PAGELLONE: EP.1 – ATLANTA HAWKS

PAGELLONE: EP.1 – ATLANTA HAWKS

VOTO: 5.5

Sono passati solo 4 anni da quando la Atlanta di Horford, Millsap, Schroder, Korver e Teague, guidata da Budenholzer, vinceva la Eastern Conference e si arrendeva solo in finale di Conference ai Cleveland Cavaliers di LeBron James; eppure di quella squadra, capace di terminare la regular season con un record di 60-22, non è rimasto più nessuno. Sì, perché anche l’ultimo tassello, Dennis Schroder, all’epoca back-up di Teague, poi promosso titolare dopo la partenza del numero #0 in direzione Indiana, ha deciso di fare i bagagli e lasciare lo Stato della Georgia.

Un discreto quintetto ad Atlanta. (Credits by The Business Journal).

Il playmaker tedesco, insieme a Mike Muscala, sono rientrati in un’operazione di mercato con Thunder e 76ers, che ha permesso agli Hawks di mettere le mani sul contratto di Carmelo Anthony (per raggiungere il monte-ingaggi minimo), su una prima scelta al Draft 2022 e su Justin Anderson. Il sacrificio di Schroder si è reso necessario visti gli arrivi nel reparto guardie di Jeremy Lin (dai Nets insieme a due seconde scelte nei Draft 2023 e 2025, in cambio di Cordinier e una seconda scelta 2020) e di Trae Young dal ricchissimo Draft 2018.

Proprio il prodotto da Oklahoma è il vero punto interrogativo della stagione degli Hawks; scelto alla 5 dai Mavericks è stato subito girato ad Atlanta in cambio di Luka Doncic, ma riuscirà a confermare quanto di buono fatto vedere al college? È vero che le statistiche di Young nelle Big12 dicono 27.4 punti e 8.7 assist a partita (il migliore in entrambe le voci), ma è altrettanto lecito dubitare di un giocatore che nella NBA potrebbe faticare, e non poco, a causa della scarsissima fisicità. Il paragone con il primo Steph Curry è immediato, di lì a diventarlo però ce ne passa. I dubbi sull’integrità fisica e l’essersi fatto scappare un giocatore quadrato come Doncic potrebbero essere una spada di Damocle che penderà a lungo sul collo della dirigenza dei Falchi.

Trae Young, steal or bust? (Photo by Stephen Pellegrino/NBAE via Getty Images).

Per il resto il Draft ha riservato alla 19 Kevin Huerter, ala grande da Maryland, e alla 30 Omari Spelleman, interessantissima ala piccola tuttofare (10 punti, 8 rimbalzi e 6 assist di media nell’ultima stagione collegiale) dai Wildcats campioni NCAA.

La free-agency, invece, dopo l’addio lampo di Carmelo Anthony, ha riservato: Alex Len, in uscita dal contratto con i Phoenix Suns, dove era stato chiuso dall’arrivo di Ayton, e Vince Carter, che se non altro, oltre a regalare ancora spettacolo nei riscaldamenti, avrà il compito di fare da chioccia nello spogliatoio giovane di Atlanta e di essere ancora decisivo nei pochi momenti in cui conterà.

Insomma, si prospetta una stagione da bassifondi, nella mediocre Eastern Conference, per la banda guidata da Lloyd Pierce, che all’esordio è già costretto ad un compito arduo: far assomigliare questi Hawks ad una squadra capace di arrivare sulla soglia delle 20 vittorie, magari testando Jeremy Lin e Trae Young subito insieme come backcourt titolare e aspettando che le scelte al Draft dei prossimi anni possano riportare Atlanta nella zona play-off, che l’anno scorso è sfuggita per la prima volta dopo 10 anni.

 

QUINTETTO: Young-Bazemore-Prince-Collins-Dedmon

 

Qui il meglio della passata stagione degli Atlanta Hawks:

Alessandro Colonnello

21 anni. Studente di Economia al secondo anno con la passione per lettura, film e, soprattutto, basket. Finto giornalaio amante dei San Antonio Spurs e con un debole per Rajon Rondo.

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