Most Improved Player, chi ci sorprenderà?

Most Improved Player, chi ci sorprenderà?

L’Nba è una lega cattiva, bastarda ed anche ingiusta in alcuni casi. Che si tratti di europei o di ragazzi americani in uscita dalle varie università, il discorso è sempre lo stesso: il primo sguardo, spesso, è quello decisivo. Perché poi ti porti ti attaccano delle etichette, che difficilmente riuscirai a togliere via, o magari le troppe aspettative su di te finiscono per affossarti, e quello che doveva essere un anno di ambientamento si trasforma nel tuo peggior incubo.

Eppure, in questo pazzo mondo della Nba, tanti giocatori sono riusciti a cambiare le sorti del loro destino. Chi magari aveva la responsabilità di dimostrare il proprio talento, che solo dopo vari anni è riuscito ad uscir fuori, o chi è arrivo in sordina, nella noncuranza generale, dando invece prova possedere delle qualità.
Per tutti questi giocatori, l’Nba ha deciso di dedicare un intero premio che, dal 1985, prende il nome di Most Improved Player, o Giocatore Più Migliorato se preferite.

VIctor Oladipo, Most Imrpoved Player della scorsa stagione. (Credits: Ron Hoskins)

Lo scorso anno si impose Victor Oladipo, grazie a 23.1 punti di media a partita (contro i 15.9 della stagione precedente) a cui ha aggiunto 5.2 rimbalzi e 4.3 assist, oltre all’importantissimo  fatto di essere diventato in poco tempo un giocatore fondamentale per Indiana.

Quest’anno invece, chi sono i potenziali vincitori?

LAVINE: Dopo una seconda metà di stagione piuttosto complicata Zach Lavine è pronto per prendersi in mano questi Chicago Bulls. Certo, la squadra non è che ha questi grandi obiettivi, ed è proprio per questo motivo che l’ex Minnesota può essere un serio candidato per il MIP. A dir la verità ha già dimostrato ai tempi dei TWolves, di poter far punti, ma se dovesse scavallare i 20 di media le cose potrebbero farsi molto interessanti.

TEODOSIC: Qui l’ostacolo potrebbe essere il minutaggio, perché per il momento il playmaker serbo dovrebbe partire dalla panchina. La passata stagione lo ha visto faticare forse un po’ troppo, con i problemi fisici che ovviamente non hanno aiutato. Di positivo c’è che le statistiche sono tutte grossomodo migliorabili, motivo per cui è legittimo prenderlo in considerazione per il premio finale.

RUSSELL: Ah, D’Angelo. Noi ancora ci crediamo in lui, e sappiamo di non essere gli unici. Anche qui, ci troviamo di fronte ad un giocatore la cui passata stagione (e fino a questo momento, l’intera carriera) ha vissuto di molti alti e bassi. I Nets sono in ricostruzione, e Russell deve prendere più responsabilità all’interno di un gruppo giovane ed inesperto, come lui del resto. Non è mai andato oltre i 15 di media, questo potrebbe aiutarlo nella corsa al MIP se mai dovesse indovinare l’annata vincente.

TURNER: E se Indiana facesse il bis? Sarebbe interessante no? Miles Turner è quello che, tra tutti, ci convince di più. Ha delle qualità, questo è innegabile, ma il giocatore è ancora troppo acerbo, e forse non ha neanche sviluppato una vera e propria personalità cestistica. Ciò non toglie che le sue statistiche sono facilmente migliorabili, ma deve lui fare un bel salto di qualità trovando spazio e minuti in una squadra col potenziale per fare bene ai playoff.

ANDERSON: Il nostro jolly. Mai andato oltre i 10 punti di media nei quattro anni agli Spurs. Eppure, sotto la guida di Popovich, Anderson ha dimostrato di essere un giocatore forte e, soprattutto, intelligente. Ora con i Grizzlies avrà minuti e tanti, ma tanti, palloni giocabili. Ottimo no? Ecco, non proprio, perché Memphis non è la squadra con più futuro della lega per il momento, usando un eufemismo, e questo potrebbe togliergli visibilità per il Most Improved.

Claudio Rosa

21 anni, studente all'Università Cattolica del Sacro Cuore, aspirante giornalista ma giornalaio per passione, tifoso Lakers nel tempo libero ed amante occasionale dello stretch four.

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