McConnell dentro, Fultz fuori: il declino di Markelle

McConnell dentro, Fultz fuori: il declino di Markelle

Uno dei motivi per cui i Philadelphia 76ers sono riusciti a venire a capo della faccenda Phoenix Suns è T.J. McConnell, guardia di riserva e idolo della folla del Wells Fargo Center. 2 punti, 1 rimbalzo, 1 assist e 2 recuperi in 8 minuti e 31 secondi, niente di entusiasmante a livello di numeri, utili però per i Sixers per aver ragione dei Suns di sei punti durante la permanenza in campo del numero 12, applaudito oltremodo ad ogni sua giocata.

A far posto a McConnell nei minuti caldi della partita è stato Markelle Fultz, scelta numero 1 del Draft 2017, osannato lo scorso anno come l’uomo che avrebbe dovuto far fare a Phila un ulteriore salto di qualità, ma che, tra infortuni e scarso minutaggio, non ha reso a dovere.

Lo scorso anno il quintetto di partenza dei 76ers era quello composto da Simmons-Redick-Convington-Saric-Embiid, uno dei più completi e pericolosi della Lega. Quest’estate, però, coach Brown per poter integrare Fultz al meglio, aveva deciso di far partire JJ Redick dalla panchina, ruolo ricoperto dal veterano ex-Clippers già in passato, e utilizzare Fultz come play titolare. Purtroppo l’esperimento è parzialmente fallito, visto che gran parte dei problemi nella meccanica di tiro dell’ex Washington Huskies sono rimasti (anche la routine prima dei liberi non sembra essere la più efficente) così come la dubbia mentalità competitiva, tanto da far tornare Redick nello starting-5.

L’arrivo di Jimmy Butler ha, però, compromesso ulteriormente il ruolo di Markelle: Simmons, Embiid e il nuovo arrivato sono tre giocatori che adorano giocare con la palla in mano, caratteristica tanto cara anche a Fultz che però non ha la visione di gioco del playmaker australiano, non hai punti nelle mani del centro camerunense nè tantomeno la leadership (anche difensiva) di Butler. Ed ecco allora che, nei momenti in cui la palla scotta, la  attenzione tattica di McConnell, un giocatore che non raggiungerà mai i livelli di Fultz, in un quintetto con i tre (futuri e non) All-Star e un cecchino da fuori come Redick sembra essere la scelta più corretta.

Ora i 76ers si trovano a gestire un talento incapace di sbocciare, scontento, peraltro, del suo ruolo nella franchigia, sebbene davanti ai microfoni abbia dichiarato il contrario. Che il tempo di Fultz a Philadelphia sia già finito?

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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