Avellino è risorta dalle ceneri

Avellino è risorta dalle ceneri

Dalla cessione del perno della squadra, Norris Cole, avvenuta il 22 dicembre gli irpini hanno saputo compattarsi e risorgere come la più bella delle fenici.

Una resurrezione non solo di gruppo ma anche di risultati, la serie di vittorie consecutive si è interrotta a quota 7 complice la sconfitta casalinga di Champions League contro la capolista del girone A Murcia (ricordiamo per i biancoverdi le assenze dal primo minuto di Caleb Green a scopo precauzionale per un risentimento muscolare e a partita in corso il forfait di Demetris Nichols per una botta alla caviglia).

Coach Vucinic e tutto lo staff ha affrontato un ultimo mese nel bel mezzo di una bufera, ogni giorno sembrava buono per vedere una stella partire. In più l’indagine sul tesseramento di Young ha gettato altra benzina sul fuoco. Gli atleti hanno saputo fare gruppo e con l’imporsi del piccolo grande Keifer Sykes e non solo, sono arrivate le prestazioni e le vittorie, anche importati. Ora che la situazione societaria sembra meno caotica possiamo fare il punto sulle ragioni che hanno permesso alla Sidigas di tirarsi fuori da una crisi che poteva avere effetti devastanti non solo sulla stagione in corso ma anche per le future.

 

 

Sicuramente il momento dell’addio alla star del gruppo ha rappresentato una pietra fondamentale della stagione, quel Norris Cole che fino al momento dei saluti era il fulcro della squadra gestendo i ritmi offensivi. La presenza di un giocatore del livello dell’ex Miami Heat costringeva Avellino a giocare in un certo modo: sempre al massimo, rischiando spesso di deragliare. Disse una volta un vecchio saggio: quello che non uccide, fortifica. Ed è proprio quello che è successo alla Sidigas. Senza girarci troppo in torno, senza l’addio a Cole non avremo mai assistito all’esplosione di Sykes, fino a quel momento estremamente incostante. Allo stesso momento le altre stelle Green e Nichols hanno preso più responsabilità iniziando a spiegare basket ogni domenica senza essere limitati (o eclissati fate voi) dalla presenza di Cole. L’ex Panathinaikos ha alzato ancora di più l’asticella del suo gioco (soprattutto in quelle situazioni di arresto e tiro o di gioco spalle a canestro), mentre l’ex Sassari a furia di doppie doppie si è confermato un giocatore in grado di spostare notevolmente gli equilibri nel nostro campionato. Ma chi più di tutti ha “beneficiato” della partenza di Cole è senza ombra di dubbio Keifer Sykes. Il play di Chicago è letteralmente esploso appena l’ex Heat ha fatto i bagagli, dimostrando di avere tutto per essere il leader offensivo degli irpini unendo penetrazioni fulminee ad un tiro affidabile dai 3 punti. Rimarrà impressa nella mente di quasi tutti la prestazione surreale di contro Milano: semplicemente “un uomo in missione”. Se a questo aggiungiamo il recupero di Costello (che proprio in questi giorni è ritornato in Italia per sottoporsi a Villa Stuart ad accertamenti), l’infortunio di Hamady N’Diaye e il reintegro solo recente di Campani e Campogrande capiamo la bontà del roster irpino.

Arrivare al giro di boa del campionato al secondo posto dopo tutta la bufera che ha colpito la squadra testimonia la bontà del lavoro estivo ma soprattutto recente di quel genio che risponde al nome di Nicola Alberani.

Adesso possiamo dirlo: la Sidigas è risorta come una fenice.

Andrea Esposito

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