NBA SmackDown – Ron Artest meglio di Kobe Bryant

NBA SmackDown – Ron Artest meglio di Kobe Bryant

La NBA è conosciuta come una lega dove sono i contatti fisici e l’agonismo a farne da padroni.

Giocatori grandi e grossi svolgono il ruolo di attori principali, tra i quali spesso può volare una spinta o un contatto di troppo oppure può scappare una parolina poco gentile in più capaci di far aumentare vertiginosamente il livello della tensione e di trasformare semplici litigi in vere e proprie risse, dove il sangue bolle a mille. Per fortuna negli ultimi 20 anni episodi di questo tipo non sono più all’ordine del giorno come negli anni ’80, quando le risse piovevano ad ogni partita. Nonostante tutto però, gli episodi continuano ad esserci, quindi, ripercorriamo i più interessanti.

Se si facesse una ricerca su internet riguardante le risse nella storia NBA, si troverebbe una carrellata di nomi nella quale a spiccare sarebbe sicuramente quello di Ron Artest, conosciuto meglio come Metta World Peace, ricordato per un carattere che definire infuocato e turbolento sarebbe riduttivo. Il giocatore, che nel 2011 cambiò ufficialmente il suo nome, è stato autore di una delle risse più assurde della storia della Lega e, di conseguenza, protagonista anche di una maxi-squalifica senza precedenti simili.

Era il 19 novembre 2004, quando al Palace of Auburn Hills di Detroit andava in scena la partita di cartello della notte, tra i Pistons campioni in carica e l’altra potenza della Eastern Conference ovvero gli Indiana Pacers della stella Jermaine O’Neal. Partita dominata dagli ospiti, con un Artest decisamente sugli scudi, tanto che il tabellone, a qualche decina di secondi dalla fine, recitava 82-97 e quindi +15 per la franchigia di Indianapolis. Ma proprio su questa situazione di punteggio, a 45 secondi dalla fine, accade ciò che scriverà una delle pagine sportive più nere della storia della Lega.

Ron Artest ferma Ben Wallace lanciato a canestro con un fallo duro ai limiti della correttezza, il quale, infuriato, reagisce tirandogli uno spintone. La tensione era alle stelle, con i padroni di casa frustrati per il risultato partorito. Quando però la situazione sembra tornare a calmarsi ecco che accade l’impensabile: Artest decide di sdraiarsi sul tavolo dei giornalisti a bordo campo e dagli spalti gli viene lanciato un bicchiere di birra che lo colpisce. È la goccia che fa traboccare il vaso. Il nativo di New York perde il controllo e si lancia addosso il tifoso sulle tribune ritenuto da lui colpevole del gesto. Stephen Jackson, suo compagno nei Pacers, lo segue e dentro l’arena si crea un’atmosfera paradossale tanto che sono costrette a intervenire le forze dell’ordine. Sul parquet arrivano poi i tifosi dagli spalti, inferociti, uno dei quali viene colpito prima da Artest e poi da Jermain O’Neal. La polizia non riesce a riportare i giocatori negli spogliatoi e nemmeno l’intervento di Larry Brown con il microfono dello speaker riesce a riportare la situazione nei ranghi, il quale definirà poi l’accaduto usando l’espressione “spettacolo inqualificabile”.

Arrivano squalifiche per tutti i protagonisti della notte di follia, le più dure, però, sono per i giocatori di Indiana, rei di aver colpito anche i tifosi: Ben Wallace riceve 6 partite, Jermaine O’Neal e Stephen Jackson ne prendono rispettivamente 15, mentre, Ron Artest viene squalificato per tutta la durata della stagione ovvero 73 partite di regular-season più 13 di playoff, stabilendo il nuovo record NBA.

 

Personaggio dal carattere diametralmente opposto, ma comunque autore di una rissa è Kobe Bryant, a detta di molti uno dei migliori giocatori di tutti i tempi. Correva l’anno 2000, Lakers gioca contro New York Knicks, Childs in marcatura su Kobe. Il giocatore dei Knicks usa le maniere forti trattenendolo, questo scaturisce il testa a testa tra i due, tra i quali partono diversi pugni, che però non vanno a segno.

Avete mai visto Kobe così arrabbiato?

Sempre un altro giocatore dei Knicks si è reso protagonista di un’altra rissa, datata questa volta 2001: Marcus Camby, viene colpito durante una lotta a rimbalzo da Danny Ferry. Il centro dei Knicks vuole farsi giustizia, quindi punta Ferry e nel tentativo di sferrargli un pungo per restituirgli quelli presi sotto canestro, colpisce il malcapitato coach Jeff Van Gundy che finisce per terra. A far discutere, oltre alla reazione di Camby, è la sua squalifica che sarà di sole 5 giornate.

 

Uno scontro che ha riscosso grande successo mediatico, tanto da essere ancora ricordato ai giorni nostri, è sicuramente la rissa tra Charles Barkley e Shaquille O’Neal, due pesi massimi che nel novembre del 1999 non se le sono certo mandate a dire.  Oggi ridono e scherzano negli studi televisivi di TNT, mettendo in scena simpatici siparietti, ma durante la loro carriera nella lega erano tutto fuorché amici. Ad avere la peggio durante lo scontro è il centro numero 34 dei Lakers il quale, dopo aver commesso un fallo, riceve una pallonata dal big man dei Rockets, cominciando poi una piccola rissa nella quale viene schienato a terra da Sir Charles.

 

Questo scontro è paragonabile a quello tra Howard e Garnett del 2015 al Barclays Center di New York sia per la stazza dei protagonisti sia per il modo in cui si è arrivati alla rissa: il lungo ex Celtics ha perso le staffe e ha lanciato il pallone sulla spalla del centro dei Rockets per poi abbassare la testa e colpire Howard sulla guancia con una testata, Howard ha poi reagito colpendolo con una manata al collo, prima che i due venissero separati. Il veterano e futuro Hall Of Famer è stato espulso mentre Howard ne è uscito solo con un fallo tecnico e una multa da 15’000 dollari. Probabilmente l’unico episodio nella carriera di KG nel quale è lui la vittima e non l’artefice del cosiddetto “trash talking”, vittima quindi di una provocazione che lo porta a reagire e a pagarne poi le conseguenze.

Garnett vs. Howard. (Credits by ESPN).

Ultima in ordine cronologico è la rissa dello Staples Center di Los Angeles durante la prima uscita casalinga di Lebron in maglia Lakers qualche notte fa. Dopo un fischio controverso da parte del terzetto arbitrale per un fallo di Brandon Ingram ai danni di James Harden accade il finimondo: il giocatore in maglia 14 non è per nulla d’accordo con la decisione dell’arbitro e si infuria ma viene prontamente portato via dai compagni per evitare quello che poi accadrà realmente. Rondo e Cp3, tra i quali non scorre certo buon sangue dai tempi di New Orleans-Boston, si dicono una parola di troppo, vola un sputo da parte dei play dei Lakers e Cp3 risponde colpendolo alla faccia, colpo restituito prontamente da Rondo. La rissa diventa un Far West e diversi giocatori sono coinvolti tra i quali lo stesso Ingram, che si getta nel mischia per colpire Chris Paul. Risultato è che tutti e tre finiscono anzitempo negli spogliatoi con lo Staples che diventa una bolgia. Nei giorni successivi arrivano tempestivamente le squalifiche: l’ala piccola dei Lakers è stato sanzionato con 4 giornate di stop, il playmaker gialloviola con 3 turni, mentre alla point-guard dei Rockets sono state comminate 2 giornate.

LeBron James cerca di calmare Chris Paul. (Credits by SI).

Gabriele Canovi

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