LeBron James, Headband’s Story

LeBron James, Headband’s Story

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Ci eravamo tanto amati.

Pensare a LeBron James fino a qualche anno fa, significa pensare, di conseguenza, anche alla sua fascetta. Escluse alcune partite del suo anno da rookie, nei primi 12 anni nella Lega, LeBron indossava questo accessorio praticamente tutte le volte in cui metteva piede sul parquet di un’arena NBA. “I think we were in Detroit in my rookie year. I didn’t play too well. I didn’t like it” (Eravamo a Detroit nel mio anno da rookie. Non giocai bene e non mi piacque). E allora la fascetta rimane e porta anche discreti risultati.

Qualcosa, però, comincia a cambiare il 18 giugno 2013. Finals, Miami Heat vs, San Antonio Spurs, gara-6, quella dello “Swarowski” di Ray Allen per intenderci. LeBron su un tap-in a 9 minuti dalla fine dell’ultimo quarto perde la fascetta e decide di non rimetterla. Da quel momento mette insieme 14 punti, 4 rimbalzi, 2 assists, una rubata e una stoppata.

 

Miami vince al supplementare e nelle ore successive all’incontro a South Beach si parla praticamente solo della fascetta del Re. La porterà in gara-7 o vincerà la scaramanzia? Alla fine la fascetta, quando si alza la palla due nell’ultimo incontro dell’anno, è sulla testa di LeBron, che gioca anche una discreta partita (37 punti, 12 rimbalzi). Gli Heat vincono serie e titolo, il secondo dell’era James, e per qualche anno la vicenda “headband” va nel dimenticatoio.

Torna d’attualità nella primavera del 2015 quando il Re, dopo la sconfitta nella ri-edizione della finale con gli Spurs e dopo essere tornato a Cleveland, decide improvvisamente di non usarla più. Non che qualcuno se ne accorga per i risultati sportivi, visto che il rendimento rimane quello del solito carrarmato. “I did it because I just wanted to look like my teammates. Just wanted to be one. Nothing more than that.” (L’ho fatto perché volevo essere come i miei compagni di squadra. Volevo solo essere uno. Niente di più.) Da non sottovalutare il fatto che nel 2016 vinca anche il suo primo anello senza fascetta, dopo quelli del 2012 e 2013 marchiati a fuoco dalla headband.

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Poi scorre ancora tutto liscio. Non proprio, visto che dopo il trasferimento a Los Angeles i nuovi Lakers del Re hanno un record di 4-6 e faticano a trovare continuità. Tutto liscio fino a qualche giorno fa, quando LeBron sfoggia in allenamento una vecchia amica. Poi questa notte, mentre Towns e McGee saltano per la palla a due, le telecamere sono tutte per James (non una novità per il 23), ma questa volta il motivo è diverso.

24 punti, 10 rimbalzi, 9 assists, 2 stoppate e vittoria Lakers. Sono passati gli anni, cambiate le maglie, cambiati i compagni, ma il potere della fascetta è rimasto. O forse il fenomeno è semplicemente il ragazzo da Akron che la indossa.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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