Il futuro dei Lakers tra Davis, Thompson e i giovani

Il futuro dei Lakers tra Davis, Thompson e i giovani

Il progetto, neanche troppo segreto, dei Los Angeles Lakers, anche prima dell’arrivo di LeBron James, è sempre stato quello di portare nella parte gialloviola di LA tre stelle per puntare in maniera piuttosto diretta al titolo che, alla seconda franchigia più titolata della NBA, manca ormai da nove anni.

Il primo passo è stato quello di acquisire LeBron James, tassello fondamentale e certificato di garanzia di successi (o comunque miglioramenti) immediati. Il 23 naturalmente porta con sé anche altri vantaggi, a partire dalla crescita vertiginosa dell’appeal della franchigia, improvvisamente affiancata a tutti i grandi nomi in circolazione.

Sfuggiti in estate i treni Paul George e Kawhy Leonard,  il primo nome a tornare prepotentemente in voga è stato quello di Anthony Davis che, già prima della bomba di mercato di ieri, era stato più volte accostato ai Lakers con l’approvazione anche di LeBron, che ha espresso il desiderio di giocare con il prodotto di Kentucky. Al momento i Pelicans hanno dichiarato di non avere fretta di rilasciare il giocatore e, se Davis non dovesse cambiare casacca fino alla fine dell’estate, allora Los Angeles si troverebbe ad avere un pericoloso avversario in più, i Boston Celtics, gli unici ad avere, come LA, degli assets già utili alla causa Pelicans (Tatum, Brown, Rozier).

I Los Angeles Lakers discuteranno, quindi, in questi giorni la possibilità di privarsi dello young core assemblato negli ultimi anni: Lonzo Ball, Kyle Kuzma, Brandon Ingram, Josh Hart e Ivica Zubac, sono cinque dei nomi che potrebbero partire alla volta della Louisiana.

Al momento la pedina di cui i Lakers farebbero più volentieri a meno è Ingram, vista l’acclarata e dimostrata impossibilità tecnica del classe ’97 da Duke di giocare insieme a LeBron. Discorso diverso per Ball e Kuzma: scambiare il primo (che ha anche dichiarato di non gradire particolarmente la destinazione New Orleans) significherebbe aver completamente smontato quello che doveva essere il back-court del futuro, vista la partenza di due anni fa di D’Angelo Russell in direzione Brooklyn (e ora qualcuno sta cominciando a mordersi le mani), oltre che aver scambiato quello che si sta dimostrando essere un eccellente play difensivo; il secondo, invece, ha dimostrato di essere il giocatore di cui Johnson e Pelinka non vorrebbero assolutamente privarsi, sia per la vertiginosa crescita del ragazzo scelto alla 27 nel 2017 e di conseguenza per i numeri che sta facendo registrare in questa stagione (19 punti ad allacciata di scarpe), sia per il contratto poco oneroso che porta in dote (5.5$ milioni per il biennio 2019-2021, con team option nel secondo). Per Hart il discorso è simile a quello di Kuzma (soprattutto per quando riguarda gli oneri contrattuali), sebbene con le dovute proporzioni, mentre, Zubac potrebbe essere un altro dei sacrificabili sia per i dubbi sulla sua improvvisa esplosione (prima della metà di dicembre viaggiava a 2.2 punti di media in 11 partite giocate), sia per il fatto che il lungo bosniaco è il più facilmente rimpiazzabile del lotto, vista la presenza nel roster già di McGee e Chandler.

L’eventuale arrivo di AD23 alla corte di LeBron James farebbe salire sia le quotazioni Lakers in vista dei play-off, sia (non che ce ne fosse ulteriormente bisogno) l’appeal di squadra che potrebbe immediatamente tuffarsi nella off-season a caccia di una terza stella: il nome che più di tutti è circolato negli ambienti vicini a quelli dei gialloviola è quello di Klay Thompson.

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Il numero #11 dei Golden State Warriors, il cui contratto scadrà quest’estate rendendolo un unrestricted free agent, ha più volte ribadito nelle passate settimane di avere come prima scelta quella di rimanere nella Baia (volontà ribadita anche dal padre Mychal, giocatore ex LAL). Thompson, però, dopo essersi “accontentato” di un contratto quadriennale da poco meno di $70 milioni nell’estate del 2015, sarà intenzionato a chiedere al front-office dei Warriors un contratto al massimo salariale, e se Golden State non dovesse trovarsi nella possibilità di garantirglielo (GS avrà anche il problema Durant), l’ipotesi Lakers che, invece, avrebbero tutto lo spazio salariale necessario per farlo, potrebbe diventare molto più che una semplice suggestione.

Thompson sarebbe, inoltre, insieme a Kawhi Leonard, il fit perfetto per i Lakers: la guardia da Washington State, oltre ad essere un tiratore da tre praticamente infallibile e un giocatore abilissimo ad uscire dai blocchi, è anche un clamoroso difensore perimetrale, due delle lacune più evidenti del roster 2018-2019 dei Los Angeles Lakers.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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