22 gennaio 2006. Il capolavoro da 81 punti di Kobe.

22 gennaio 2006. Il capolavoro da 81 punti di Kobe.

La storia di una delle più incredibili prestazioni individuali della storia del basket. Probabilmente, la più importante della pallacanestro moderna.

22 gennaio 2006. Staples Center, Los Angeles. Kobe Bryant.

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Kobe Bryant.

 

IL CONTESTO

Si gioca allo Staples Center e i Lakers di quella stagione sono una squadra discreta, vengono dalla prima stagione post-O’Neal, chiusa con 34 vittorie totali (la peggiore dal 1998-1999,) ma possono contare comunque sul miglior Kobe Bryant della carriera, pungolato dai brutti risultati dell’annata precedente e dal ritorno in panchina di Phil Jackson, dopo i tragici esperimenti Tomjanovic e Hamblen. La squadra ha un record di 21-19, ma è reduce da due sconfitte consecutive, a Sacramento e Phoenix, in cui Kobe ha comunque collezionato 89 punti totali, per dar seguito ad una striscia di 12 partite nella quale viaggia a 40.6 punti di media. Eppure le premesse per la partita del 22 gennaio 2006 non sono le migliori: Bryant lamenta dei dolori alle ginocchia durante il riscaldamento e allo Staples arrivano i Toronto Raptors, squadra sicuramente non irresistibile (record 14-26), ma che ha dato più di qualche grattacapo a Kobe nel precedente incontro stagionale, chiuso dal numero #8 losangelino con soli 11 punti, minimo stagionale.

 

PRIMO TEMPO

Come gli è spesso capitato in carriera, Kobe, parte con le marce basse e i compagni non fanno nulla per cercare di aiutarlo, lui comunque mette un paio di canestri enciclopedici con i quali riesce a tenere i Lakers in linea di galleggiamento. Nonostante i 12 punti del Mamba, Toronto scappa sul +7.

Per poter capire quale sia il reale impatto di una campione, bisogna aspettare il momento in cui questo non è in campo e i Lakers danno un chiaro esempio di quanto durante la stagione 2005-2006 siano stati Kobe-dipendenti: Bryant inizia il secondo quarto in panchina e ci resta per 6 minuti e 4 secondi, gli unici di riposo di una partita incredibile. I suoi compagni di squadra onorano la sua assenza tirando 1/11 dal campo e permettendo ai Raptors prima di dilatare il loro vantaggio, poi di prendere ulteriore fiducia e continuare a macinare gioco nonostante il rientro in campo di Kobe a metà della seconda frazione. Kobe che, comunque, ci mette appena 12 secondi dal suo rientro sul parquet per scuotere la retina con i tre punti che lo issano a quota 15. Toronto risponde colpo su colpo nel più classico dei “tutti contro uno” con Bonner, Rose, James e Bosh che trovano a ripetizione il fondo della retina e il solo Kobe a cercare di inseguirli con penetrazioni e fade-away che comunque non scalfiscono le sicurezze dei canadesi. A fine primo tempo Toronto 63, Los Angeles 49. Kobe fermo a 26.

 

SECONDO TEMPO

L’inizio di terzo periodo sembra voler confermare quanto visto nei primi 24 minuti, con Toronto che addirittura tocca il massimo vantaggio sul +18. I Lakers sembrano nel baratro, con l’esigente pubblico dello Staples che comincia a far piovere più di qualche fischio sulla testa dei gialloviola. Quello che succede nei successivi 8 minuti di partita può essere tranquillamente consegnato ai posteri: Bryant chiede il pallone, lo invoca ad ogni possesso e segna 16 punti consecutivi nel deserto tecnico dato dalla squadra che lo circonda, prima di arrestare solo per un attimo la sua corsa con uno sfondamento offensivo. In sequenza il Mamba mette in fila un palleggio-arresto-tiro dalla linea di fondo, seguito dal suo classico “long-2” in allontanamento, una scarica di tre triple senza praticamente avere il pallone in mano, per poi chiudere con la pennellata finale: prima la doppia “pump-fake”, poi il canestro più fallo ai danni dell’inerme Peterson. Scossi dalla prova del loro capitano anche i compagni iniziano a giocare, soprattutto difensivamente, costringendo i Raptors, clamorosamente in debito di ossigeno, a sbagliare l’inverosimile, grazie alla difesa altissima chiamata da coach Jackson. A fine terzo periodo, per chi alza lo sguardo verso l’alto, il tabellone recita Raptors 85-91 Lakers. Dal -18 al +6, grazie a un Kobe da 27 punti nel quarto, 53 totali.

Il riassunto dell’ultimo quarto potrebbe essere questo: i Lakers segnano 31 punti, di cui 28 portano la firma del numero #8. Un clamoroso show personale che trova il suo apogeo nel canestro che permette a Kobe di scavallare quota 70, arrivare a 72 e superare il record di franchigia fatto segnare da Elgin Baylor 45 anni prima.

A fine partita saranno 81 i punti per Bryant, seconda miglior prestazione di ogni epoca, ottenuta con 28 canestri segnati su 46 tentati, 7/13 da tre e 18/20 ai liberi. Mai nessuno così in alto da 13 anni a questa parte. Il coronamento della stagione più incredibile del figlio di Jelly Bean: 35 punti, 5 assists e 5 rimbalzi. Forse anche la più controversa, sicuramente la più affascinante.

“Le gioie della vita: Michelle Pfeiffer, il cioccolato… e Kobe Bryant in campo aperto”.

 

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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