EP.5: Did You Trade Me – Quando l’NBA disse “no” a CP3 ai Lakers

EP.5: Did You Trade Me – Quando l’NBA disse “no” a CP3 ai Lakers

Ah, l’NBA. Chissà quanti tra voi lettori saranno cresciuti col mito di Jordan e dei Bulls, delle sfide tra Magic e Bird, o degli anni di Shaq e Kobe ad LA. Già, tutto bellissimo, ma immaginate se tutto questo non fosse mai successo? Pensate se Portland avesse scelto MJ, se gli Hornets non avessero scambiato Bryant al Draft e se Stern avesse dato il consenso per Paul ai Lakers. Ecco, qui entriamo in gioco noi perché da oggi, ogni venerdì, vi porteremo a scoprire tutti i retroscena che, in un modo o nell’altro, hanno cambiato per sempre il corso degli eventi della Lega.

Benvenuti a Did You Trade Me.

 

8 dicembre 2011.

La NBA con i camp di preparazione ancora in corso per il lock-out, imposto dalla serrata dei proprietari delle franchigie, vive una delle giornate più surreali della sua storia. Nel pomeriggio, infatti, dopo che su tv e giornali non si è parlato di altro nei giorni precedenti, è essere arrivata la conferma del fatto che Chris Paul sia un nuovo giocatore dei Los Angeles Lakers. Il playmaker degli allora New Orleans Hornets lascia la Big Easy e diventa il compagno di Kobe Bryant in un backcourt da sogno a Los Angeles, forse uno dei più forti della storia del Gioco.

Lo scambio è abbastanza complesso con i Lakers, aiutati nella trade anche dagli Houston Rockets, che spediscono a New Orleans Lamar Odom e a Houston Pau Gasol, mentre, la squadra texana dal canto suo cede agli Hornets Luis Scola, Kevin Martin, Goran Dragic e una prima scelta al Draft 2012.

Insomma alla fine della fiera i Lakers ottengono il tanto desiderato Paul, i Rockets Gasol e gli Hornets Odom, Scola, Martin, Dragic e una prima scelta. Una trade tutto sommato più che discreta anche per gli Hornets che riescono a portare in Louisiana giocatori solidi in cambio di un cestista destinato comunque a lasciare il club a fine stagione. Tutto fatto, tutti (quasi) contenti, poi il ribaltone.

David Stern blocca tutto. Non da Commissioner, ruolo che non consente di farlo, ma da “proprietario” degli Hornets (poi diventati Pelicans). La Lega, infatti, detiene a tutti gli effetti la franchigia della Louisiana dopo averla rilevata nel 2010 da George Shinn e in attesa di trovare un acquirente. Dopo aver incassato le protesta da parte di diversi infuriati proprietari, stanchi di vedere superstar voltare le spalle a squadre piccole per accasarsi nei club più potenti, David Stern compie un gesto imprevedibile giustificandolo con un “Non cedo Paul per ragioni puramente cestistiche (basketball reasons)”, ragioni che a distanza di anni mai nessuno ha compreso visto che i New Orleans Hornets, grazie al loro GM, Dell Demps, erano riusciti a ottenere un pacchetto più che buono (Odom due volte campione NBA, Martin giocatore da 23 punti a partita nella stagione precedente, Dragic giovane in crescita) dal comunque inevitabile divorzio con Paul a fine stagione, quando lo avrebbero perso a zero.

Tra i più infuriati per la trade c’è Dan Gilbert, proprietario dei Cleveland Cavaliers, che in una lettera spedita a David Stern e poi finita su una scrivania del New York Times, scaltra a renderla subito pubblica, aveva manifestato tutti i suoi dubbi sul fatto che in uno scambio nel quale i Lakers acquisivano uno dei migliori giocatori della Lega, lo avrebbero fatto risparmiando anche $41 milioni tra stipendi e luxury-tax, cosa che avrebbe consentito poi di firmare un altro grande obiettivo alla squadra della Città degli Angeli, Dwight Howard.

A anni distanza è venuta fuori anche la versione ufficiale di David Stern che in un podcast radiofonico dichiarò che all’epoca pensava che si poteva cavare qualcosa di meglio dalla vendita di Paul e che nel week-end successivo la trade poteva essere riproposta con Kyle Lowry (all’epoca a Houston) inserito nel pacchetto da cedere a New Orleans. Affare sfumato definitivamente quando l’allora GM Lakers, Mitch Kupchack “in panico totale” a detta di Stern, cedette frettolosamente Odom ai Dallas Mavericks.

Sfumato l’affare con i Lakers, Stern cedette comunque Paul, ma ai Clippers in cambio di Eric Gordon, Chris Kaman, Al-Farouq Aminu e la scelta di Minnesota al Draft 2012. A detta del Commissioner NBA un pacchetto migliore di quello messo sul piatto appena una settimana prima dai Lakers (opinione veramente molto poco condivisibile).

A distanza di 7 anni esatti, Chris Paul nella parte gialloviola di Los Angeles, in un backcourt con Kobe Bryant per lottare a fine anno con la Miami di LeBron-Wade-Bosh, resta una delle più grandi realtà alternative della storia NBA.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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