EP.4 – Did You Trade Me: “La truffa del secolo”

EP.4 – Did You Trade Me: “La truffa del secolo”

Ah, l’NBA. Chissà quanti tra voi lettori saranno cresciuti col mito di Jordan e dei Bulls, delle sfide tra Magic e Bird, o degli anni di Shaq e Kobe ad LA. Già, tutto bellissimo, ma immaginate se tutto questo non fosse mai successo? Pensate se Portland avesse scelto MJ, se gli Hornets non avessero scambiato Bryant al Draft e se Stern avesse dato il consenso per Paul ai Lakers. Ecco, qui entriamo in gioco noi perché da oggi, ogni venerdì, vi porteremo a scoprire tutti i retroscena che, in un modo o nell’altro, hanno cambiato per sempre il corso degli eventi della Lega.

Benvenuti a Did You Trade Me.

 

Se negli ultimi anni i Brooklyn Nets hanno vissuto momenti di buio più totale lo devono alle conseguenze di alcuni minuti di follia vissuti ormai cinque anni fa, dovuti a un tentativo di trade che avrebbe dovuto cambiare il corso della storia della franchigia e della Lega. Quando, però, c’è una squadra sconfitta, allora ce n’è anche un’altra che da quei minuti ha guadagnato, e anche tanto, trasformando anni di oblio dovuti alla ricostruzione nell’inizio di un nuovo ciclo vincente. In questo caso, i vincitori sono i Boston Celtics, il chiaro esempio di come la fortuna aiuti gli audaci.

Le premesse sono due: la prima è che Brooklyn e, in particolare, il proprietario russo Mikhail Prokhorov volevano vincere e volevano farlo subito, insoddisfatti per i risultati della stagione 2012-13, finita con l’eliminazione al primo turno ad opera dei Bulls, nonostante una squadra pagata a peso d’oro (con Joe Johnson arrivato da Atlanta e con Deron Williams e Brook Lopez rifirmati); la seconda è che Boston, al contrario, voleva ricostruire dopo la speculare eliminazione al primo turno con i New York Knicks, con Doc Rivers che abbandona la nave in direzione Los Angeles a un anno di distanza dall’addio di Ray Allen, partito per South Beach.

Il giorno in cui si svolge quella che verrà poi ribattezzata come “la truffa del secolo” è il 27 giugno 2013, il giorno del Draft, che si tiene guarda caso al Barclays Center, la nuova casa dei Nets, da poco trasferitisi a Brooklyn. L’idea iniziale di Prokhorov e di Billy King, neo GM della squadra, sarebbe quella di acquisire Paul Pierce, a cui poi, però, si aggiungerà quella di firmare anche Kevin Garnett, su richiesta, tra gli altri di Jason Kidd, da pochi giorni allenatore dei Nets. E con queste proposte che, la sera del Draft, Brooklyn bussa alla porta di Danny Ainge, storico GM di Boston, quello che, solo per fare un esempio, Garnett e Allen li aveva portati in Massachussets proprio cinque estati prima.

In qualche minuto lo scambio è fatto: a Brooklyn vanno Paul Pierce, Kevin Garnett, Jason Terry e D.J. White; in cambio, i Celtics ricevono Gerald Wallace, Kris Humphries, MarShon Brooks, Kris Joseph, Keith Bogans, ma soprattutto le prime scelte del 2014, 2016, 2018 e il diritto di scambiare con i Nets quella del 2017.

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L’inizio della fine a Brooklyn. (Credits by Debby Wong/UsaTodaySports).

Il vero affare non sta tanto nelle nello scambio vero e proprio (che al momento ha favorito chiaramente i Nets), quanto in tutto quello che è successo negli anni successivi, causato dagli effetti della trade.

Messi da parte i proclami iniziali, che identificano i Nets come la squadra rivelazione, dominatrice del mercato estivo e della stagione che verrà, grazie all’esperienza dei suoi veterani, Brooklyn non riesce a costruire un’identità di squadra, Deron Williams si fa male già in estate, Garnett (che non era propriamente entusiasta di trasferirs nella Grande Mela) viene tormentato dagli infortuni, Kirilenko e Brook Lopez non sono più fortunati, coach Kidd vuole avere potere assoluto (e non può) e Billy King vuole decidere andando anche contro il proprio capo-allenatore (e non può), gli allenamenti (a detta di molti) sono di basso livello e le sconfitte (38) sono maggiori del previsto. Il risultato finale per gli uomini di Prokhorov è il secondo turno strappato con i denti ai Raptors, ma poi perso malamente contro la corazzata Miami Heat. Il fatto che l’esperimento sia fallito è lampante e, quindi, sono in tanti ad abbandonare la nave a partire da Paul Pierce, a cui l’idea di vincere ancora a fine carriera non era affatto dispiaciuta, a cui poi si aggiungeranno Livingston, Kirilenko e Teague, che verranno lasciati partire, con lo stesso trattamento riservato a Garnett, Williams e Johnson qualche mese dopo. L’ultimo sussulto di una squadra ormai sul lastrico è l’ottava piazza a Est dell’anno successivo, coincisa con l’ultima apparizione di Brooklyn ai play-off. Da quel momento è buio pesto.

E a Boston? Dopo una prima stagione da 25 vittorie, sotto la guida del nuovo coach Brad Stevens, i Celtics si liberano anche di Rondo, l’ultimo tassello dei big-4 in verde, pescando poi Marcus Smart e Isaiah Thomas al Draft del 2014. Ed è da qui che comincia la risalita dei Verdi che, sfruttando il crollo verticale di Brooklyn nelle stagioni successive, la crescita di Thomas e la mente geniale di Stevens, riescono ad avere ottime scelte al Draft, sebbene Boston veleggi sempre nelle prime posizioni dell’Est.

Ma le famose scelte chi hanno portato in casa Celtics? La scelta numero 3 del 2016 è stata spesa per Jaylen Brown, mentre, la prima del 2017 è stata ulteriormente scambiata con Philadelphia per arrivare Jayson Tatum, trade che poi è risultata utile per arrivare nella stessa estate a Kyrie Irving e Gordon Hayward, grazie al grande spazio salariale ancora disponibile. Aggiungeteci anche un Al Horford in versione tuttofare e Boston è nuovamente alle Finali della Eastern Conference, Brooklyn non le ha mai neanche viste.

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Il futuro a Est potrebbe essere a forti tinte verdi (Credits by UsaToday).

In definitiva, abbiamo una squadra che per vincere, senza neanche riuscirci, ha buttato via il proprio futuro sportivo ed un’altra che, invece, ha sacrificato un anno di gloria per tornare grandi poco dopo. D’altronde, non a caso, una è la franchigia più titolata della NBA, l’altra no.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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