Vincono Celtics, 76ers e Raptors, botte e spettacolo tra Rockets e Lakers

Vincono Celtics, 76ers e Raptors, botte e spettacolo tra Rockets e Lakers
(2-1) Indiana Pacers 132 – 112 Brooklyn Nets (1-2)

Partita a senso unico per gli Indiana Pacers che passeggiano sui malcapitati Brooklyn Nets. Finisce 132-112 con i padroni di casa capaci di mandare 9 giocatori in doppia cifra, capitanati dai 25 con 7 assist e 4 rubate (+27 di plus/minus) di Victor Oladipo. La partita si spacca quando i Pacers tra la fine del terzo periodo e l’inizio del quarto mettono su un parziale di 13-0, cavalcando le palle perse dei Nets, e volano sul +29 che consegna agli uomini di McMillan la seconda W di stagione. Ai Nets servono a poco i 38 punti equamente distribuiti tra LeVert ed Harris.

 

(0-2) Washington Wizards 113 – 117 Toronto Raptors (3-0)

Continuano le striscie di entrambe le squadre: i Wizards perdono la seconda di fila in casa contro dei Raptors che, invece, sono ancora imbattuti dopo la terza vittoria raccolta proprio alla Capital One Arena. Pur orfani di Kawhi Leonard (a cui viene risparmiato il back-to-back), i Raptors fanno affidamento sul loro capitano Kyle Lowry, da 28 punti e 12 assist, oltre ad altri 6 uomini sopra i 10 punti. I Wizard, invece, nonostante un Beal da 32 punti (con record di franchigia per numero di triple segnate) perdono sia la partita, ancora una volta nell’ultimo quarto, che la testa, con coach Brooks mandato anzitempo negli spogliatoi. E il peggio deve ancora venire con Washington che ora avrà un tour di cinque partite.

 

(1-2) New York Knicks 101 – 103 Boston Celtics (2-1)

Anche Boston è alle prese con un back-to-back dopo la sconfitta a Toronto e deve vedersela con i Knicks facendo a meno di Gordon Hayward (anche per lui riposo precauzionale). Al Madison Square Garden va in scena una partita equilibrata, infatti nonostante il primo allungo Celtics (10-26) i Knicks rispondono e con un parziale di 10-0 a inizio secondo quarto si rifanno sotto. Il canovaccio della partita rimane poi sempre lo stesso con Boston che prova ad allungare e con New York che risponde colpo su colpo grazie a Hardway (24 punti) e Kanter (17+15). Poi Tatum (24 punti e 14 rimbalzi) nell’ultimo minuto prima dà il vantaggio 103-100 ai suoi dalla lunetta, poi commette un’ingenuità difensiva su Trey Burke regalandogli tre tiri liberi, il play newyorkese però sbaglia il primo libero e sull’ultimo i Knicks non trovano il rimbalzo d’attacco, che muore nelle mani dei Verdi.

 

(2-1) Philadelphia 76ers 116-115 Orlando Magic (1-2)

Nonostante l’infortunio alla schiena di Simmons dopo appena 8 minuti anche Philadelphia pvince, anche se facendo più fatica del previsto. Per superare i Magic, capitanati da Fournier (31 punti), Vucevic (tripla doppia da 27, 13, 12) e Gordon (20), i Sixers hanno bisogno di un’invenzione di J.J. Redick, autore della tripla che ha portato avanti i sui (+2), dopo aver dilapidato un vantaggio anche di 13 punti. Redick ha poi commesso fallo su Aaron Gordon mandandolo in lunetta a 10 secondi dalla fine, ma l’ala dei Magic ha sbagliato il secondo tiro libero e Terrence Ross sul rimbalzo non ha trovato neanche la retina. Alla fine Redick chiude con 31 punti e 10/20 al tiro (8 triple) uscendo dalla panchina, a cui si aggiungono i 32+10 di Joel Embiid (19 nel solo primo tempo), in una gara in cui Phila e Orlando tirano entrambe sopra il 50% da 3.

Redick ed Embiid, 31 e 32 punti, hanno trascinato Phila contro Orlando. (Credits by Orlando Sentinel).
(0-2) Chicago Bulls 116 – 118 Detroit Pistons (2-0)

Altro finale al fotofinish anche a Chicago, dove i Pistons devono ringraziare Ish Smith e Blake Griffin. Il primo ha segnato i suoi 15 punti tutti nella ripresa, compreso il canestro della vittoria a 5 secondi dalla fine, mentre il secondo (33 punti e 12 rimbalzi) ha impedito a Zach LaVine (al secondo trentello consecutivo) di prendersi il tiro della vittoria con un’ottima difesa individuale. Tutto il quintetto dei Pistons ha chiuso in doppia cifra (Drummond 10+13), mentre per i Bulls si registrano 19 punti per Holiday e 17 per Payne. Ancora in ombra Jabari Parker che chiude con soli 13 punti in 24 minuti.

 

(1-2) Miami Heat 112 -113 Charlotte Hornets (2-1)

A Miami il protagonista è ancora Kemba Walker per lui altri 39 punti e 10.000 superati in carriera. Il punto numero 39 della sua partita è stato il più importante finora, poiché conquistato dalla lunetta dopo essersi andato a guadagnare un fischio a favore quando mancavano 0.5 secondi dalla fine, sbagliando poi appositamente il secondo e mettendo fine alla gara. Gli Hornets hanno però rischiato di sprecare un vantaggio che nel corso del terzo quarto era arrivato a toccare anche il +26 punti, prima di subire la rimonta dei padroni di casa guidati da Dwyane Wade (21 punti e canestro del pareggio a 12 secondi dalla fine), un Goran Dragic finalmente positivo (20 punti) e Rodney McGruder (19+10).

