Philadelphia ferma i Warriors. LeBron ritorno con vittoria nel derby. Ai Bucks il big-match con Toronto.

Philadelphia ferma i Warriors. LeBron ritorno con vittoria nel derby. Ai Bucks il big-match con Toronto.

LOS ANGELES CLIPPERS-LOS ANGELES LAKERS 120-123 (OT) 
Dopo 17 gare si rivede LeBron James, e i Lakers si portano subito a casa il derby. Subito per modo di dire, dato che i Clippers (ancora una volta privi di Danilo Gallinari) vendono carissima la pelle allo Staples Center portando la sfida all’overtime. Un inizio prudente per lui, che nel primo tempo trova solo 5 punti. Ma con i Clippers avanti, nel quarto periodo ne mette 17 facendo di fatto dipingere di giallo e viola il cielo sopra Los Angeles dopo che i Clippers, sotto di 14, erano stati capaci di rimontare. Ma la partita è ancora lunga e la tripla di Tobias Harris la fa terminare 112-112. LeBron ci mette la firma nel tempo supplementare, deciso poi da un gioco di Stephenson da tre punti, e The King chiude a un passo dalla tripla doppia: 24 punti, 14 rimbalzi e 9 assist. Un mostro. E da questo momento in poi occhio ai Lakers.

GOLDEN STATE WARRIORS-PHILADELPHIA 76ERS 104-113 
Golden State si ferma dopo undici vittorie consecutive, piegata da Philadelphia che deve applaudire Ben Simmons e Joel Embiid, entrambi autori di 26 punti in quel della Oracle Arena e in perfetto clima da All-Star Game. In particolare è il terzo quarto a far girare la partita in direzione Sixers, grazie a un parziale in cui i punti sono addirittura 42. I Warriors si aggrappano alle loro stelle più splendenti (Kevin Durant fa 25 punti, Steph Curry addirittura 41 con dieci triple), ma questa volta non basta.

SAN ANTONIO SPURS-BROOKLYN NETS 117-114 
Nemmeno i pipistrelli fermano San Antonio, che abbattono sul parquet amico i Nets come avviene addirittura dal 22 gennaio 2002 (dai tempi di Jason Kidd, per capirci). I pipistrelli, sì: perché nel corso del primo quarto il campo viene invaso dal volo di svariati animali che costringono gli arbitri a diversi minuti di stop. E con svariati tra i presenti che cercano di acciuffare in qualche modo i volatili (tra cui un Pau Gasol dotato di asciugamano), il pubblico inizia inevitabilmente a cantare il nome di Manu Ginobili, che in passato ne catturò uno a mani nude in una situazione simile. Poi si gioca, e gli Spurs rischiano di capitolare: a 8 minuti dal termine si ritrovano infatti a -7, anche a causa di un D’Angelo Russell da 25 punti e 9 assist. La partita si decide però all’ultimo minuto con un gioco da tre punti di LaMarcus Aldridge (20 punti e 13 rimbalzi per lui) con assist di Derrick White, sempre più convincente con i suoi 26 punti a referto. Ci mette la firma anche Marco Belinelli, con 8 punti in 17 minuti, di cui due triple.

DETROIT PISTONS-DALLAS MAVERICKS 93-89 
Momento non certo facile per Dallas, con la testa più a New York che a Detroit dopo la rivoluzione provocata al proprio roster dalla trade notturna (addio a DeAndre Jordan, Dennis Smith Jr. e Wesley Matthews, sono arrivati Tim Hardaway, Courtney Lee e Kristaps Porzingis). In più manca Luka Doncic, così in Michigan è Harrison Barnes a provare a trascinare la squadra con i suoi 27 punti a referto. I Pistons rispondono però con Blake Griffin e Andre Drummond che di punti ne trovano 24 (per il secondo ci sono anche 20 rimbalzi) e una partita senza storia. Ma Dallas ora punta a trovare ben presto una nuova identità.

TORONTO RAPTORS-MILWAUKEE BUCKS 92-105 
Termina dopo ben dieci vittorie casalinghe il record di imbattibilità di Toronto, che alla Scotiabank Arena perde partita e sfida per il primato a Est contro i Bucks di Giannis Antetokounmpo, ancora una volta protagonista assoluto con i suoi 19 punti e nove rimbalzi (per la franchigia del Wisconsin ottime anche le prove di Khris Middleton che ne mette 18 e DJ Wilson, al massimo in carriera con i suoi 16 punti). I Bucks volano in particolare grazie a un secondo parziale da 34-22, resistendo all’inutile rimonta di Toronto nel quarto periodo: da -24 a -6, con 28 punti per Pascal Siakam e Leonard che a referto ne porta 16. Decisamente pochini per la sfida tra prima e seconda di Conference.

ORLANDO MAGIC-INDIANA PACERS 107-100 
Victor Oladipo non c’è e Indiana non vince più. In Florida i Pacers devono fare i conti con la quarta sconfitta consecutiva senza la loro stella con il ginocchio in frantumi. Basta quindi una prova da 30 punti di Terrence Ross, di cui 13 nel quarto periodo, per piegare una squadra bisognosa di ritrovarsi quanto prima e che rischia seriamente di finire allo sbando. Specie se arriva un ko sul campo di una squadra che a sua volta ne aveva perse quattro di fila e capace di infilare un 38-27 nel finale (con la gioia della convocazione di Nikola Vucevic per l’All-Star Game). Pacers ora quinti a est, superata da Philadelphia e Boston: 27 punti di Myles Turner e la doppia doppia (16 punti e 10 assist) di Darren Collison non bastano più.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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