ROTY, chi è il favorito?

ROTY, chi è il favorito?

Uno dei motivi per i quali la stagione 2017-2018 sarà da ricordare è il duello tra Ben Simmons e Donovan Mitchell per il premio di Rookie dell’anno. Duello che però c’è stato più nelle parole e nella battaglia tramite social, invece che negli effettivi risultati del premio: sì perchè alla fine con 90 voti a 11, il vincitore è stato Simmons, premiato per la sua maggiore completezza e per il fatto di aver fatto fare il salto di qualità ai suoi Philadelphia 76ers (passati dalle 28 vittorie di due anni fa alle 52 della passata stagione. Al terzo posto si è piazzato Jayson Tatum, che però il salto di qualità lo ha fatto con l’inizio dei play-off e, quindi, a votazioni già chiuse.

Simmons e Mitchell, il duello del 2018.

Quella di quest’anno è stata presentata come una delle classi del Draft con più talento della storia, affermazione che, come naturale conseguenza, porta il fatto che la competizione per diventare il miglior giocatore al primo anno sia altissima. Proviamo, allora, a vedere chi sono i maggiori indiziati ad alzare il trofeo a fine anno:

Partendo dal presupposto che negli ultimi quarant’anni solo due volte il Rookie dell’anno è stato assegnato a giocatori chiamati fuori dalla top-10 (Carter-Williams nel 2013 scelto alla 11 e Malcolm Brogdon nel 2016 chiamato con la 36), ci sentiamo di escludere tutti coloro che non rientrino in questa cerchia; visto che in tanti, quasi tutti, non avranno a disposizione, almeno inizialmente, un minutaggio importante (Michael Porter Jr. senza i problemi alla schiena che lo hanno fatto scivolare così giù potrebbe essere una “sorpresa”).

La scelta numero 1, DeAndre Ayton (a destra), e la numero 2, Marvin Bagley. Possono essere loro i duellanti per il premio di Rookie dell’Anno? (Credits by ESPN).

AYTON: fisicamente è il più pronto del lotto e può (e deve) reggere il confronto con i lunghi NBA, partirà titolare e giocherà in una squadra giovane il cui progetto gira necessariamente anche intorno a lui. I suoi numeri al college sono stati spaventosi e offensivamente può essere un vero e proprio “crack”, in più avrà un guru della difesa come Tyson Chandler a fargli da chioccia. Al draft è stato la scelta numero 1, ora deve dimostrare di esserlo anche in campo. Il favorito è lui.

BAGLEY: forse ancora acerbo. Il fisico è da 4, ma la collocazione in campo è quella da 5, ruolo nel quale renderà una decina di chili ai diretti concorrenti, forse troppo. Il talento offensivo non si discute, ma il contesto tecnico nel quale dovrà esprimerlo non lo aiuterà. Se poi in difesa non decide di applicarsi, allora sono guai.

DONCIC: l’ultimo europeo a vincere il premio è stato Pau Gasol nel 2002, il catalano però a 19 anni, differenza dell’ex Real Madrid, non aveva ancora vinto nulla (oltre ad un paio di titoli con le nazionali under della Spagna). Doncic arriva in NBA dopo aver conquistato l’Europa sia a livello individuale che a livello di squadra con Real e Slovenia; certo i ritmi NBA non sono quelli dell’Eurolega o della Liga ACB, ma Luka ha dimostrato, grazie al suo sconfinato talento, di sapersi adattare in fretta. Dopo 16 anni vuole far tornare il premio in Europa. Occhio.

YOUNG: partire con l’etichetta di “nuovo Curry” non aiuta di sicuro, anche se effettivamente lo ricorda soprattutto per la facilità che ha il ragazzo da Oklahoma di segnare con i piedi dietro l’arco. Miglior scorer e miglior passatore nelle Big12, ma un fisico che, a questi livelli, lascia più di qualche dubbio; giocare in una squadra destinata ai bassifondi della classifica ad Est di sicuro non sarà d’aiuto (anche se al College predicava già nel deserto).

BAMBA: per lui vale un po’ il ragionamento di Ayton, ma con le dovute proporzioni. Fisicamente Mo è un bel passo dietro (anche se atleticamente si fa preferire) e Orlando, al momento, non è Phoenix. Avrà a disposizione tanti minuti da centro titolare per migliorare, soprattutto in difesa. Può ambire al premio se i Magic avranno il coraggio di far ruotare il loro attacco intorno a lui.

SEXTON: anche qui di talento offensivo ne abbiamo quanto ne volete, così come di personalità e impulsività (quella a dire il vero forse è un po’ in eccesso). A Cleveland non sarà il primo violino e dovrà dividersi i minuti anche con il buon George Hill; se decide di stringere qualche vite in difesa (anche se con i Cavs da questo punto di vista serve il miracolo) può dire la sua.

KNOX: sì, è stato fischiato al Draft e sì, giocherà a New York, ma ha giocato una Summer League da 21 punti e 6 rimbalzi di media e ha continuato con una buona pre-season nella quale sta prendendo le misure al basket “dei grandi”. Non sarà il candidato numero uno, ma anche Mitchell di questi tempi l’anno scorso…

Rimangono fuori per il momento Jaren Jackson, che dovrà dividersi i minuti anche con Parsons; Wendell Carter, giocatore maggiormente votato al lavoro difensivo e che, quindi, potrebbe essere meno visibile durante questo primo anno, e Mikal Bridges, anche lui giocatore meno appariscente e compagno comunque di Ayton.

Vincerà quello con le statistiche migliori? Quello che aiuterà maggiormente la sua squadra a migliorarsi? Vincerà qualcuno fuori dalla top-10? La lotta quest’anno sembra più aperta che mai. Chi sarà il Rookie of the Year?

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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