 

(1-1) Dallas Mavericks 140 – 136 Minnesota Timberwolves (1-2)

Dopo la sconfitta all’esordio a Phoenix, i Mavericks inaugurano la stagione casalinga con una vittoria  ad altissimo punteggio in cui a splendere è la stella di Luka Doncic. I Mavs partono male e subiscono 46 punti nel primo quarto (record di franchigia) e con loro anche la stella slovena che poi però chiude con 26 punti, che lo rendono il top-scorer di squadra, seguono DeAndre Jordan (22+10) e Dwight Powell, Wesley Matthews e Dennis Smith Jr. (tutti con 19). In casa T’Wolves nonostante la trasferta risparmiata a Butler, i  migliori della sfida sono stati Karl-Anthony Towns con 31 punti, Derrick Rose con 28 dalla panchina, a cui si aggiungono i 22 con 9 assist di Jeff Teague e i 19 di Andrew Wiggins.

 

 

(2-0) Denver Nuggets 119 – 91 Phoenix Suns (1-1)

Era dal 1967 (da Wilt Chamberlain, ovviamente) che non si vedeva una prestazione come quella messa assieme da Nikola Jokic contro i Phoenix Suns questa notte: tripla doppia da 35 punti, 12 rimbalzi, 11 assist e 11/11 al tiro nella sfida dominata contro i Suns. Il centro serbo ha aggiunto anche un clamoroso “zero” alla voce palle perse, rendendo ancora più unica una gara il cui unico neo è un singolo tiro libero sbagliato (10/11). Insieme a Jokic ci sono anche i 26 punti di Jamal Murray e altri tre compagni del quintetto in doppia cifra, anche se la cattiva notizia arriva da Will Barton, fermato da un brutto infortunio all’anca. Per i Suns, invece, si salva solo Devin Booker con 25 punti, mentre per il resto il frontcourt è stato dominato, in particolare un DeAndre Ayton da 5 punti con 2/7 al tiro e 5 falli in 22 minuti.

 

(2-0) Portland Trail Blazers 121 – 108 San Antonio Spurs (1-1)

Dopo aver combattuto per due quarti e mezzo, San Antonio è costretta ad alzare bandiera bianca negli ultimi minuti di partita, difronte a dei Blazers, guidati neanche a dirlo da Damian Lillard (29 punti) e CJ McCollum (24 punti), che tirano con il 54% dal campo e con il  47% dall’arco. Il n°0 dei Blazers aggiunge anche nove assist, un paio dei quali per Jusuf Nurkic; terza opzione offensiva della squadra con i suoi 12 punti conditi da otto rimbalzi. Nik Stauskas torna a vestire dei panni più consoni per il suo ruolo dopo l’esplosione contro i Lakers: tre punti in 21 minuti, uno dei tanti tasselli raccolti dai Blazers in uscita dalla panchina. San Antonio domina a rimbalzo d’attacco (concedendosi ben 15 extra-possessi), perde la metà dei palloni rispetto a Portland, ma non riesce a sfruttare a dovere l’elevato numero di possessi aggiuntivi. Il migliore realizzatore in casa Spurs è DeMar DeRozan, ultimo ad arrendersi anche in un finale in cui diversi giocatori texani sembravano aver mollato la presa con largo anticipo. L’ex All-Star dei Raptors segna 15 dei suoi 28 punti totali nel primo tempo, distribuendo il suo sforzo assieme ai 17 punti raccolti da Bryn Forbes. Pau Gasol invece si ferma a quota dieci punti, esattamente quelli che gli servivano per superare David Robinson al 38° posto all-time nella classifica dei migliori realizzatori della storia NBA.

 

(0-2) Los Angeles Lakers 115 – Houston Rockets 124 (1-1)

Non poteva una partita normale l’esordio di LeBron James allo Staples Center e, infatti, abbiamo visto tutto e il contrario di tutto. I Lakers hanno dimostrato di aver fatto dei passi in avanti, in una partita in cui il mattatore è Harden  segna 23 punti in due quarti (il doppio del padrone di casa fermo a 11), per poi riprendere fiato nel terzo. Alla fine il Barba riprende il bandolo della matassa, piazzando la zampata e coronando una partita da 36 punti con 19 tiri, sette rimbalzi e cinque assist, complementari ai 28 e dieci assist di CP3. Carmelo Anthony parte ancora dalla panchina, impreciso al tiro, ma funzionale quando mette piede sul parquet (+23 di plus/minus). Per LA, invece, LeBron chiude con 24 punti, 5 rimbalzi e 5 assist, il migliore di altri 6 giocatori in doppia cifra. La partita è equilibrata fino al minuto 44, quando su una penetrazione al ferro di Harden, Brandon Ingram lo colpisce e viene allontanato dagli avversari, ma accende con il suo gesto un incendio che si propaga su tutto il parquet. Alla fine sono Chris Paul e Rajon Rondo ad andare faccia a faccia, a non mandarsele a dire e a venire alle mani, rimediando una doppia espulsione (diventata tripla perché Ingram torna a buttarsi nella mischia per essere certo di ricevere anche lui la sanzione) che potrebbe tenerli fuori a lungo. Dopo l’interruzione i Lakers con l’uscita di Rondo (unico con plus/minus positivo insieme a McGee) perdono il controllo della situazione e vedono Houston (molto più profonda nel roster) scappare via fino al 124-115 finale.

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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