Irving-Lebron: Pace fatta!

Irving-Lebron: Pace fatta!

Dopo le polemiche esplose per alcune dichiarazioni fatte da Kyrie Irving in merito ai comportamenti di alcuni giovani dello spogliatoio di Boston, il playmaker dei Verd è tornato sui suoi passi, vestendo i panni del leader e ha dichiarato di aver chiamato LeBron James, con il quale si è scusato per il modo in cui si è comportato quand i due erano erano compagni di squadra a Cleveland.

“Ovviamente, questo è stato un grosso problema per me, perché dovevo chiamare [LeBron n.d.r.] e dirgli che mi scusavo per essere quel giovane che voleva tutto a portata di mano, e tutti ai sui piedi”, ha detto Irving dopo aver segnato 27 punti e distribuito 18 assist, massimo in carriera, nella vittoria casalinga 117-108contro i Toronto Raptors. “Volevo essere il ragazzo che vinceva da solo un campionato, volevo essere il leader, ma la responsabilità di essere il migliore al mondo e guidare una squadra è per pochi. [LeBron] è stato uno di quei ragazzi venuti a Cleveland per mostrarci come vincere un campionato, ed è stato difficile per lui, perchè ottenere il massimo dal gruppo  è la cosa più difficile del mondo.”

“Esperienza”, ha detto Irving ai giornalisti dopo la perdita di sabato. “Ci manca, ed è proprio per questo che abbiamo molte cose da imparare”. Irving si è scusato per i commenti che avevano fatto seguito alla sconfitta dei Celtics in casa degli Orlando Magic e diretti a Jaylen Brown, reo di aver accusato il numero #11 “di puntare troppo spesso il dito verso il basso, invece, di autoaccusarsi”.

“Ho fatto un pessimo lavoro dando un cattivo esempio a questi ragazzi su come si ottenga qualcosa dai propri compagni di squadra”, ha detto Irving. “Se parli pubblicamente, non sai mai in quale modo possono essere accolte critiche di questo genere, non puoi valutare quanto sia fragile un ragazzo o che periodo stia attraversando. È lecito aspettarsi dei risultati, ma bisogna farlo discutendone all’interno del gruppo. Io voglio testare questi ragazzi, metterli alla prova, ma non facendo il bullo in questo modo. Voglio tirare fuori il meglio, ma non posso farlo attaccando in maniera personale. È stato un momento di crescita per tutti, in cui mi sono reso conto di quanto sia forte e riconoscibile la mia voce e quanto incida sulle sorti del gruppo”.

L’attrito che si è acceso con i giovani della squadra ha ricordato il modo in cui Irving  discuteva con LeBron James dopo il ritorno di quest’ultimo a Cleveland nel 2014. James, che aveva vinto un paio di titoli e raggiunto quattro finali NBA nei suoi quattro anni con Miami Heat, era tornato a Cleveland per unirsi a Irving e Love che, nel frattempo, si erano sentiti scalzati dal ruolo di leader che credevano di aver acquisito con il tempo.

“Come ho detto, solo pochi riescono ad avere le spalle tanto larghe da svolgere questo compito e, quindi, ho pensato che la persona migliore da chiamare fosse lui [LeBron James n.d.r.], perché è stato già in questa situazione”, ha detto Irving. “Lo ha fatto con me quando io ero un 22enne che non faceva altro che pretendere qualsiasi cosa. Arrivavo da una stagione in cui aveva giocato da titolare all’All-Star Game e dopo pochi mesi dovevo trovare il modo di adattare il mio gioco con una presenza così ingombrante in spogliatoio. Una scelta del genere si tende a prenderla sul personale, ma in fondo tutto ciò che ha fatto era per il bene della squadra”.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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