesso a portare un’immensa confusione nella città dai mille volti. Basti pensare che i “ricconi” di Las Vegas avevano delle idee razziste molto radicate nella loro cultura: basta tornare al 1954, anno in cui una famosa rivista dell’epoca descriveva il capoluogo del Nevada come il luogo in cui “Negroes Can’t Win”… non c’è bisogno di traduzione.

Inoltre, visto che Los Angeles non è poi così lontana da Las Vegas, tantissimi ragazzi di LA si spostarono in città per vedere gli eventi ma furono, almeno la maggior parte, interrotti da risse e scorribande coi ragazzi del posto. A detta di David Stern, allora in carica come Commissioner NBA, in quel week-end c’era stata un’affluenza di afro-americani maggiore che in tutta la storia della Città del gioco d’azzardo. Anche il famoso giornalista sportivo di colore di FOX Sports, Jason Whitlock, disse la sua: “C’erano davvero troppe persone che sembravano dei teppisti”.

Il peggior incidente accadde al giocatore della NFL, Adam “Pacman” Jones: mentre il cornerback dei Tennessee Titans si trovava in un lounge bar un ragazzo del suo entourage tirò fuori la pistola e sparò. Il risultato furono due feriti, di cui uno paralizzato perché colpito alla spina dorsale. Il ragazzo fu arrestato e l’atleta come punizione ebbe 12 mesi di sospensione dalla Lega di football americana e 200 ore da completare di servizi alla comunità.

Come tutti sappiamo Las Vegas non ha una propria franchigia, anche se sia i fondi per costruire uno stadio, che il pubblico pronto a seguire le partite sicuramente non mancano; il vero problema, infatti, per cui ancora oggi non abbiamo una squadra del Nevada nell’NBA è proprio questo campanello d’allarme creatosi in quel disastroso week-end del febbraio 2007.

Questa serie di ambigui eventi tra l’altro presero la scena a dispetto di un ALL-STAR Weekend che ebbe molto da offrire, riporto qui in seguito tutte le cose più assurde e divertenti accadute in campo:

  • Gerald Green, dei Celtics, fece una schiacciata che i giudici ancora oggi stanno ricordando, con la quale si aggiudicò lo Slam Dunk Contest
  • Jason Kapono vinse il Three-Point contest con un punteggio di 24 punti (su 30), il più alto di sempre sino ad allora
  • L’immortale Dwyane Wade vinceva per la seconda volta consecutiva la Skills Challenge
  • Kobe si portava a casa il trofeo MVP del All-Star Game
  • Infine, probabilmente, la scena più bella di sempre: Charles Barkley in un momento romantico bacia Dick Bavetta sulle labbra, dopo una sfida di corsa sul parquet.
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Kobe Bryant, MVP del ASG nel 2007.

Insomma, un All-Star Weekend che poteva essere il migliore di sempre, grazie a tutto quello che aveva da offrire, fu rovinato, come tanti altri eventi, ancora una volta, dalla piaga del razzismo e dall’ignoranza di alcune masse di ragazzini.

“What happens in Vegas stays in Vegas”

Martino Luigi Cavallaro

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